Il commento della Gazzetta dello Sport

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Questa partita almeno una certezza la dà: Paolo Valeri non avrà mai la cittadinanza onoraria di Udine. Il Milan torna alla vittoria dopo oltre un mese, respira in classifica e si gonfia di morale, Menez è il suo profeta e c’è pure la gioia di rivedere Montolivo per una manciata di minuti. A condizionare la festa c’è l’ombra dell’aiutino. Con i friulani l’internazionale di Roma è particolarmente, diciamo, sfortunato. Alla sua designazione Pozzo aveva sbottato per poi innestare una leggera marcia indietro. C’erano parecchi precedenti sfavorevoli. E a San Siro Valeri non si è smentito: errori da una parte e dall’altra, più da una parte però. Milan-Udinese può essere presa come lezione di casistica: un gol-non gol del Milan, un rigore che c’era non dato, un rigore che non c’era concesso con conseguente ingiusta espulsione. E poi un altro rosso che sa tanto di compensazione. Il gol fantasma fa discutere e soprattutto fa tornare d’attualità il dibattito sulla tecnologia in campo. Intanto il dubbio resta dopo cento moviole: Karnezis interviene sulla zuccata di Rami quando il pallone è già completamente entrato oppure resta uno spicchio che non fa vedere la luce tra sfera e palo? Alla fine si propende per il non gol. Su questo Valeri ci ha indovinato. Ma è colpevole quando lascia correre sul fallo evidente di Armero ai danni di Badu nel primo round. E quando invece, probabilmente condizionato dall’assistente di porta Pairetto, fischia il rigore per il Milan per un fallo di Domizzi (poi appunto espulso) su Honda. Peccato che prima di accasciarsi in area il giapponese si aggiusti la palla col braccio. E qualche minuto dopo mostra il secondo giallo a Essien per una manatina ad Allan tesa solo a proteggere la sua azione. Il buon Valeri ha festeggiato nel peggiore dei modi la centesima gara in serie A.
SENZA STORIA Detto questo, al di là degli episodi il Milan ha senza alcun dubbio meritato il successo. Ha giocato una buona partita, forse una delle migliori a livello di trame. Ha dominato la gara dall’inizio alla fine. A ritmi blandi, ma questo passa il convento della Serie A tranne le solite eccezioni. Un ritmo che comunque bastava e avanzava per un’Udinese senza grinta, arrendevole, insicura, demoralizzata, con l’unico alibi di qualche assenza importante sulle fasce. Udinese che ha raccolto soltanto 2 punti nelle ultime 5 gare (pareggi con Palermo e Chievo). Si può parlare di crisi. Lo stesso Stramaccioni ha ammesso di non essere contento del gioco. Che se possibile a San Siro è peggiorato: l’Udinese non ha fatto lo straccio di un tiro in porta. Non gli succedeva da ben 4 anni (novembre 2010, contro il Catania). Non ha nemmeno conquistato un calcio d’angolo. E l’unica occasione l’ha avuta al tramonto della sfida, con un tiro di Geijo finito di poco a lato. Conscio del periodo nero Stramaccioni ha impostato la sfida sulla difensiva cercando gloria in eventuali ripartenze, mai avvenute. L’albero Di Natale bianconero con Kone e Thereau alle spalle di Totò era a trazione posteriore. L’ex Bologna cercava invano di aiutare il centrocampo, Thereau si è visto spesso fare il difensore aggiunto. Con queste premesse ovvio che il povero Di Natale non avesse lo straccio di un’occasione. In più, pare che abbia avuto un problemino che gli ha frenato scatti e movimenti. Il Milan, con l’Udinese così schiacciata e per niente aggressiva in pressing, ha avuto vita facile. Inzaghi non solo ha rispolverato Armero, ma ha anche riproposto Bonera a destra, riportando Rami al centro. Meglio il secondo del primo, in ogni caso le fasce hanno funzionato. Parecchi cross sono finiti nell’area di Karnezis, Honda ed El Shaarawy hanno lavorato parecchio. E in mezzo, con le geometrie di Van Ginkel (che dovrebbe però osare qualche passaggio in verticale in più) la guardia di Essien e i movimenti di Bonaventura, il Milan l’ha fatta da padrone. (…)

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