Il commento di Corsera e Repubblica

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A seguire il commento a Milan-Udinese di Corsera e Repubblica

CORRIERE DELLA SERA

Su chi abbia vinto non ci sono dubbi: il Milan che ritrova i 3 punti dopo oltre un mese (mancavano dal 19 ottobre, 3-1 al Verona), riaggiustando di botto la classifica (21 punti, a due soli dal Genoa, strano ma vero terzo, e avversario di domenica prossima), Ménez che gioca con la febbre ma segna una doppietta (il primo è un rigore tirato in modo impeccabile, il secondo è l’esito di una serpentina tra i birilli dell’Udinese: ora è a quota sette reti) e infine Pippo Inzaghi che azzecca le scelte: Bonera a destra dialoga bene con Honda, la coppia di centrali Rami-Mexès trascorre un pomeriggio di tranquillità, il tridente d’attacco, nel primo tempo, fa faville. Tutti giudizi che andranno rivisti di fronte a prove più difficili, perché ieri la squadra di Andrea Stramaccioni ha rinunciato a giocare (si ricordano solo un’azione nel primo tempo Di Natale-Kone e un tiro di Geijo fuori di poco nei minuti finali).
Gli sconfitti, invece, di Milan-Udinese? L’arbitro Valeri e Fernando Torres. Il primo, mal consigliato dal giudice di porta, sbaglia tutti gli episodi decisivi, scontenta il Milan, fa infuriare i friulani e rilancia il dibattito sull’uso della tecnologia: il colpo di testa di Rami (su angolo di Bonaventura) che pare proprio gol nel primo tempo, nella ripresa il rigore non dato a Badu (fallo di Armero), sul cambio di fronte il rigore su Honda (almeno dubbio: il giapponese, un po’ trattenuto da Domizzi, cade quando si accorge che non riesce a tirare e prima controlla con il braccio), soprattutto l’espulsione, nell’occasione, di Domizzi e il rosso compensativo, dopo 10’, a Essien (una manata ad Allan gli costa il severo secondo giallo).
Il Niño ieri invece in campo non c’era e, ormai è chiaro, non trova un posto nel miglior Milan, come Inzaghi (non del tutto a torto, almeno per la prima parte) definisce la squadra vista ieri a San Siro. Contro l’Udinese decimata da infortuni e malesseri (il bicentenario Di Natale non sta bene), ma soprattutto che imposta sane barricate (il 4-3-2-1 sembra più, a tratti, un 9-1), i rossoneri propongono un primo tempo brillante, trascinati dal tridente d’attacco in buona vena: Honda ispirato nelle verticalizzazioni; Ménez che per Inzaghi non si può più definire falso nove (così Berlusconi non può rimproverargli che gioca senza centravanti) più volte al tiro (pericoloso il destro di pochissimo fuori nel finale del primo tempo, su bella sponda del numero 10 giapponese); infine El Shaarawy che ha superato l’errore nel derby, si sfianca e salta l’uomo con facilità (gli mancherà, però, il colpo del k.o.). Quei tre funzionano, anche se nel secondo tempo il Milan rallenta i ritmi e l’Udinese sembra controllare meglio (fino al rigore che rilancia i rossoneri). Ma un altro particolare rivela la crisi del Niño: Galliani nel dopopartita spiega che, per sostituire il febbricitante Ménez, era già pronto Pazzini. Insomma, ora Torres ha una bella scalata per tornare in cima alle gerarchie.
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REPUBBLICA
Udinese è stata sbiadita come la maglia gialla, indossata sotto la pioggia per ragioni di sponsor dai rossoneri (oggi Barbara Berlusconi annuncerà il rinnovo con Emirates). Tuttavia potrebbe passare alla storia per l’attacco a un tabù: quello sull’utilizzo della tecnologia in serie A. Le discussioni per il colpo di testa di Rami, ricacciato al 17’ da Karnezis fuori dalla porta, hanno infatti riportato a San Siro il fantasma del gol fantasma di Muntari: la questione non pare più rinviabile. «Da quel momento l’arbitro non ne ha più azzeccata una», ha sintetizzato il padrone dell’Udinese Pozzo, che nel 2004 fu inascoltato antesignano («la Fifa lo bocciò») dell’occhio di falco.
In effetti Valeri ha poi sbagliato tutto. Così, anche se nessuna immagine o simulazione al computer è riuscita a chiarire se il pallone fosse entrato interamente o meno, Galliani ha dissotterrato l’ascia. «Darò battaglia contro gli ostacoli alla tecnologia. Altri sport, il Mondiale e la Premier League, ne dimostrano l’utilità». Nell’ultimo mese, in due episodi analoghi durante Liverpool-Chelsea e sabato United-Hull, sull’orologio dell’arbitro è comparso il responso della macchina. Invece ieri Valeri, il giudice di porta Massa e l’assistente Schenone hanno tentato di indovinare: Karnezis copriva la loro visuale. «Giudice e assistente stanno nella stessa parte di campo: dovrebbero dividersi, per avere prospettive diverse », ha osservato non senza ragione El Shaarawy.
La Lega di serie A potrebbe facilmente adottare uno dei due sistemi tecnologici approvati dalla Fifa. L’ostacolo sarebbe il costo (250 mila euro a stadio), ma i costi per gli arbitri addizionali (un milione e 800 mila euro l’anno) non sono meno alti. I diretti interessati sembrano favorevoli. «In Inghilterra è utile» (Badu). «Non sempre l’episodio è ininfluente per il risultato» (Bonera). «E’ un aiuto, perché no» (El Shaarawy). Il solo Ménez è romantico, come Platini. «L’errore fa parte del gioco ».
Senza questa premessa, il riassunto tecnico della prima vittoria del Milan dopo un mese e mezzo di astinenza (con annessa, provvisoria scalata al quinto posto, in attesa della Sampdoria oggi) sarebbe piuttosto semplice. Complice l’infortunio muscolare che già al 1’ ha menomato Di Natale, l’Udinese di Stramaccioni si è chiusa in difesa a tripla mandata e ha resistito alle spallate di El Shaarawy tenace nella vana ricerca del gol, di Honda fantasioso, di Bonera buon crossatore e di Ménez dribblatore malgrado la febbre alta. Poi, al 20’ della ripresa, un rigore e la relativa espulsione di Domizzi hanno spianato la strada della doppietta al francese, che si è ripetuto in azione personale, è diventato il capocannoniere della squadra (7 gol) e si è guadagnato il ruolo di centravanti titolare, con buona pace di Torres e di Pazzini. Il problema è che Valeri, folgorato in gioventù da Collina, ha festeggiato malissimo la centesima presenza in serie A. Ha negato a Badu un rigore per fallo di Armero e sull’azione conseguente, per nulla aiutato dall’assistente di porta Pairetto jr, lo ha concesso a Honda, crollato a terra dopo un controllo col braccio e un abbozzo di trattenuta di Domizzi, addirittura espulso. Più tardi ha espulso per doppia ammonizione (veniale le seconda) Essien. Pozzo aveva già precedenti pessimi con Valeri. «E’ uno dei 2-3 che rovinano le partite. Se i designatori non vogliono che smetta, almeno lo retrocedano di fascia»

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