Messaggero, Balbo: La salvezza arriva con il gruppo

Messaggero, Balbo: La salvezza arriva con il gruppo

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Apertura del Messaggero Veneto con una lunga intervista ad Abel Balbo:

Come si superano momenti come questi? «Con l’unione del gruppo. I giocatori devono pensare solo agli interessi della squadra e non ai propri lavorando più di prima se necessario».
La reazione del secondo tempo con il Milan è confortante? «Lo definirei un buon segnale, la squadra ha dimostrato carattere e voglia di ribaltare la situazione».
Si fa un gran discutere sul cambio del modulo. Lei che ne pensa? «Questa è una decisione che può prendere solo l’allenatore. Colantuono conosce meglio di tutti i suoi giocatori e sa se sono in grado, per caratteristiche fisiche, tecniche e tattiche, cambiare assetto dopo che a inizio stagione si è lavorato su un’altra idea».
Riavvolgiamo il nastro di 26 anni, quando lei arrivò a Udine. Ricordi? «L’impatto non fu semplice. Passai da una metropoli come Buenos Aires a una città della provincia italiana, ma per il mio carattere fu meglio così. Io sono un tipo tranquillo. Il fatto di aver avuto vicino un connazionale come Sensini fu un aiuto per entrambi. Sono passati 25 anni ma sembrano 200: non esistevano i cellulari, non c’era Internet».
Di Natale? «Un campione. Giocarci assieme sarebbe stato un piacere. Lui è uno di quelli che rendono le cose semplici e alza il rendimento di quelli che gli giocano vicino».
Lei in nazionale ha giocato con Maradona. «Il più grande di sempre. Diego era arte. Ha vinto un Mondiale da solo, cosa che non è riuscita a nessuno. Era un leader nato. Oggi si fa il paragone con Messi, ma sono due cose diverse. Lionel è un grande talento».
Balbo, torniamo all’Udinese. Come giudica la contestazione a Pozzo? «La definirei ingenerosa. La famiglia Pozzo ha ottenuto risultati straordinari in questi anni, Udine è una realtà molto positiva, ha una struttura da primissima fascia a livello europeo. Ho salutato il presidente che quando mi ha visto ha detto: “Bei tempi quelli”. Giocavamo per salvarci, ma era un calcio in cui i rapporti umani valevano ancora». 

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