Messaggero Veneto: L’Udinese rimane in famiglia, «È in buone mani, ambiziose»

Messaggero Veneto: L’Udinese rimane in famiglia, «È in buone mani, ambiziose»

Delneri è un ottimo allenatore: è presto per parlare ma mi piacerebbe fare con lui un discorso a medio termine

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Apertura del Messaggero Veneto con le parole di Pozzo.

“Sono un pensionato». Dal punto di vista formale Gianpaolo Pozzo non aveva più cariche all’interno dell’Udinese dal 2014: ieri, durante il tradizionale brindisi con la stampa, ha confermato che intende farsi da parte anche a livello decisionale: «Resto sempre un grande tifoso, però». Il numero uno. Sorpresa? No, per tutti resterà sempre il “presidente”, ma la struttura imbastita in questi ultimi due anni gli permetterà di godersi la creatura senza dover sbrogliare la matassa quotidianamente, cosa che verrà fatta dagli uomini di fiducia che fanno capo al figlio Gino, lo stratega del club, laddove il settore marketing e la promotion delle attività dello stadio (il nuovo gioiello di famiglia) rientrano nella sfera delle competenze della figlia Magda. Tutti particolari che Gianpaolo Pozzo non ha sviscerato nuovamente ieri, visto che si tratta ormai di una macchina organizzativa già in moto, ma ha voluto ugualmente passarci accanto, in una sorta di tour panoramico di “una vita da paròn”, come quella da mediano della canzone di Ligabue: «È stata una bella avventura: nel calcio soffri, ma quando vinci sei contento, quando prendi un giocatore hai la curiosità di vedere quanto vale. Mi sono divertito e trent’anni sono passati a una velocità incredibile. Ora sono in pensione, ma la società continua, è in buone mani, in quelle dei miei figli che hanno più passione del padre e forse anche più tempo, visto che io avevo tante attività industriali, ero sempre in giro nel mondo e venivo nei fine settimana». L’Udinese non riparte, dunque, continua: «I miei figli hanno già programmato tutto al meglio. C’è una direzione che serve una società che ha tante altre mete da raggiungere. Io resto sempre un grande tifoso». E a un tifoso con una simile storia alle spalle bisogna permettere di sognare: «Di vincere, di andare in Champions, ma sono tutti sogni, la realtà è differente. Ma posso continuare a sperare perché siamo in mani ambiziose». 

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