Messaggero Veneto: Parla il figlio di Mazza

Messaggero Veneto: Parla il figlio di Mazza

Approfondimento del Messaggero Veneto con una lunga intervista a Stefano Mazza.

«Galinho! Lascia stare dobbiamo andare, è tardi, c’è la partita». Lui, pacifico: «Voi pensate che io potrei essere Zico se mi rifiutassi di firmare gli autografi?».
Mazza: quando iniziò l’operazione Zico? «Era la primavera del 1983, non ricordo se marzo o aprile. Eravamo a Villa Ottoboni, quartier generale della Zanussi. Con me c’erano mio padre, il ds Franco Dal Cin, io e Giuliodori, il mediatore brasiliano che ci aveva portato Edinho l’anno prima». Come uscì fuori il nome di Zico? «Semplice: il progetto Udinese prevedeva l’acquisto del brasiliano Junior per l’anno successivo, poi avremmo puntato a Zico l’anno dopo. Stavamo trattando Giordano, Mancini. Il progetto era ambizioso, l’Udinese con Surjak, Causio ed Edinho stava andando bene…».
Poi? «Giuliodori chiese alla reception di passargli una telefonata in Brasile. Parlò un paio di minuti col campione e ci disse: bene, Zico è disponibile a trattare con l’Udinese».
Poi cosa accadde? «Le cose stavano cambiando. Un gruppo di 22 mila dipendenti con un fatturato, al cambio attuale, vicino ai 2,5 miliardi di euro stava per passare di mano all’Eletrolux. Mio padre lo capì e rassegnò le dimissioni il 10 giugno 1983…Questa è la verità altro che. Zico firmò in Brasile il 29 giugno 1983».
Vuol dirci che Zico lo comprò suo padre? «Sì, all’epoca il suo patrimonio era considerevole. Pagammo Zico 4 miliardi di lire. Grazie alla Grouping di Londra, che pagava il Flamengo grazie alla vendita dell’immagine del calciatore ad aziende che noi gli procuravamo, come ad esempio Agfacolor o Diadora».
Quando lo vide per l’ultima volta? «Nel tunnel del Friuli dopo Udinese-Napoli. Maradona fece gol con la mano, Zico s’infuriò contro l’arbitro Pirandola di Lecce che ci aveva fischiato contro di tutto…lo inseguì, lo insultò. Lo stava per aggradire quando lo cinturai. Beccò sei giornate di squalifica. Qualche giorno dopo arrivò la condanna per esportazione di capitali all’estero».
(…)

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