Messaggero Veneto: Udinese, un pari e zero emozioni

Messaggero Veneto: Udinese, un pari e zero emozioni

Finisce senza reti la trasferta sul campo del Chievo: di Adnan l’unica conclusione pericolosa

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Apertura del Messaggero Veneto sulla gara di Verona.

Un punto a testa e non se ne parli più. Un classico da queste parti, visto che è il settimo della storia dei duelli tra Udinese e Chievo, ma la povertà di emozioni vissuta ieri al Bentegodi (un tiro nello specchio in 90’: record negativo del campionato) è da Grande depressione del ’29, considerando che l’unica soddisfazione finale è leggere la classifica per notare che il Torino è ancora lì a tre punti, che la grande famiglia delle “già salve” è sempre unita e capace di dividere in pane quotidiano in una tavolata che alimenta sempre più le perplessità sulla formula a 20 squadre di questa serie A. Fin dalle prime battute è difficile individuare una giocata capace di rendere omaggio al calcio, un po’ per il terreno pesante e le condizioni meteo (che propongono una pioggia fine mescolata a delle fastidiose folate di vento), un po’ per il copione tattico delle due squadre che raramente riescono ad aprire il gioco sulle fasce. L’Udinese si imbottiglia spesso a sinistra per la volontà di affidarsi a Thereau e al suo estro (spento), il Chievo ci prova di più, trovando la corsia destra libera un paio di volte, la prima quando Frey piazza un cross a mezza altezza sul quale si avventano Pellissier e Danilo in tuffo nella “piscina” del Bentegodi. Pallone sul fondo. Senza neppure un vero brivido per le poche migliaia di spettatori sugli spalti, tra i quali seicento friulani che vincono – nel corcorso canoro – il duello del tifo. Delneri bardato con un impermeabile lungo resta imperterrito sotto l’acqua come un vigile urbano costretto a dirigere il traffico anche quando il tempo consiglierebbe un tè caldo (o cioccolata, questione di gusti) sulla poltrona preferita di casa. Urla e chiede (invano) a Fofana e Jankto di aprire la scatola avversaria con degli uno-due in velocità, ma la gamba delle due mezz’ali bianconere si vede solo quando partono palla al piede. Solo una volta il francese imbuca il pallone nel corridoio giusto, ma Zapata invece di scegliere la soluzione di potenza, danza inspiegabilmente sul pallone come un ballerino del Bolschoi, per restituire il passaggio a Fofana senza guardare neppure la porta. Misteri della fede di una partita che, se ci fosse la vecchia censura – come era al cinematografo degli Anni 70 – sarebbe uno spettacolo vietato ai minori di 14 anni

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