MV, Pinzi: la gara con l’Inter me la porterò dentro

MV, Pinzi: la gara con l’Inter me la porterò dentro

Gianpiero Pinzi, capitano in pectore dell’Udinese, il veterano dello spogliatoio sta tornando il leader maximo del centrocampo, dopo una stagione costellata da parecchi problemi fisici. Al Messaggero Veneto ha raccontato le ultime sensazioni dopo le gare con Milan e Inter che hanno convinto pubblico e critica: «Io tra le due scelgo la seconda – la sua sentenza -, è stata una gara incredibile, d’altri tempi. Me la porterò dentro per tanto tempo e per mille motivi. Negli ultimi due giorni abbiamo affrontato l’argomento in spogliatoio. Martedì sera si è creato un clima da corrida, ovvero quello che un calciatore vorrebbe sempre avere quando gioca in casa. L’arbitraggio ci ha sicuramente penalizzato, ma io non voglio tornarci sopra più di tanto, quanto ribadire un problema antico: perchè i giocatori delle grandi squadre protestano e l’arbitro fa finta di non sentire e noi e quelle delle squadre più “piccole” al primo accenno di protesta veniamo ammoniti?».

I senatori di nuovo protagonisti, quindi: «Non lo so. Io dico che quando stavo dall’altra parte della barricata, ovvero tra i giovani, c’era uno zoccolo duro di molti più italiani. Oggi siamo rimasti in pochi e questo rende il nostro compito più difficile. E comunque nel gruppo della “vecchia guardia” mi sembra il caso di inserire anche Danilo, uno che ha dimostrato nel tempo di essersi calato nella realtà udinese».

Pinzi sta, intanto, per perdere l’amico e compagno di battaglie, Totò Di Natale che a fine anno dovrebbe dare l’addio a Udine: «Siamo un po’ tutti sulle spine. Però non è corretto mettergli pressione, è giusto che decida da solo in base a quello che sente dentro di sè. Totò è entrato nella leggenda del nostro calcio, ha segnato gli stessi gol di Roberto Baggio il calciatore italiano più forte degli ultimi trent’anni».

Pinzi conclude con un pensieri sugli ultras che stanno invadendo le pagine dei giornali per la cronaca nera: «Il fenomeno ultrà che ho vissuto io è un’altra cosa. É uno “stile di vita”, è passione per la tua squadra nel bene e nel male. Quelli che lanciano bombe non sono ultras, si chiamano delinquenti»

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