Andrea D’Amico: Urge una riforma sistematica del calcio

Andrea D’Amico: Urge una riforma sistematica del calcio

Commenta per primo!

“Finora è stato un mercato scoppiettante per le grandi, quelle che hanno perso il treno Champions e magari sono state indotte a rompere il salvadanaio. Il mercato è lungo, ci sono due mesi  ancora, vedremo cosa succede per poi giudicare”. Parole di Andrea D’Amico, segretario generale dell’Associazione Italiana Procuratori, e uno dei maggiori agenti del Belpaese.

Il calcio sta vivendo un momento di trasformazione. Come giudica le nuove norme?
“Il calcio aveva bisogno di una riforma sistemica. Vorrò vedere cosa succederà con i diritti contrattuali dei giocatori che non finiranno nelle liste dei 25. L’UE ha detto che il Faiplay viola la concorrenza, con questo voglio dire che il calcio non sempre fa riforme legali. Va ripensato il sistema calcio, è inevitabile visto che si parla di una delle prime cinque aziende in Italia, ma serve capire chi può fare sport professionistico e chi no. Serve innanzi tutto aumentare il paracadute per la B, altrimenti la strada da percorrere sarebbe quella delle franchigie che evitino la retrocessione come accade negli USA. Ci sono troppi fallimenti, ogni anno perdiamo pezzi. Va veramente ridistribuita la richiesta, magari pensando a un campionato unico. Per dare omogeneità al campionato si devono avere entrate diverse, come succede in Premiership, dove la neopromossa prende tanti soldi per rafforzarsi e competere con squadre come Manchester United o Arsenal. Qui è il contrario, ci occorrerebbe qualcuno sopra le parti per ristrutturare il sistema”.

Un commissario può servire?
“E’ possibile che debba scoppiare uno scandalo per arrivare alle riforme e chiedere il commissario? Possibile che non si possano fare riforme facendo fronte alle proprie forze? Riforme strutturali urgono, così come persone che siano slegate dagli interessi dei singoli”.

La Premier cos’ha in più oggi come oggi?
[pullquote]…Ora serve vedere quanto più importane diventerà il Watford. Secondo me il vero business è la…[/pullquote]”Per tanti anni è stata inferiore alla Serie A poi, con l’avvento della Tv, hanno saputo valorizzarla ottenendo anche molti soldi grazie alla lingua che ha una diffusione automatica nel mondo: è diventata un prodotto globale”

Stranieri, giusto porre un  limite in campo?
“Il discorso è complesso. Se si reclama l’autonomia sportiva mettiamo il limite. Ma in Europa italiani, inglesi o francesi sono sinonimi, si può porre un limite solo verso gli extracomunitari. Non si può nemmeno dare premi a chi schiera solo italiani, sarebbe discriminatorio. Non è un problema di facile soluzione. Sta alla sensibilità di chi fa le scelte, sta ai presidenti dare un’identità che si rifletta anche sugli spogliatoi. Gli italiani hanno più cultura calcistica, gli stranieri potrebbero essere il valore aggiunto, ma non devono essere la base altrimenti il sistema muore”

Intanto giocatori come Giovinco giocano  all’estero: la fuga di cervelli è inevitabile?
“E’ la conseguenza del sistema che si è creato. Si deve arricchire il calcio nel suo complesso. Anche la B ha un mercato bloccato a causa il salary cap che è ridicolo. Una volta dalla Serie A scendevano i giocatori che volevano rilanciarsi oppure che erano a fine carriera, oggi non è possibile”

Giovani italiani, giusto puntare ancora su di loro?
“Certamente! I giovani italiani che arrivano sulla soglia della prima squadra hanno valori importanti, il problema è farli giocare. Non abbiamo nulla da invidiare agli altri, l’U21 si fa sempre onore, abbiamo vinto 4 mondiali, non dimentichiamolo”

Stadi, il modello Udinese è percorribile altrove?
“Me lo auguro, ma il male è la burocrazia. Fare lo stadio appare come un’opera incredibile. Va ripensato il calcio anche come intrattenimento. Il modello Sassuolo, pensato da Dal Cin, è vincente: stadio con centro commerciale, usfruibile tutta la settimana, un teatro dove passare il tempo non solo durante la partita. Questo non è solo sport o business, è intrattenimento. Si deve andare in questa direzione”

Udinese, che cosa attendersi dal futuro?
“L’Udinese ha saputo creare un progetto importante a prescindere da una stagione piuttosto che un’altra. Ha sempre dato soddisfazioni creando davvero un progetto. Ora serve vedere quanto più importane diventerà il Watford. Secondo me il vero business è la. Va dato merito ai Pozzo che sono stati bravissimi, è giusto che ottengano soddisfazioni”

 

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy