Dal Cin: Quando misi i giornalisti in piccionaia…

Dal Cin: Quando misi i giornalisti in piccionaia…

Oggi il Nuovo Stadio Friuli sta prendendo forma. Sempre più bello, sempre più avveniristico come progetto. Ma va sempre ricordato che dietro c’è stato lo storico ‘Friuli’ nato per volontà dell’allora sindaco Candolini, del presidente bianconero Teofilo Sanson e dl general manager Franco Dal Cin. Il quale ricorda che “allora portammo 50 mila paganti non  45 mila come si legge da qualche parte. Poi, in seguito, la capienza fu ridotta per i Mondiali. I giornalisti li avevo messi in piccionaia, tanto anche se non vedevano era lo stesso!”.

Altri tempi, ma il ricordo di chi c’era rimane indelebile: “A parte gli scherzi eravamo una famiglia, l’ispiratore è stato il presidente Teofilo Sanson. Io arrivai proprio in Maggio col terremoto: ricordo che lui rimase colpito da questo avvenimento, senza dire nulla creò dal niente e in pochi giorni una tendopoli in Carnia. Era questo il suo spirito. Dopo le gare i tifosi facevano da mangiare fuori lo stadio: ricordo certe braciole! Eravamo una famiglia, c’era un altro spirito. I 26 mila soci sentivano loro la squadra. Poi, onestamente, non  c’era la televisione. Purtroppo lega e Figc hanno confezionato il prodotto in malo modo. In Inghilterra non ci sono tutte le partite in diretta”.

Allora a riempire lo stadio c’era anche Zico: “Quella fu un’operazione da fantascienza. Io e Mazza ci impegnammo col Flamengo, ma il vero merito dell’affare va dato a Lamberto Giuliadori. Fu lui a convincere Zico a venire, io cercai solo di rendere la vita al Galinho confortevole”.

Oggi che stadio ci dovremo attendere? “Il nuovo stadio sarà accogliente, magari ci sarà voglia di tornare in massa. Pozzo è il Paron non per nulla, per cui il suo monumento sarà lo stadio. La preoccupazione oggi è quando non ci saranno più i Pozzo chi li sostituirà? Non vedo in Friuli realtà che possano prenderne il posto. Questa gestione è di grande qualità sotto tutti i punti di vista. La squadra gioca da metà classifica in su da anni e in modo stabile: un grande obiettivo sportivo, poi ovvio che l’Udinese  serve anche a fare business. Il friulano ha accettato questa politica, è attaccato, ma è impossibile tornare indietro pensando di ricreare la passione che c’era negli anni ’80”.

Dal Cin tra passato e presente, rimarcando però sempre il ‘copyright‘ di certi affari: “Sportivamente mi piace ricordare che sono stato io ad aver portato Pozzo a Udine. Lui nemmeno sapeva cosa fosse l’Udinese. Mazza stava trattando con Zamparini e Cainero, intervenni io presentando Pozzo  a Mazza. Poi il resto è storia. Io ho lasciato l’Udinese con Zico, ma tra tutte le fotografie alle stadio non ci sono. Non voglio essere operò ricordato a tutti i costi, non mi interessa. Però credo sia giusto sottolineare certe cose. Anche a Reggio Emilia, del resto, succede uguale: io ho costruito lo Stadio Giglio, il primo di proprietà in Italia. Non quello di Torino come dice oggi Agnelli. Tant’è che la Juve giocò per prima a Reggio nel nuovo stadio. Che allora lo immaginavo già senza barriere, ma non si poteva farlo per regolamento. per fortuna oggi è cambiato”.

Pozzo oggi ha anche il Granada e il Watford: “Un esempio di managerialità. A lui non bisogna insegnare nulla. I Pozzo anche su questo sono in anticipo con i tempi, con i ricavi che aumentano ogni anno”.

 

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