Fernandes: le squadre B per il futuro del calcio

Fernandes: le squadre B per il futuro del calcio

Doveva essere l’anno di Bruno Fernandes, ma lo è stato solo parzialmente. Il talentuoso centrocampista portoghese, alla seconda stagione in bianconero, non è riuscito a ritagliarsi lo spazio atteso, complice un campionato non certo fortunato per i colori friulani. Ma il fantasista di Maia, attraverso le pagine del nostro settimanale, rivela le sue ambizioni per il futuro: conquistare l’Italia per approdare in nazionale. L’età è dalla sua, le qualità tecniche anche.     Fernandes, ormai siamo giunti al termine della stagione. I 41 punti la soddisfano? Cosa le è piaciuto di più e cosa meno di quest’annata? Sicuramente volevamo fare molto di più, conosciamo le nostre qualità, potevamo raccogliere più punti. Ci sono stati momenti belli e meno belli, ma in generale è stata una stagione di transizione, di cambiamento. Aldilà di tutto, comunque, il nostro obiettivo era la salvezza e siamo riusciti a raggiungerla tranquillamente. Inoltre ci sono tanti giovani che hanno potuto dimostrare le loro qualità come Hallberg, Lucas Evangelista, Zapata, Aguirre o Perica. 20150521_132439Per quanto riguarda, invece, la sua stagione? Si aspettava maggiore continuità in termini di presenze? Quest’anno ho giocato molte più gare dello scorso anno, però sicuramente a livello di minutaggio, come giocatore, vorrei giocarle tutte dall’inizio alla fine, ma so che non è possibile. Quest’anno sono arrivati dei giocatori più esperti, la squadra è stata rinforzata a centrocampo. Doveva essere la stagione della conferma per me, ma non ho avuto la migliore la condizione nell’arco del campionato. Una cosa che abbiamo sottolineato spesso su di lei è che quando è entrato a partita in corso è sempre riuscito a incidere, mentre partendo titolare non sempre è risultato all’altezza… Questione di pressioni e responsabilità maggiori? La pressione l’ho avvertita, la gente si aspettava molto di più da me. Venivo da un buon campionato e quindi tutti pensavano che quest’anno facessi la differenza. Quando entro in campo le persone si aspettano il salto di qualità, quella giocata che spesso non sono riuscito a fare. Sul suo ruolo si sono sprecate mille interpretazioni. Lo scorso anno Guidolin l’aveva provata anche come regista… Sono pronto a giocare in qualsiasi ruolo. Ho sempre detto che non ho grandissima difficoltà a giocare in diverse posizioni, sono a disposizione del mister. Spostiamo lo sguardo sul discorso nazionale. Dopo tante presenze nell’Under 20 portoghese, ha collezionato qualche gettone anche in U21… Sì, sono stato convocato in alcune occasioni ma, a causa della mancanza di continuità nell’Udinese, probabilmente non riuscirò ad andare gli Europei U21, uno dei miei obiettivi per quest’anno. A dire il vero, a inizio stagione ambivo ad arrivare in nazionale maggiore, visto che c’era stato il cambio di allenatore. Se fossi stato più continuo, forse potevo arrivarci, visto che già lo scorso anno si sentiva di parlare di me per i Mondiali in Brasile. Qualche nome per il futuro del Portogallo? Uno sicuramente è Bernardo Silva del Monaco e lo scorso anno impiegato nel Benfica B. È un giocatore di grandissima qualità, ma non è l’unico. Anche in Portogallo, come in Italia, i giovani faticano però a trovare spazio. Adesso, comunque, con l’istituzione delle squadre B da parte di Sporting Lisbona, Benfica, Porto e altre hanno avuto più possibilità di giocare e di fare il salto in prima squadra, come Andrè Gomes del Valencia. Soccer: Serie A; Napoli - UdineseLa nazionale portoghese ha sempre avuto tradizione di grandi campioni, come Rui Costa, Luis Figo, Cristiano Ronaldo… eppure nei grandi appuntamenti spesso fallisce. Come si spiega? Vero, abbiamo avuto sempre tanti calciatori fortissimi, anche Pauleta, Nuno Gomes… Il problema è che siamo una nazionale troppo di cuore e paghiamo questo. Il più grande rammarico in assoluto è l’Europeo del 2004, disputato proprio in Portogallo, che ci ha visti sconfitti in finale dalla Grecia, dopo aver eliminato l’Olanda e l’Inghilterra di Beckham. Il Portogallo, che per la prima volta scoprì il talento di Cristiano Ronaldo, fece un ottimo percorso, ma lì contava solo vincere… Qual è attualmente il campionato europeo di maggior fascino secondo lei? In questo momento il campionato più seguito è quello spagnolo, non solo per il Real Madrid e il Barcellona, anche per il Valencia, il Sevilla, che per il secondo anno consecutivo ha conquistato la finale di Europa League. Però secondo me il campionato inglese rimane quello più competitivo, dove girano più soldi, dove tutti i calciatori ambiscono ad arrivare. Entriamo ora nella sua sfera “privata”. Qual è il suo rapporto con la religione? Sono molto religioso, fin da piccolo ho sempre frequentato la Chiesa. Ho fatto la prima Comunione, ma non la Cresima perchè ero già impegnato molto con il calcio. Sono molto cattolico, compio sempre le mie promesse per la Chiesa, anche se non ho preghiere speciali. Le piace Papa Francesco? Sì, finora non c’è stato nessun Papa che non mi sia piaciuto, però Papa Bergoglio sta facendo parlare di sé, perchè è più “aperto” rispetto a certi argomenti. La sua mentalità è molto vicina a quella dei giovani. Infine, si dice spesso che i calciatori siano dei “privilegiati”. È davvero così? Ogni persona che lavora nel mondo del calcio lo fa perchè questo era ed è il suo sogno. Io sono un privilegiato perchè il mio sogno era giocare a calcio. Ancora oggi, parlando con alcuni ragazzi che giocavano con me in Portogallo e, nonostante le qualità, non sono riusciti a sfondare, mi rendo conto della fortuna che ho.

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