Il doppio ex Zamboni: De Canio ha dato la svolta all’Udinese

Il doppio ex Zamboni: De Canio ha dato la svolta all’Udinese

Il difensore veronese, attualmente diviso tra Eccellenza e mondo imprenditoriale, conserva un ottimo ricordo del club bianconero e dell’attuale tecnico: “Ho sempre avuto un bel rapporto con lui, mi voleva anche al Lecce”. Mentre a Genova le cose sono andate diversamente: “Avevo qualche problemino con Novellino…”

Sampdoria-Udinese, incroci speciali. Ogni anno (o quasi) la sfida tra blucerchiati e friulani assume un sapore particolare. Molto spesso, infatti, le due formazioni si sono affrontate nell’ultima fase della stagione, con gli stessi obiettivi per i quali combattere: l’accesso ai preliminari di Champions League, un posto in Europa o semplicemente la garanzia di disputare la serie A nella stagione successiva. Destini paralleli che si ripresenteranno anche domenica: la formazione di Gigi De Canio, infatti, scenderà in campo al Luigi Ferraris con un bottino di 34 punti, uno in più del team di Vincenzo Montella. Per entrambe le squadre, dunque, la salvezza non è ancora matematica, ma la sensazione è che il peggio sia passato. Su questo e molto altro abbiamo interpellato un doppio ex della gara: Marco Zamboni, difensore veronese che ha vestito la casacca dell’Udinese dal 1999 al 2002 e quella sampdoriana nel 2005 e attualmente tesserato in Eccellenza con il Benaco Bardolino.

Zamboni, Sampdoria e Udinese possono essere considerate “salve”?

Visto che mancano ancora diverse partite, non li considero fuori dalla lotta salvezza, sicuramente servono un po’ di punti. Questo è il mio parere, magari ne bastano anche meno di quaranta per essere sicuri.

Intanto l’Udinese, dopo una stagione molto deludente, sta risalendo la classifica e ciò è avvenuto in concomitanza con l’arrivo in panchina di De Canio, allenatore che lei ha conosciuto proprio a Udine. Che ricordi ha di lui?

I ricordi del mister sono fantastici, perché è una persona eccezionale. Credo che abbia subito dato una sua impronta all’Udinese. Domenica ha vinto contro una grande squadra, considerando l’ottimo ruolino di marcia del Napoli. Quindi ha dato un gran bel segnale all’ambiente. Personalmente ho sempre avuto un bel rapporto con il mister. Ricordo che, in uno degli ultimi anni in cui giocavo da professionista, allenava il Lecce e mi aveva chiesto se andavo con lui per dargli una mano, ma io all’epoca ero tesserato con la Spal e non si trovò l’accordo economico, quindi rimasi a Ferrara. Però ripeto, ho un ottimo ricordo del mister.

Udinese v Bari XE dell’Udinese, invece, cosa le è rimasto?

Ho tantissimi amici a Udine. Eravamo un gruppo veramente speciale, fatto di ragazzi un po’ pazzerelli, ma che remavano tutti dalla stessa parte. Ho veramente ricordi eccellenti su Udine, sull’Udinese come società, perché è fatta da imprenditori seri e gente che vuole arrivare. Lo stadio, poi, rappresenta un investimento eccellente, invidiato in tutta Italia. Complimenti ai Pozzo.

Ma non è più tornato in Friuli?

Certo, sono tornato anche circa un mese e mezzo fa. E precedentemente ho anche incontrato Gino Pozzo in sede. Ho salutato con molto piacere tutti gli elementi della società, che avevo conosciuto 15 anni fa. E’ stato un vero piacere rivederli.

Per contro, l’esperienza alla Sampdoria non era stata particolarmente positiva. Una stagione, una sola presenza…

Sì, non era andata bene, soprattutto perchè c’è stato qualche “problemino” con il mister d’allora, Walter Novellino, ma tutto sommato sono stato bene anche a Genova. Non è detto che si debba sempre giocare… magari ci sono altre situazioni che possono influire.

Torniamo alla gara di domenica, secondo lei quale sarà l’elemento-chiave per sbloccare il match?

Secondo me, a fine stagione si vedono le motivazioni vere, perché comincia a subentrare la stanchezza, ci sono tante partite all’attivo. Quindi chi ha più forza, più voglia di vincere determinerà il risultato.

Ha visto quest’anno qualche partita dell’Udinese?

Qualcosina, ma gioco ancora, alla stessa ora, con il Bardolino in Eccellenza e dunque riesco a vederli solo quando giocano in anticipo, posticipo o alle 12.30.

Quando deciderà di smettere, pensa di continuare nel mondo del calcio con un ruolo diverso? Sappiamo che intanto si sta affacciando al mondo imprenditoriale…

Già in passato avevo fatto investimenti sul Lago di Garda. Adesso mi sto cimentando in un’imprenditoria un po’ diversa, ma che mi sta piacendo molto, mi sta dando buoni frutti e mi diverte. E questa è la cosa più importante. Io nel calcio come allenatore o dirigente? Sinceramente non ci ho pensato, perché non so bene quante cose serie si possano affrontare con società, delle quali non si conoscono i vertici, nessuno sa chi siano, da dove arrivino… E’ logico che se fosse l’Udinese a chiamarmi ovvio che direi subito di sì. Però, ribadisco, sono contento di ciò che sto facendo, quindi per cambiare dovrebbe valerne davvero la pena, dovrei trovare una società davvero, consentimi il termine, con i controco***ni, che abbia un progetto. Oggi non è facile trovare una società così.

Infine, le chiedo una considerazione. Prima ha parlato del gruppo di “giovanotti” con i quali ha condiviso l’esperienza in bianconero. A distanza di 15 anni, allargando lo sguardo a tutta la serie A, non le sembra che ci sia un impoverimento generale?

Purtroppo sì. Credo che nei momenti difficili serva uno zoccolo duro italiano, non per motivi “geografici”, ovviamente. Ma semplicemente perché quando le cose vanno male è importante poter contare su giocatori d’esperienza, sul giocatore che può dire una parola in più in società, che può collegare il gruppo con i tifosi. Sinceramente vedere una squadra in serie A con 25 stranieri, non è bellissimo. Significa che i settori giovanili non stanno facendo un buon lavoro oppure che non stiamo curando i settori giovanili. Ritengo, invece, che il vero petrolio, la vera benzina di una società di calcio siano i settori giovanili. Se io avessi una squadra punterei sul vivaio. Logico che non sia fattibile in tempi rapidi, però è l’unica soluzione. Faccio un esempio che mi riguarda vicino: il Chievo mi ha preso nel 1994 dal Bardolino a 5 milioni di lire e mi ha rivenduto alla Juventus per 5 miliardi. Queste secondo me sono soddisfazioni per un club, oltre a introiti importanti a costo praticamente zero. Ovvio che ci vuole più tempo, però credo sia molto più appagante che acquistare giocatori “già pronti” che provengono da lontano. Una volta era l’Atalanta il top a livello di settore giovanile, non so se oggi lavorino allo stesso modo.

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