Mattiussi: Necessarie le squadre ‘B’

Mattiussi: Necessarie le squadre ‘B’

Commenta per primo!

Protagonista da anni nelle giovanili dell’Udinese, è approdato da due stagioni alla guida della Primavera. Ha visto crescere tanti giocatori, alcuni dei quali si apprestano a giocare in prima squadra (Pontisso, Coppolaro, Meret, oltre che Scuffet naturalmente). Luca Mattiussi li ha allenati, cresciuti, ma soprattutto ha guidato la squadra bianconera per due anni consecutivi ai vertici nazionali. Quest’anno la corsa si è fermata agli ottavi di finale dei playoff solo contro il Chievo: « Credo che sia stata una stagione assolutamente positiva, sia per la crescita dei giocatori, sia per il fatto di aver fatto giocare una squadra mediamente più giovane delle altre. Abbiamo raggiunto anche le finali, ma soprattutto molti giocatori si sono allenati e hanno esordito con mister Andrea Stramaccioni in prima squadra e questo è certamente un punto importante».

primavera
La Primavera 2014/15
Quali sono i giocatori in prospettiva già pronti per tentare l’avventura in prima squadra? « Se saranno davvero pronti lo potremo dire quando lo confermerà il campo, per ora lo sono solo sulla carta. Premesso questo, credo che Meret sia quello più pronto. Già quest’anno si è allenato sempre in prima squadra. Poi Pontisso ha potenzialità importanti, ma deve crescere ancora, anche se ha già esordito a Lipsia in amichevole e a Cagliari in A ». Quanto gap esiste ancora tra Primavera e Prima squadra? « E’ davvero elevato, il ritmo e la forza sono molto differenti rispetto al campionato Primavera. Il salto è grande, anche se a Udine è meno evidente perché spesso portiamo giocatori in A. Nelle altre piazze difficilmente si emerge: quest’anno posso dire Verde della Roma, ma dei ’96 e ’97 non ce ne sono. Alle finali nazionali quest’anno anche lui ha fatto panchina però. Il ritmo in A è molto elevato, questa è la differenza » E’ necessario l’arrivo delle squadre B? [pullquote]Stranieri? I giocatori bravi sono sempre una risorsa.[/pullquote]« Credo sia un passo obbligatorio se vogliamo crescere: si deve arrivare a questo punto, poi su come c’è da discutere. Il campionato Primavera dovrebbe essere fatto con gli allievi del secondo anno. I ragazzi hanno bisogno di giocare, ma per fare il salto serve competitività e in Primavera non sempre avviene. Serve confrontarsi anche con giocatori di età diverse, è un limite giocare con ragazzi della stessa età. In allenamento un giocatore può dare indicazioni, ma serve vederlo sul capo contro i grandi per valutarlo, per questo un torneo con squadre B è essenziale » Stranieri, risorse o limitazioni per i friulani? « I giocatori bravi sono sempre una risorsa. Vorrei sfatare il tabù che vuole l’Udinese con tanti stranieri nelle giovanili. Ho la fortuna di lavorare da anni qui, ce ne sono pochi. L’anno scorso ne sono arrivati alcuni, ma hanno inciso solo per il 30 per cento nella rosa. Bochniewicz è un prospetto, poi,  che è già cresciuto in Italia per esempio. Sono risorse per la società e per i compagni che ci giocano » Una volta i ragazzi crescevano negli oratori: dove sono finiti? « Erano centri di aggregazione importanti. Anche perché gli allenamenti fatti ‹ sulla strada › erano importanti. Negli oratori, per strada, c’era tanta pratica che oggi viene meno. Si sta perdendo il gusto di giocare per strada e stare assieme per divertirsi, questo da un certo punto di vista non aiuta a far crescere i giocatori. Era un modo di allenarsi importante, tutti crescevano anche dal punto di vista coordinativo. Oggi i ragazzi sono evoluti mentalmente, ma statici nella vita di tutti i giorni, visto che i ritmi scanditi tra impegni e scuola sono ripetitivi ». Un allenatore di Primavera dev’essere anche educatore? « Credo che la prima cosa che i ragazzi devono imparare è il comportamento: noi dobbiamo essere i primi esempi nel trasmettere rispetto ed educazione. La prima cosa da fare è far passare questo messaggio, sono le regole fondamentali per stare in una società come l’Udinese, tra le più importanti nel panorama calcistico nazionale. E’ fondamentale perché il comportamento in squadra si rispecchia poi nella vita di tutti i giorni ». Il ruolo dei genitori: troppo opprimenti nella crescita? « Noi abbiamo la fortuna di non aver a che fare molto con loro! Però il loro ruolo è fondamentale nell’equilibrio del ragazzo: alcuni, a volte, vedono potenziali campioni, trasmettendo quindi una pressione tale che per troppo amore diventa un boomerang. Si creano, anzi, ostacoli e barriere. I genitori più equilibrati vedono il calcio come esperienza. I valori come famiglia, scuola, educazione aiutano. I figli vanno lasciati liberi di esprimere le loro potenzialità divertendosi. Se, poi, saranno bravi avranno la loro opportunità certamente » Qual è il rapporto dei ragazzi col denaro? « Quest’anno alcuni avevano il contratto, ma è vero che sono molto parsimoniosi. Soprattutto gli stranieri sono molto attenti al soldo. Credo che il calcio muova quantità di denaro importanti. A volte i ragazzi pensano che capiterà anche a loro guadagnare tanto, ma sono pochissimi quelli che avranno quella fortuna, per cui dico sempre loro di stare con i piedi per terra, gli eccessi si pagano alla fine. I genitori oggi danno ai ragazzi tutto, ma ricordo sempre che dietro a questo ci sono sacrifici non da poco: per dare ai figli, molti genitori si svegliano alle 6 per lavorare, serve capire che i soldi non sono regalati » Si sono giocati gli Europei U21: quali giocatori seguire? « Due su tutti: Rugani centrale dell’Empoli, e Berardi. Rugani soprattutto ha molta classe, mi ricorda Scirea, senza fare paragoni azzardati. Difensore elegante, non si è mai fatto nemmeno ammonire in  campionato »

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy