Pablito Rossi: Vero, fui vicino all’Udinese!

Pablito Rossi: Vero, fui vicino all’Udinese!

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Era l’estate del 1982, l’estate dei sogni, l’estate dove l’Italia si è scoperta di punto in bianco grande. E’ stata l’estate del Mundial, quello vero, quello unico che è rimasto nell’immaginario collettivo. Non ce ne abbiano Marcello Lippi e i suoi ragazzi, ma la squadra campione del mondo in Spagna è un’icona nazionale. E quell’icona è rappresentata da Paolo Rossi, ‘Pablito’ per tutt’. 11 Luglio 1982, trentatré anni, il mondo è cambiato, ma l’amore verso quella nazionale no: come mai? “Sembra ieri, in effetti è un Mondiale che è rimasto nel cuore, per lo meno di chi l’ha vissuto. Anche successivamente chi oggi ha 12-13 anni parla di quel Mondiale. Evidentemente ci sono i padri che raccontano la nostra storia e mi accorgo che la nostra vittoria è davvero stata epica. Una sceneggiatura come quella non so se nemmeno Spielberg l’avrebbe scritta. Ha dell’incredibile, non solo personalmente. Io venivo da una squalifica di due anni e divento addirittura l’eroe della patria. La bellezza del calcio è forse questa, ci sono sempre dei momenti per riscattarsi e noi abbiamo saputo cogliere l’attimo giusto. A volte ci ripenso a quanto accaduto e mi dico che se non ci fosse stato Enzo Bearzot oggi non saremmo qui  a parlare. Lui ci credette fin dal primo istante, lui mi fece giocare a discapito di molti critici. Friulano fino in fondo, cocciuto e testardo, aveva un’idea e l’ha portata fino in fondo: la mia e la sua storia vanno a braccetto”.

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Italia-Brasile
Zoff racconta spesso dell’incontro con Pertini dopo la vittoria. Che ricordi di quell’esperienza? “Allora c’erano personaggi di un’umanità straordinaria. Anche Pertini è stato unico. E’ l’immagine umana di quell’Italia. Forse quello è stato l’ultimo Mondiale visto da vicino da parte di tutti, con i giocatori alla portata di mano. Noi facciamo parte di una generazione dove si parlava con le persone, oggi i giocatori sembrano extraterrestri che parlano attraverso gli uffici stampa. Noi, dopo Italia-Brasile eravamo in mezzo alle persone comuni. Oggi sono più professionisti e professionali anche nella conduzione delle società, ma sotto l’aspetto umano non c’è partita. Serve riappropriarsi di quel tipo di calcio”. Era un’Italia più povera, ma che sapeva sognare. Concorda? “Vero, e anche la nazionale ne risente: oggi gli allenamenti a porte chiuse allontanano, la Nazionale è un bene di tutti, serve avvicinare la gente, farla sognare. E quel 1982 è stato un sogno, poi ci siamo svegliati e ci siamo accorti di aver vinto. A me sembrava un film davvero”. Un aggettivo per definire Bearzot? “per me è stato il più grande in assoluto: era un uomo vero, unico. Era semplicemente meraviglioso. Poi era uno che non faceva favoritismi, eravamo tutti sullo stesso piano. Portava avanti le sue idee a prescindere dalle simpatie. Gli ho sempre voluto bene, credo anche lui a me, ma proprio per quel suo modo di fare gli sarò sempre legato”. Tra i tifosi c’è chi fa il nome di Scirea, chi di Conti, chi di Tardelli, chi di Rossi. Ma Pablito chi indica oggi come uomo chiave per quella vittoria? “Zoff! Dino è l’emblema di quella nazionale: aveva 40 anni, caratterialmente era quello più adatto, serio come uomo e come giocatore, tutti lo stimavano. Per noi era il punto di riferimento, il capitano”. Italia-Brasile è stata la vera partita del secolo? “Certamente. Avevo 14 anni quando si è giocata Italia Germania 4-3, anche quella è stata una partita fantastica, ma Italia-Brasile è stata davvero immensa. Ha offerto qualcosa di unico, incredibile: Zoff che para all’ultimo secondo una palla sulla linea, è stata una gara davvero senza fiato”. Zico candidato alla FIFA, una scelta condivisibile? “Ci sono personaggi importanti che possono fare bene: Zico andrebbe benissimo, l’importante è avere qualcuno che ha giocato a calcio, il suo vissuto all’interno dell’ambiente è fondamentale”. E’ vero che Paolo Rossi è stato vicino all’Udinese dopo Vicenza? “Qualcosa c’è di vero! Noi all’epoca sapevamo davvero poco delle trattative in corso, facevano tutto i presidenti. Non ci raccontavano tutto, ma qualcosa ci fu. Poi andai  a Perugia, ma se fossi arrivato a Udine, chissà, avrei potuto giocare con Zico, non male. Alla fine andai però in Umbria”. Oggi l’Udinese può essere il Vicenza o il Perugia di allora? [pullquote]Non ci raccontavano tutto, ma qualcosa ci fu. Poi andai  a Perugia, ma se fossi arrivato a Udine, chissà, avrei potuto giocare con Zico, non male[/pullquote]”Allora sono state fatte imprese epiche, ma oggi non sono possibili. Il divario si è accentuato tra le grandi e le altre. Le prime sei sono inarrivabili. Una volta si riusciva a fare buone squadre, anche di provincia, attingendo dalle squadre più importanti. L’Udinese, comunque, fa da scuola facendo cose importanti senza spendere follie che non servono” Di Natale, campione eterno,ma come mai in azzurro non ha avuto fortuna? “Difficile dirlo: uno come lui poteva fare bene, ne aveva le qualità. E’ arrivato in un momento no della Nazionale, dove c’erano meno stimoli dopo il 2006. Un attaccante è favorito dal momento della squadra, quando è stato convocato non era una grande nazionale, lui ha pagato questo. Rimane comunque un grande campione, da atleta, da professionista gli è mancato forse il grande salto in una grande squadra”. CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO! CAMPIONI DEL MONDO! [youtube youtubeurl=”mh18vjc00bc” ][/youtube]

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