Riecco Barreto: “All’Udinese non direi mai di no”

Riecco Barreto: “All’Udinese non direi mai di no”

Fermo da diversi mesi, l’attaccante brasiliano ha rifiutato un’importante offerta dal Giappone e ora attende una nuova chance in Italia: “Mi sto allenando per farmi trovare pronto quando riaprirà il calciomercato”. Intanto rivolge un grande in bocca al lupo alle due principali società della regione: “Ai bianconeri auguro di salvarsi, al Pordenone di approdare in serie B”

Una carriera in stand-by e una grande voglia di ricominciare a calcare l’erba dei campi da calcio. Per Paulo Vitor Barreto è giunta l’ora di rimettersi in gioco dopo aver salutato la serie A nel giugno 2015 e aver vestito per qualche mese la casacca del Venezia, in serie D. Molte le offerte piovute dall’estero per l’attaccante brasiliano classe ’85, ma il suo desiderio è quello di ripartire dall‘Italia, la nazione che gli ha dato l’opportunità di conoscere il grande calcio. In attesa di individuare una nuova destinazione, Barreto è tornato a vivere a Udine, che considera da sempre la sua seconda casa. Come lui stesso ha rivelato in esclusiva a MondoUdinese.it.

Barreto, l’ultima volta in serie A vestiva la casacca del Toro. Poi cosa è successo?

Non ho più giocato. Ci sono stati dei problemi e alla fine siamo arrivati alla rescissione. Sono andato a Torino per giocare e da gennaio 2013 fino a giugno sono riuscito a collezionare un bel po’ di presenze, ma la stagione successiva sono esplosi Alessio Cerci e Ciro Immobile e chiaramente sono stato un po’ chiuso. Cose che succedono nel calcio, purtroppo non sono stato particolarmente fortunato…

Poi c’è stata una breve esperienza al Venezia, che però è servita soprattutto per non perdere la condizione…

Sì, è stata un’opportunità, anche se in serie D. Sono andato a Venezia principalmente per fare la preparazione, visto che era da due anni che non giocavo. Ho deciso alla fine di andare via perché non mi sono trovato molto bene, non per la società, ma per il campionato… ho fatto un salto all’indietro troppo grande e quindi ho deciso di lasciare.

Quali sono le prospettive attuali?

Vedremo a giugno o a luglio quali possibilità ci saranno. Chiaramente voglio continuare a giocare, perché sono ancora giovane e non vorrei smettere.

Il fatto di incontrarla qui a Udine è casuale? O c’è la possibilità di rivederla in bianconero?

Beh, io devo solo ringraziare l’Udinese. E’ la società che mi ha fatto esordire in serie A, ho dei ricordi bellissimi che mi legano a questa città. Ho anche disputato la Champions League, più di così non potevo chiedere. In questo momento so che le cose non stanno andando benissimo, ma qui a Udine c’è una società molto seria che non ha mai fatto mancare nulla a nessun giocatore. Ho vissuto qui diversi anni, ci sono pochi club così. Mi auguro davvero che riescano a salvarsi, sarebbe molto importante.

Ma pensa che quella dell’Udinese sia una porta che si possa riaprire oppure no?

Nella vita non si mai. Uno spera sempre… Come dicevo, ho vissuto tanti anni qui, attualmente sono a Udine, sarebbe una splendida opportunità. Non direi mai di no all’Udinese chiaramente.

In regione c’è un’altra società che si sta mettendo in luce che è il Pordenone. Sappiamo che lei conosce bene mister Bruno Tedino, vi siete sentiti recentemente?

Sì, lo conosco molto bene. E’ un grandissimo allenatore. Mi ha aiutato molto quando sono venuto in Italia a 15 anni, a Treviso. Mi ha dato una mano sia ad ambientarmi, sia a crescere come giocatore. Stanno facendo un campionato bellissimo e mi auguro che riescano a vincere i play-off. Faccio un enorme in bocca al lupo a mister Tedino, con il quale ho parlato proprio in questi giorni, gli auguro di cuore di poter portare il Pordenone in serie B.

In questo periodo di inattività ha ricevuto delle proposte?

Sì, da gennaio ero in trattativa con una squadra giapponese, mi avevano offerto due anni di contratto. Inizialmente avevo accettato, però, al momento di partir,e non ho avuto il coraggio di volare dall’altra parte del mondo. Lasciare qui la famiglia e andare in Asia da solo sarebbe stato difficile. Molto più di quando ho lasciato il Brasile per venire in Italia a 15 anni. A quell’età sei ancora incosciente, spensierato, adesso è diverso.

Ha avuto comunque modo di allenarsi?

Sì, mi alleno tutti i giorni al Parco del Cormor. Ho trovato anche un amichetto, di circa 80 anni, che incontro quotidianamente (ride, ndr). Allenarsi da solo però è più complicato ovviamente. Comunque non sono mai stato fermo, il mio obiettivo è farmi trovare pronto per luglio quando riaprirà il calciomercato.

Dunque a un’ipotetica società interessata, lei cosa potrebbe promettere?

Prometto l’impegno sicuramente. Darei il massimo, spero davvero di trovare una squadra e continuare a giocare a calcio che è la mia grande passione.

Ma a livello personale è migliorato? Spesso si è detto che il suo carattere l’ha limitata nella sua crescita…

Il mio problema caratteriale è che sono un po’ chiuso. Non parlo tanto e questo è un po’ un limite nel calcio… ma io sono fatto così. E sono anche un po’ orgoglioso. E’ chiaro che in questi anni qualcosa ho sbagliato… Se ho fatto del male a qualcuno con le parole, chiedo scusa. Approfitto di questa occasione anche per fare qualcosa che non ho ancora fatto, ovvero ringraziare tutte le società che mi hanno dato un’opportunità in questi anni: dal Treviso che è stato il primo club a credere in me in Italia, all’Udinese che mi ha consentito di disputare la Champions League, al Bari, al Torino, al Venezia. Un grazie anche a tutti gli allenatori che mi hanno voluto. Sicuramente ho dei rimpianti… credo che il più grande sia proprio a Udine, dove non sono riuscito a dare il meglio di me, questo mi dispiace parecchio…

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