Sonetti: Ai miei tempi Pozzo era un’ira di Dio!

Sonetti: Ai miei tempi Pozzo era un’ira di Dio!

Garella, Galparoli, Orlando, Manzo, Storgato, Lucci, Minaudo, Zannoni, Catalano, De Vistis, Branca. Allenatore Nedo Sonetti. E’ l’Udinese che è tornata in a, la prima promozione di Pozzo che con l’allenatore toscano, come lui stesso ricorda, ha avuto un rapporto ‘vulcanico’: “Quando sono arrivato, Pozzo era un’ira di Dio! Straordinario, ma senza esperienza ancora nel calcio. Aveva una personalità decisa, molte volte abbiamo discusso anche se in maniera divertente. E’ uno dei presidenti che ricordo con maggiore affetto. Fortunatamente non abbiamo mai perso quattro partite di seguito, se fosse accaduto sapete che sfuriata! Sono sempre stato in sintonia con lui, la sua conduzione sapevo che avrebbe portato successo. Oggi quando lo vedo ci salutiamo calorosamente”.

Una squadra, quella, decisamente forte: “Diciamo che era bella squadretta! Sono ricordi stupendi, il mio primo anno ci salvammo alla grande. Ricordo che sfiorammo anche l’impresa: dovevamo giocare contro la Lazio  dopo una rimonta straordinaria, ma a Roma perdemmo 2-0. Però abbiamo perso e gelato le basi per la stagione successiva”.

In attacco c’erano De Vitis e Branca: “Totò è stato uno dei più forti che ho mai allenato. Aveva un istinto straordinario in area di rigore. Nonostante non fosse altissimo era determinate. Branca è stato la mia disperazione: negli spogliatoi lo prendevo e lo sbatacchiavo. Lo paragonavo a Mancini, gli dicevo che era come lui! Era elegante. Gli dicevo che la differenza la faceva la testa, ci è voluto tempo, ma mi ha ascoltato! Di Udine ho altri ricordi bellissimi: posso dire che ci sono zone fantastiche, il Fruli è bellissimo”.

Aneddoti di quei campionati: “Quando ero a Udine, Gino era un bambino che ogni tanto veniva a giocare con noi.  Gli dicevo lascia perdere col calcio giocato, non è il tuo mestiere! Oggi è un dirigente incredibile! E’ stato bello vivere in Friuli, c’è stato con tutti un rapporto sempre schietto. L’Udinese oggi ha intrapreso una strada unica: Pozzo è uno dei pochi che guadagna nel calcio facendo risultati. Già allora guardava sui televisori tutte le partite possibili. Era già avanti una spanna rispetto agli altri”.

Dal passato ad oggi, con l’Udinese di Andrea Stramacioni: “Quest’anno la squadra ha avuto momenti bellissimi, Stramaccioni anche se giovane ha fatto molto bene. In altre gare si è complicata la vita da sola, senza sapere perché. L’unica cosa che aggiungo da italiano di Toscana,  è che vedere tutti questi stranieri non mi piace!”.

Il perché è presto spiegato: “Gli italiani hanno un approccio diverso al professionismo. Naturalmente devono essere bravi, ma creano un’identità nella squadra, questa è fondamentale. Il nucleo centrale dev’essere fatto da questi giocatori. Certo all’estero ci sono giocatori importanti, ma il nucleo dev’essere di italiani”.

Una delle ultime bandiere in questo contesto è Totò Di Natale: “E’ un fuoriclasse unico: non solo perché è bravo, ma è straordinario soprattutto come personalità. Un grande giocatore è tale per via della personalità. Spero rimanga ancora a Udine, anche come dirigente. Allenatore? E’ un ruolo da animali, meglio come dirigente!”.

Sul calcio italiano l’opinione è chiara: “Una volta c’erano campioni, oggi l’Eldorado è altrove. Ma non per questo non ci sono bravi allenatori: Sarri mi piace moltissimo, poi c’è Max Allegri: è un toscano vero, pacato ma anche molto preparato”.

In Europa, invece, l’ago della bilancia pende verso “il Barcellona. E’ la più forte, troppo facile come domanda. Il Bayern Monco senza alcuni giocatori ha accusato il colpo, il Barcellona è più squadra, ha un gruppo più solido”.

Ma c’è oggi un nuovo Sonetti in giro per le panchine? “Impossibile! Oggi in A qualcuno arriva senza aver mai allenato, vedi Seedorf o Inzaghi, campioni straordinari, ma fare l’allenatore è un diverso”.

 

 

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