Dobbiamo giocare con cattiveria, non possiamo prendere gol così

Dobbiamo giocare con cattiveria, non possiamo prendere gol così

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Rimane l’amaro in bocca, come il Cesena. Questo mi viene da dire a mente fredda dopo la gara col Chievo, il giorno dopo.

Le vecchie ruggini? E’ vero che accadeva anche l’anno scorso che arretrassimo e prendessimo gol evitabili, ma quest’anno è cambiato molto, il comandante è diverso per cui chiuderei quella parentesi, non vorrei trovare analogie. E’ vero che in vantaggio in tre occasioni ci siamo fatti recuperare. Qui c’è da lavorare, ieri abbiamo preso il gol quando siamo passati a cinque in mezzo, per cui il modulo c’entra e non c’entra, da quella distanza tirano in troppi, col Genoa ci sono stati gol simili e il male è che nessuno è andato a contrastare.

Puoi avere anche il baricentro basso, ma se sei aggressivo non prendi gol. Ci manca la cattiveria giusta, volevamo vincere per arrivare a venti punti, non ci siamo riusciti, archiviamo la gara di ieri, lavoriamo però sugli errori. Dobbiamo diventare più tosti negli uno contro uno. Tanti giocatori hanno queste caratteristiche, per cui devono tirarle fuori

Sul discorso critiche dico che la linearità nei giudizi la dobbiamo far mantenere noi lavorando e ottenendo i risultati: all’esterno è normale che addetti ai lavori apprezzino o meno il lavoro, ma i tifosi devono sapere che stiamo lavorando a testa bassa per l’Udinese, voglio che lo sappiano bene. Critiche e apprezzamenti ci stanno, ma quando lavoravano nel calcio e avevano le stesse difficoltà, magari parlavano diversamente: dall’esterno è più facile vedere i difetti. Noi andiamo avanti con le nostre certezze, senza farci influenzare.

Il punto è che mi aspetto sempre più coraggio da questa squadra: non vuol dire andare allo sbaraglio, ma avere fuoco negli occhi per evitare che l’avversario passi. Non cercherei il discorso punta, abbiamo 15 gol fatti, solo che ne abbiamo subito qualcuno di troppo.

“O passa il pallone o passa la gamba” dice spesso Pinzi, questa è la battuta che dobbiamo fare nostra, la squadra deve tirare una linea e essere indiavolata per tenere il risultato. Il Chievo ha anche indovinato il tiro della domenica, ma nessuno ha contrastato il tiratore a quella distanza.

Chiudiamo con la nota positiva, un aggettivo su Di Natale: un artista del calcio, inimitabile. E’ uno degli artisti rimasti, ora i 200 gol dimostrano che è il settimo marcatore della storia del calcio. A 25 gol da Nordahl, e in due anni Totò li può fare. E’ inimitabile e dobbiamo tenerlo in una campana di vetro.

Cristiano Giaretta
©Mondoudinese

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