Italietta: un buon pari, qualche annotazione (F.Canciani)

Italietta: un buon pari, qualche annotazione (F.Canciani)

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Non voglio neanche toccare l’argomento svastica sulla pelouse spalatina. La Dinamo Zagreb viene a Udine e son problemi, la nazionale croata a Milano e son problemi, porte vuote a Spalato e qualcuno vuol sancire in mondovisione la propria stupidità: tre indizi fanno una prova, il calcio croato non è culturalmente ancora a livelli di civiltà tali da essere ammesso al tavolo che conta. Peccato, perché alcuni degli interpreti in campo in maglietta biancorossa ha un livello tecnico da campione assoluto. E penso più a Rakitic che a Kovacic, un mezzo giocatore il quale, in attesa di veder spuntare l’altra metà, colleziona gare da cinquemmezzo.

Tutto sommato non male l’Italietta, esaltata forse oltremisura dai due cronisti che schiavi di Roma Iddio li creò: segna un gol valido e l’arbitro Atkinson, omonimo dell’attore brillante ma non altrettanto comico, decide di no; la polleria Osvaldo azzurra si ferma, i croati invece continuano e sul contropiede si va sotto. Prima ancora un rigore parato da Buffon, a fine tempo uno scucchiaiato da Candreva (migliore in campo) e molte occasioni sprecate per gli azzurri, qualcuna anche dai domestici.

Nella ripresa è chiaro che 1-1-e-tutti-a-casa è cosa gradita, tranne che all’esperto Srna: egli infatti cerca in tutte le maniere di farsi cacciare riuscendoci a tempo scaduto. Bravo.

Commento tardivo alla gara? No, pròdromo a tutt’altro.

L’Italia nel recente passato in gare del genere sarebbe probabilmente arrivata a parti invertite, da lepre e non da veltro. Oggi però Conte deve fare i conti (va’ che gioco di parole involontario…) con un bacino d’utenza sempre più scadente, povero di picchi e soprattutto numericamente piuttosto esiguo; gente come El Shaarawy ha giocato pochissimo (anche per problemi fisici) e fuori gli altri titolari, la panchina offre poche alternative giovani e nuovissime. Sarebbe opportuno aprire un dibattito sui settori giovanili, sulle formazioni primavera imbottite di stranieri, ma a che pro? Si entrerebbe in quello schema senza vinti né vincitori della tria che mandò in palla anche un sofisticatissimo computer militare in un film anni ’80.

Conte fa con quel che ha a disposizione, ed onestamente non sfigura rispetto a quanto prodotto in campo dai predecessori; si ha però la netta sensazione che il prode conducatore salentino si sia già stancato del ruolo di CT e aspetti il momento opportuno per prendere cappello. Presuntuoso come pochi, credette di poter ottenere dai colleghi tempi e metodi che lui in primis, da allenatore di club, osteggiò e sbertucciò urbi et orbi nelle innumerevoli conferenze stampa regalate al mondo sotto il vessillo bianconero (non peraltro primo in Italia. Il bianconero, intendo).

Pazienza: fra qualche tempo il Ta-vecchio e l’Antonio giovane sanciranno con reciproca stima l’addìo, e si scatenerà il nuovo toto-CT. Ho le mie convinzioni, e pur anelando a Guidolin come insegnante di calcio in azzurro ai massimi livelli, penso di augurargli il meglio nello sperare che ciò non si avveri. Se avranno finanze e sponsor, si orienteranno su Don Fabio il quale per amor di patria accetterà sine dubio.

Vedete? La lunga estate calda è iniziata, al gioco a chi la dice più grossa non mi sottraggo ed inizio io.

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