Poca cosa l’Udinese duecentosette.

Poca cosa l’Udinese duecentosette.

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L’Udinese è questa roba qui. Salva, ad una quota di tutta tranquillità ed altrettanta mediocrità: una squadra che fino a qualche anno fa, non certo decine, meravigliava il mondo calcistico cògnito impartendo lezioni di calcio a grandi e piccini, raggiungendo qualificazioni europee talmente strabilianti ché un quinto posto, equivalente ad una posizione-Europa League, era accolto quasi con indifferenza.

Ne piglia quattro in casa da una buona Sampierdarenese, sicuramente in forma grazie al Giro d’Italia cui di certo, data la maglietta da unione ciclistica, un manipolo di loro partecipa. Mi davano infatti Edér in fuga raggiunto a poco dalla fine dalla squadra della maglia rosa  Gerrans. Eto’o, il vecchio bucaniere, sembra più pronto per le partite del cuore del lunedì con Savino, Pizzul o Frizzi che per la Serie A italiana, ancorché campionato in recessione; Soriano è uno buono come il pane, sicuramente appetito dalle major italo-straniere e buon canale di introito per il signor dottor commendator Ferrero (se lo chiamiamo Viperetta ci potrebbe riprendere qualche doriano permaloso), il resto roba media. Entrate dure, muscoli, pigrizia agevolata da un’Udinese in edizione balneare. Accompagnati, i bianconeri, nello spalmarsi la prima crema solare dell’anno da un bambino colombiano che gioca da cinque, sul quale apro una parentesi: stessimo parlando di un baccalaureato, potremmo dissentire sul comportamento tenuto a gennaio, quando si chiuse in albergo pretendendo la definizione del trasferimento a Genova. Ma stiamo parlando di Luìs Fruto Muriel, uno dei cento e cento buoni giocatori dotati di piedi discreti ma mediamente attrezzati ai quartieri alti.

Oggi il pubblico friulano ha sbagliato: fischiarlo e contestarlo, ricevendone totale indifferenza e quattro pere dalla nuova squadra del falso magro sudamericano, è la sconfitta più pesante. Sarebbe dovuto essere il contrario, indifferenza dei diecimila che, come me, avrebbero dovuto chiedersi “Muriel chi???” E sarebbe stato lui ad innervosirsi, a domandarsi se il suo comportamento invernale fosse poi così giustificato…

E peggio ancora si sono comportati, i friulani in tribuna, contro il proprietario (?) della ciclistica Andrea Doria. Lo si conosce, Ferrero: niente di strano se si alza e sbandiera una kefiah grigiocerchiata, inutile insultarlo. A meno di non volerlo far godere oltremodo. Ma soprattutto chiedo coerenza: riferirgli che si conoscano le abitudini da bar della di lui madre mentre lo si fotografa è talmente ridicolo che meriterebbe un ciclo di sessioni d’analisi. Amen.

Oggi Strama le ha prese da Sinisa, poco ma sicuro. Schierare l’inutile Geijo dall’inizio (ha trentatré anni, lo si vede girare in zona dal 2010, quando lo volle Gianni de Biasi suo trainer al Levante). Segnò all’andata un bel gol, il Ranegie di Géneve, poi basta. Zero. Ma dar la causa a lui sarebbe ingeneroso, date le prestazioni inguardabili di mezza squadra. Ad iniziare da coloro i quali dovrebbero guidare i giovani verso la maturità, ma che iniziano loro stessi a farsi travolgere da una stagione che considerano, evidentemente, mentalmente conclusa.

Stramaccioni le ha buscate da Mihajlovic perché fondamentalmente il collega è più preparato di lui. Tralascio la distanza che intercorre fra i punti cardine della mia poca, pacifica cultura e quella del filosofo di Vukovar, per il quale la vita è una guerra, le gare sono la vita e Željko Ražnatović un eroe (lo chiamavano la tigre Arkan). La coscienza è affare personale, calcisticamente parlando sta facendo strabene alla guida di una formazione buona ma non eccelsa, lo vedremo presto (se il carattere non ne frenerà la crescita) alla guida di una squadra top.

Non altrettanto il mister bianconero: per citare Bruce Springsteen, one step up and two steps down. Credevamo, speravamo che il mini-filotto di tre gare fosse foriero di un cambio di mentalità, finale e decisivo, in vista della nuova stagione. La gara di oggi ha asseverato il fatto che Strama sta ancora in alto mare, così come la squadra che ha bisogno di vedere ricostituita la spina dorsale oggi decisamente inesistente.

Alcuni se ne andranno, altri forse no. Resta da capire se dalla nuova infornata di wannabe, usciranno talentuosi ragazzini terribili ed affamati, alla ricerca di un posto al sole; resta da capire se vorranno dar soddisfazione a Quagliarella portandolo a Udine. Resta da capire se, domenica prossima, gli eroici tifosi che han visto sconvolti i propri progetti di trasferta dall’improvvido cambio di programma ordinato dalle alte sfere verranno onorati da una prestazione dignitosa.

Solita, ultima rima per il signor DI Natale: duecentosette volte in rete in serie A, incommensurabilmente Totò. Oggi il brigante più vero, l’ultimo a mollare è stato lui: anche la pratica-rigorino è stata assolta, mi piacerebbe un duecentodieci a fine stagione. E non solo e non tanto per lui, ma per mie ragioni personali e di tifo, a differenza di una parte della tifoseria oggi dico je suis napoletano.

Franco Canciani @MondoUdinese

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