Roma-Udinese, identikit di una stagione (F. Canciani)

Roma-Udinese, identikit di una stagione (F. Canciani)

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Una gara, una stagione. Roma-Udinese, la sagra delle occasioni perdute. Un tifoso-terzo si sarà divertito: rovesciamenti di fronte, Manolas e Widmer in versione dilettantesca, la prima rete di Stipe Perica e le prestazioni sontuose di Allan e Nainggolan.

Noi meno. Supporter e cantori delle cose bianche e nere, ogni tanto, vorrebbero vedere la squadra che seguono, che so, di quattro contropiedi sanguinosi infilarne uno, o due. Tant’è.

Specchio di una stagione, dicevamo: questa squadra poteva essere cigno, ha deciso di rimanere larva. O forse no, è ingiusto. Ogni società arriva lì dove riesce. Evidentemente i boys di Stramaccioni meritano una salvezza più che tranquilla. I quaranta punti che qualcuno usa come arma ironica, non esistono più: oggi per far ridere in maniera coerente ci si dovrebbe firmare trentaquattropunti, fra due domeniche anche meno.

Stasera l’Udinese non ha disputato una cattiva gara, ma le sono mancati i rinforzi da metter dentro quando la Roma ha raggiunto il vantaggio. Koné di quest’anno non fa paura agli avversari, di Geijo abbiamo detto, diverso sarebbe stato partire con Théréau-Quagliarella e Perica subentrante. Amen.

Resta una partita di sostanza, che applicata a decine di pessime recite contro formazioni abbordabili avrebbe concesso ai bianchi e neri quindici punti in più. Ma non c’è stato verso, la stagione è andata via mediocre come non ci si sarebbe attesi dopo la partenza sprint.

Di fronte stasera la Roma, che fu squadra dal bel gioco, ma che vive ormai ad immagine e somiglianza del proprio allenatore. Nervi, nervi, nervi. Garcia mostra tutti i suoi limiti quando deve concretizzare (l’anno passato partiva da outsider) e deve mantenere le premesse. Il suo campionato è finito sul violino dello Stèdium, da allora in avanti ha trasmesso all’ambiente ed alla squadra nervosismo, instabilità, urla e non mai consigli. In campo i giocatori sono tutto tranne che tranquilli. Basti vedere l’occasione della mancata espulsione di Piris (cartellino arancione) e la maniera in cui De Rossi e Totti si rivolgono all’arbitro, senza tra l’altro ricevere alcuna sanzione disciplinare. A proposito: l’Udinese ha finito in nove contro l’Inter, fondamentalmente per proteste; mi hanno ripreso, essendo io dubbioso sulla pedissequa applicazione del regolamento, dicendomi che le regole vanno rispettate. Stasera l’aggressività ed il frasario dei due senatori giallorossi avverso il direttore di gara sono stati evidente dimostrazione che per una volta ho ragione io: non conta cosa si dica all’arbitro, né come. Conta chi lo dice.

Campionato andato, viva il campionato e pensiamo al futuro. Il prossimo anno ci saranno Frosinone, Carpi, Sassuolo, Chievo, squadre che dipendono dai prestiti delle major e dalla gana di spendere del presidente della Confindustria. Le stagioni vanno pianificate adesso, non ad agosto guardando quali e quanti virgulti sono arrivati. Ma l’Udinese calcio essepià è società seria, lo starà di certo facendo, come conferma Stramaccioni in diretta televisiva.

E adesso? Due gare all’alba, la prossima sarà l’ultima al cospetto del mezzo, nuovo Friuli contro il Sassuolo, indossando la maglia dell’Héllas Udinese. Plauso al fatto che in controtendenza si sia voluta premiare una squadra femminile, ma i colori scelti gridano, stavolta sì, vendetta. Che sia, quantomeno, un bel pomeriggio di buon calcio. Almeno di pallone giocato. Per quest’anno di gare vomitevoli ne abbiamo, tutti, avuto abbastanza. Roma+v+Udinese+Calcio+Serie+i0fHswUWY4kl

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