Un (in)sano disincanto (Di F. Canciani)

Un (in)sano disincanto (Di F. Canciani)

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Ho scritto, ieri sera, in maniera forse troppo severa della gara bianca e nera contro i lupacchiotti romanisti. Ci ho dormito (poco) sopra, poi leggo i commenti romani sulla gara.

E capisco di avere esagerato.

La Roma ieri sera ha salvato la ghirba contro una formazione che (errori a parte) ha giocato meglio di lei. Stramaccioni ha indovinato la formazione (forzata, per altro) dove Théréau e Perica l’hanno fatta da padroni contro i sopravvalutati Yanga-Mbiwa e Manolas, presi a schiaffoni tutta la gara.

Ho parlato troppo duramente perché alla fine impietosi sono i numeri, della gara e della classifica. Ma a questo punto, salvezza in saccoccia, mi dovrei occupare d’altro.

Quelli bravi leggono che la Roma ha tirato in porta 18 volte, pericolosamente solo sei. I contropiedi clamorosamente non finalizzati dai bianconeri, però, non appaiono in statistica ma aprono scenari esaltanti ed al tempo stesso inquietanti.

Il centrocampo friulano non è proprio da buttare: stante il fatto che manca un metrònomo, uno che disciplini gente come Allan (sul pareggio attacca in contropiede ma manda in confusione Pinzi e Badu) e prenda a ceffoni Guilherme, mio personalissimo totem (e su questo mi prendo calci e responsabilità), ieri i mestieranti giallorossi hanno faticato. Sul pressing alto, a 10′ dalla fine, De Rossi si è auto-sgambettato inducendo l’arbitro in errore, altrimenti sarebbe stato l’ennesimo contropiede ficcante (parola dall’ètimo totalmente militaresco in lingua madre, ma erògeno in alcune parti d’Italia).

L’Udinese è riuscita a infilarsi fra le linee mai troppo strette dei padroni di casa, allargando il gioco velocemente, cosa raramente riuscita prima in stagione. Ovvio, di fronte alle piccole del campionato ciò risulta più difficile ma ricordo ai sostenitori meno attenti che all’epoca di Zaccheroni si dàvano cquattro, cinque, sei sberle al Piacenza o al Lecce di turno e palla al centro. E questo proprio girando la palla più velocemente, impedendo ai difendenti di leggere in tempo le linee di passaggio (diàmine, se mi rileggo mi par di sentir parlare un giornalista vero. Poi mi sveglio…). Così riuscì a segnare finanche Giannichedda Giuliano.

Merito indubbio anche del geniale Garcia, uno (lo capisco e mi pento di avervi speso parole al miele, l’anno passato) che decide di giocare con la difesa a centrocampo e non becca un’imbarcata solo perché al cospetto si trova un manìpolo di cuori d’oro, di pedatòri generosi ma ormai giunti al termine di una stagione dispendiosa e media. Credo poco alle coincidenze: lo sbrocco di alcuni allenatori contro la piazza e di presidenti contro i propri mister (e parliamo di trainer di grido) sembra essere l’apostrofo nero fra le parole merci e Garcia. Leggo dell’ennesima imbarcata di supposti campioni, al costo di qualche decina di milioni di euro. Dimentichi dei trenta per Iturbe (che ieri sera ha disputato la miglior gara in giallorosso), e quelli da spendere o spesi per Doumbia, Ibarbo, un gruppuscolo di difensori che ad un qualsiasi Benatia porterebbero la borsa in spogliatoio… E tutto ciò a fronte di dati (eccoci!) inquietanti: la Roma gioca sempre peggio (tranne che per i soloni romani, da sempre inclìni all’indulgenza plenaria per questi colori), vince nulla né vi concorre più, soprattutto ha pochissime possibilità di trattenere il fulcro Nainggolan, che ieri sera la gara l’ha vinta quasi da solo. Auguri ai giallorossi.ò

Stramaccioni non è un cattivo allenatore. Tutt’altro. Ma è paradossalmente facile indovinare un 1-3 a casa della Juventus, come fece con la sua Inter, lo è meno vincere, che so, 2-0 col Chievo senza patire troppo. Quest’anno l’ho visto fare in un’unica gara, contro l’Atalanta. Misero in ghiaccio la partita in mezz’ora e poi tranquillo torello. È questo che fa la differenza fra uno dei tanti entrenadòres che girano, fra i mestieranti e i miei rivali (intesi giocolieri di parole), ed un allenatore che possa lasciare un’impronta nel mondo del calcio, quantomeno in questo piccolo mondo antico italiano.

E quindi scusa, Udinesecalcioessepià. Il disincanto di una stagione volgente al termine mi ha imbrogliato, cavando fuori dalla mia sacchetta il peggio di me, il friulano brontolone e per nulla indulgente cui quasi piace più criticare che godere. Li ho stigmatizzati a più riprese salvo scoprirmi uno di loro. Spero nell’assoluzione, se non perché il fatto non sussiste quantomeno per insufficienza di prove.

Franco Canciani @MondoUdinese

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