Vince bene l’Udinese due-zero-sei (Di F. Canciani)

Vince bene l’Udinese due-zero-sei (Di F. Canciani)

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Vi anticipo, lo dico per primo, Vi frego: io ne avrei espulsi zero. Zero. Ed ammoniti la metà di quanti sanzionati dal signor Cervellera (nomen omen). Detto ciò, spiegate a Jacopo Sala che entrare in quella maniera a centrocampo, con un direttore di gara mediocre come questo tarantino di non illustri ascendenti, non gli porterà mai buone cose. Il difendente di casa mostra una cosa peggiore della realtà, cioè un’entrata al salto da dietro che sfiora solamente Cirillo. Un giallo bastava, ma agli amanti del regolamento (che sono spuntati come funghi, sul lato bianconero e nerazzurro dopo la gara di martedì passato) dico che secondo le norme Fifa un’entrata potenzialmente pericolosa da dietro deve essere sanzionata col rosso. Detto ciò, io ero, sono e sarò paladino degli arbitri che ragionano prima di sventolare colorati cartoncini, per cui non avrei cacciato Domizzi né Sala oggi. Dal vecchio mescalero Rafa Marquez mi attenderei più esperienza ed attenzione; la sua entrata sulla coscia di Aguirre è da giallo, ma (encore une fois) avessi indossato il fischietto arbitrale, dotato dell’apposita medaglia Expo da sorteggio, avrei chiuso gli occhi e lasciato perdere. E così in tre quarti degli interventi sanzionati, tipo quello di Bubnijc su Toni a centrocampo.. Fa comodo a molti dire che l’espulsione di Sala ha indirizzato la gara: quelli, di qualsiasi sponda, che vogliono a tutti i costi metterla sempre e solo sul piano arbitrale. Io non l’ho fatto l’altra sera, quando Rocchi ha commesso scempiaggini immensamente superiori al povero Cervellera, non lo si faccia oggi. Come martedì, però si dica che costui ha arbitrato malissimo. L’Inter ha vinto a Udine perché uno dei suoi supposti campioni ha messo una palla nel sette, Poldi lo avrebbe fatto anche contro undici difendenti; oggi il Verona ha perso perché non è scesa in campo, pigra crogiolantesi nella salvezza ormai acquisita, arroccata attorno alla traversa piena timbrata da Tachtsidis e a pochissimo d’altro: due begli interventi di Karnezis nel finale, specie l’uscita sui piedi di Jankovic (il volo sul piazzato di Marquez, nato dall’ennesimo errore di Cervellera, effettuato più a beneficio dei fotografi che altro) ed una mischia. Stop. La gara di Toni, solito mestierante che le prende e le dà, che gioca da ala destra, sinistra, da centroboa pallanotistico e da mezzala di raccordo, si riassume con un paio di remate in area ben contenute da Danìlo e Bubnijc ed un tiro a giro finito fuori dallo stadio. Fumosissimo anche Nico Lòpez, meno concreto del solito. Il resto è roba ordinaria, incluso il tramontato Saviola (lontani i tempi blaugrana): questi assomiglia a quel manìpolo di cariatidi dal passato glorioso di cui Pozzo si attorniò prima di capire come funziona il giocattolino. Qualcuno gli faccia ascoltare Elio e le Storie Tese, e gli pianti al muro il preposto chiodo. Prestazione di sostanza, quella bianconera, in trend con le precedenti ultime prestazioni. Inclusa quella di Stramaccioni, lontano dal conquistarmi ma decisamente sul pezzo, cui non si può imputare la rabbia (positiva!) di Koné sostituito a un quarto d’ora dalla fine, né tantomeno la prestazione inguardabile di Bruno: che Eupalla gli renda la classe, la voglia di stupire e la determinazione agonistica che ne farebbero l’ennesimo crack della gestione Pozzo. Dimentico qualcosa? Ah, già.

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L’abbraccio Totò-Strama
Minuto sessantuno: il signor DI Natale Antonio, di professione campione ed appena entrato, attende un cross dalla destra che fornirà il solito trenino di Aarau; Benussi, che lo conosce, chiude bene lo spazio di fronte a lui. Totò, con la solita semplicità fa passare la palla fra le gambe e con il tacco destro gonfia la rete. Amen, gara finita. Griffata ancora una volta da (ormai!) mister due-zero-sei. Il lato bello del calcio. Mandorlini gli fa da contraltare col suo “se diamo fastidio lo dicano”. All’andata menarono come fabbri per novanta minuti e gli andò bene, oggi (a bocce ferme, per quanto riguarda il campionato) meno. Lo so, per questo signore non mostro apprezzamento: eppure lui mi ama, terrone (che sono). Ultimissima, giuro: un sommesso, piccolo, inutile consiglio. Ai tifosi, in primis, stavolta non a me stesso. Esistono due maniere di leggere la vita, e nel particolare una gara di calcio. Quella distruttiva appaga, massifica ma non porta lontano. Oggi a Verona si è vinto, prima volta nella storia della franchigia biacca e carbone in massima serie, eppure dubbi, nervosismi, preoccupazioni serpeggiano nei commenti. Fate come volete. arrabbiateVi, dite che il complotto di Palazzo oggi ha voluto “ripagare” l’Udinese espellendo due veronesi per zittire le voci sul comportamento parziale di Rocchi, arrabbiateVi, fate come volete. Io preferisco vivere delle piccole cose: la crescita di Strama, la perla di Totò, rimanere venti minuti, da solo, a febbraio a Zabriskie Point guardando il nulla, sentendomi nulla. Pregare il mio Dio in un tempio buddista di Asakusa, in Giappone, tutte cose inutili. Senza mai pensare che val nuje, tanto poi qualcosa che va male si troverà. Luveviditejò. Molte critiche esposte in stagione erano corrette, giuste, veritiere. A farle oggi, si pecca di tempismo. Perché da tre partite questa squadra ha trovato una propria dimensione: siccome si parla pur sempre di pallone, siate benevoli. Tornate a casa, guardate i Vostri cari e date loro una carezza: non serve sia quella del Papa Buono,ma la Vostra. Cosa provate? Ecco, questa carezza riservatela oggi anche a Guilherme, a Piris, a Théréau… Se la sono meritata. Ed a Voi, amici miei, dalla mia metaforica Lettera 32 Vi giunga il saluto grato e sincero di un cantore di cose bianche e nere, che oggi prova l’indulgenza dovuta al riempimento dell’ennesima casella: vittoria a Verona/Hellas: célo.

@Franco Canciani

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