πολυ καλα (molto bene), Udinese!

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Poly Kalà, Udinese!

Siamo in Grecia, per cui obbligatoriamente indosso l’abito classico da film peplum e accolgo in scena i corèuti. I quali mi ripetono che è solo calcio d’estate, che vale meno di una monetina di plastica dalla mungìna dei bimbi, che non si può giudicare una squadra dalle prime uscite; insiste, il coriféo loro guida, nel dire che anche l’anno scorso si iniziò bene.

Ma i corifei sono generalmente ottusi e per dialogar con loro serve un attore, in greco hypokrités, che controbatta, ribatta, replichi. Meglio se podosf’anarchico: io, insomma. Esco il braccio dalla toga e inizio a controbattere.

L’anno passato le amichevoli iniziali furono nojose, lente e mai rock. Quest’anno abbiamo visto i (bianco)gialloneri rompere il fiato contro i Konigsblauen di Gelsenkirchen; soffrire enormemente i dieci quintali di acido lattico nell’anonima amichevole contro l’Ingolstadt disputata al Big Jim Stadion. E stasera?

Se stasera sono qui a scrivere, dopo una giornata immensa di lavoro e con una temperatura esterna ché ci si potrebbero cuocere i mattoni, è perché le immagini da Atene mi hanno divertito. Sì, avete capito bene: Mi. Sono. Divertito.

La squadra ha giocato al pallone: il calcio arriverà. La palla finalmente gira; alcune posizioni cardine in campo (centrali, laterali che si propongano e offendano) sono state (parrebbe) adeguatamente coperte; Duvàn Zapata è esattamente quel colosso d’ebano che difende palla, fa alzare la squadra, toglie pressione e consente alla fase difendente di respirare in pace. Deve migliorare, è certo, nella finalizzazione (colossale rete divorata nella ripresa), ma è con l’Udinese da dieci minuti, diamogli qualche giorno per mostrarsi per quel che è.

La squadra ha giocato al pallone: solo la fase difensiva ha mostrato qui e là delle crepe. Insisto: manca un centrale di peso, più esperienza che chili o centimetri, per consentire a Wague di crescere in pace. Facundo Pirìs mostra totale desuetudine a giocar con i compagni d’un tempo, commette un paio di nefandezze per fortuna conclusesi in nulla di fatto; Wague, appunto, in collaborazione con Scuffèt (il quale para benino sulla punizione dal limite dei trifogli locali, ma appare imballato se non involuto e nel caso della rete goffo e colpevolmente impacciato) permette il pareggio a Berg, risultato tutto sommato immeritato da parte dei domestici.

Bellissima la prima rete confezionata in collaborazione fra surgical Ali Adnan e Bruninho Fernàndes, due dei più convincenti in campo oggi con il portoghese che si scorda, speriamo, le sessioni tristi di fado dell’anno passato e deposita in rete al volo, con un tecnicissimo no-look. Nuovo vantaggio realizzato da Aguirre, quando la furia di Dio sfrutta un’amnesia del giovane Konstantinos Triantafyllopoulos, che forse amminchiato per un cognome impronunciabile lancia l’uruguagio in area: tocco delicato e rete. A margine decine di occasioni mal sfruttate, di fronte ad un Pana per lunghissimi tratti molto simile all’Udinese di Stramaccioni, ruminante calcio involuto e sterile. Ad esser onesti Lod, all’ultimo respiro, ha una gigantesca occasione a tu per tu con  la porta friulana ma di testa la deposita altissima sulla traversa. Giusto così.

Se stasera sono qui a scrivere, è perché questi ragazzi, molti fra loro gli stessi dell’anno passato, quantomeno ci provano a cercarsi, a dialogare, facendo movimento e distribuendo la palla con più precisione. Ovvio: dopo l’ultima stagione condotta da happyness Guidolin e lo psicodramma stramaccioniano, dopo averne viste perdere la metà e giocar bene, forse, il 5%, beh anche il primo piccolo sommesso anèlito di calcio giocato ci sembra balsamico, più o meno come prevediamo una serata di pioggia dopo un mese sopra i ventotto gradi di minima notturna; ma, lo ripeto, a me basta poco e quel che ho visto mi è piaciuto. Un bel po’.

Come sempre parlo per quel che vedo, e sinora io, che col primissimo Colantuono ci ho mica fatto all’amore, mi rendo conto di aver detto l’ennesima bestialità. Certe volte dimentichiamo che i giocatori di calcio, per quanto privilegiati e professionisti, sono pur sempre in gran parte poco più che ventenni, spesse volte estirpati dai quattro angoli del mondo e proiettati in un microcosmo chiamato Udine. Non serve un allenatore che li renda parte della propria intelligenza, magari invece un severo fratello maggiore che quando serve li prenda a scapaccioni, quando se lo meritano si congratuli con loro, quando si sconfortano li rincuori e li scuota. Insomma, chissene della nouvelle cuisine, serviva un tecnico alla vaccinara. Accontentati.

Sabato a Klagenfurt il Worther See Stadion sarà ancora teatro dell’Austrian Summer Tour della redazione, che domani affastellerà armi, bagagli e computer per sciamare in forze, accolta dalle capienti carinziane braccia. Il Galatasaray sarà banco di prova ancor più significativo: spero solo di divertirmi, una volta ancora.

Franco Canciani

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