A questa Udinese manca il sorriso

A questa Udinese manca il sorriso

Il calcio è divertimento, lo è fin da bambini quando si dovrebbe (condizionale d’obbligo) giocare solo col gusto della giocata. Ovviamente il risultato è il vero traguardo di ogni incontro, ma quando c’è armonia c’è anche divertimento, e quando c’è divertimento raggiungerlo è meno impegnativo. L’Udinese da qualche anno a questa parte dà l’impressione di non divertirsi. I giocatori sembrano impauriti e i cosiddetti ‘lanci lunghi’ ne sono la logica conseguenza. Quando un calciatore non tenta la giocata, non quella fine a sé stessa, ma quella che serve a rendere la manovra più armonica e più imprevedibile, sceglie di buttare su il pallone. Lo fa più o meno inconsciamente. Lo fa o perché non ha molta fiducia in sé stesso o perché non ha molta fiducia nei compagni vicino o perché ha il terrore di sbagliare e basta. B25J4307L’Udinese ha dunque paura? Sì, e il perché è presto spiegato: l’ultimo anno di Francesco Guidolin non è stato bello. Molti si sono incaponiti nell’imputare la cosa alla fine di un ciclo. Ma l’anno scorso ha mostrato gli stessi limiti, così come anche quest’anno riemergono prepotenti gli stessi discorsi che, noiosamente, ci hanno accompagnando in queste ultime stagioni. La squadra gioca poco e male, ha paura anche delle cose semplici. Quest’anno l’arrivo di Colantuono sembrava aver contribuito a spazzare via vecchi vizi, ma pian piano questi sono riemersi. La vittoria di Torino contro la Juve, invece di dare fiducia ha creato forse un clima ovattato differente dalla realtà dove si viveva. Ovvero quella di una squadra incapace di scrollarsi di dosso quell’improvviso alone di ‘provinciale‘ che gli è stata cucita addosso e che per anni i campioni e le giocate hanno spazzato via. Il ‘prima i quaranta punti poi ci divertiamo’ è diventato via via  ’40 punti per la salvezza’. Stop. Una involuzione anche e soprattutto mentale, che non si deve confondere con la logica.  E’ scontato dover prima passare per quel traguardo per poi andare oltre, ma a Udine è diventato quasi un alibi seducente, dietro al quale qualche giocatore – forse – si è rifugiato per non dover prendersi altre responsabilità. Forse. O forse c’è solo una qualità andata via via scemando. Lo hanno rilevato in tanti: partiti gli ultimi campioni, si è puntato troppo o su giovanissimi esotici o su vecchie conoscenze. In nessuno dei due casi si è avuto un riscontro del tutto positivo, con in più il Capitano che da valore aggiunto si è ritrovato anche oggi a dover essere l’unico valore alla soglia dei 38 anni. Manca qualcosa a questa squadra: manca qualcuno di qualità che renda più facile un gioco che negli anni è diventato da punto di forza a prevedibile e scontato, manca qualcuno che sappia infondere fiducia con obiettivi concreti, manca allegria. Lo stadio colorato e bellissimo stride quasi con un grigiore improvviso che sembra essersi impossessato di tanti protagonisti. Zac era solito dire che ‘se ci fosse stata più pressione a Udine si avrebbe potuto vincere il titolo’. Oggi servirebbe anche solo un po’ di pressione positiva per ridestare da paure inconsce una squadra che si sente improvvisamente piccola. Il fatto che sia stato preso positivamente un punto col Genoa (non col Barcellona…) dopo 6 sconfitte in casa è eloquente.

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