Accontentiamoci

Accontentiamoci

Alla ripresa ci sarà il Bologna. Una finalissima. Possibile che l’Udinese cali un altro jolly vome col Chievo assicurandosi di fatto una tranquillità imprevista e imprevedibile, ma rimangono tutti i problemi che la tifoseria ha ben individuato. peccato che anch’essa se ne dimentichi a giugno, inebriata dai soliti proclami, compreso quello che “siamo solo l’Udinese. Accontentiamoci.

di Redazione

A Udine il club bianconero da anni è impegnato a mostrare i lustrini col suo stadio modello, i suoi progetti di marketing, le operazioni commerciali. Dimenticandosi che queste non vanno in campo, tant’è che da anni l’Udinese stenta a salvarsi. Lo ha fatto l’ultima volta con pochi patemi nell’ultimo anno di Guidolin e nella gestione Stramaccioni, pur con campionati non di certo memorabili. Cos’ha fatto la differenza rispetto a quel che è seguito? Semplice: Totò Di Natale. Il giocatore che più ha dato a questa maglia, forse ricevendo come addio molto meno di quanto si sarebbe aspettato. Lui, assieme a Pinzi, Domizzi, Pasquale non erano solo i punti di riferimento in campo per i compagni, ma erano quelli che nello spogliatoio aiutavano i tecnici a mettere ordine. Forse troppo per qualcuno, tant’è che sono stat fatti amabilmente fuori, usando una terminologia letteraria.

Di Natale, assieme a chi gli stava vicino garantiva quella dose di reti necessaria non solo per ambire in alto, ma per garantire le reti che valgono la salvezza. Del resto “siamo solo l’Udinese” ripetono sempre in Piazzale Argentina. E quel diminutivopesa come un macigno, perché non implica nessuna responsabilità soggettiva. Faccio quel che posso, e se di più non arrivo a fare la colpa è sempre di qualcun altro.

In Serie A ogni gol più o meno vale un punto. La matematica non è riscontrabile, ma di fatto è così. E da quando manca Totò sono cazzi. Perché il club ha comprato tante punte, ma tutte doppioni, senza un’idea di gioco che in partenza le mettesse in gradi di essere protagoniste (vedi Lasagna…), con la speranza che tanto per disgrazie altrui prima o poi la salvezza arriverà. In effetti è stato così: il Benevento, il Crotone, il Verona, altre squadre materasso (come il Parma di quattro anni fa), hanno aiutato non poco l’impresa bianconera, intesa come Spa ovviamente, che nulla ha anche fare con i centro benessere che qualcuno spera di portare al ‘Friuli? (perché si chiama ancora così, vero?).

L’Udinese ha perso a livello qualitativo via via tutti i suoi perni, sostituendoli con ingranaggi estemporanei e spacciati comodi marca, quando al di là del nome che portano dietro la maglia rimane poco. Prendete De Paul: un buon giocatore tecnicamente, ma quell’arroganza nel prendersi il 10 che fu proprio di Di Natale e non confermarlo in campo se non con rabbia e qualche giocata estemporanea, lo mettono al centro dell’attenzione proprio perché la sensazione generale è che qualcuno sia più speciale di altri in questa rosa ricca di doppioni dove non serve e avara di ricambi dove serve.

Mancano i gol, dunque e non è una novità. Anche Nicola deve affrontare questo problema, ma se l’anno scorso Barak e Jankto a centrocampo hanno sopperito a quello che Maxi Lopez (per dire…) non ha fatto davanti, ecco che quest’oggi mancano anche i centrocampisti capaci. Barak si è perso, idem altri suoi colleghi che secondo il club sono vittime di infortuni che non permettono previsioni sul loro futuro. I soliti maligni suppongono che dietro ci siano ben altre questioni, ma si sa che le dicerie nel calcio sono il sale quotidiano…

Rimane il fatto che senza reti (finora 19) non si andrà lontano e spiragli all’orizzonte non sembrano esserci. Perché la struttura del gioco non permette speranza in tal senso (il 3-5-2 dal quarto anno di Guidolin non ha più reso), perché manca la qualità, perché se si escludono giocate singole o errori clamorosi dell’avversario (vedi Fiorentina di recente), l’Udinese non segna nemmeno se tornasse Blatter e le allargare la porta di 10 metri. Il problema è tecnico, ma anche mentale: quando un club si propone come la salvezza quale unico obiettivo da raggiungere, anche i giocatori si adattano alla mediocrità. Non ci sono stimoli, tutti ripeto “siamo solo l’Udinese” alla nausea, aggiungendo che 24 anni di Serie A sono un miracolo. Allora se tali sono considerati vuol dire che tutto quello che è arrivato prima è figlio del fato? No signori. Prima c’era effettivamente un progetto. Criticabile a volte in quanto le cessioni dei ‘big’ precludevano una crescita ulteriore, ma l’idea di gioco e di struttura della rosa erano consolidate. Da quando Pozzo Sr ha lasciato la mano ai figli (conio Watford a fare da intralcio) guarda guarda tutto è cambiato. Il caso, ovviamente.

Nicola oggi sa che dal 3-5-2 non si schioderà, così come non potrà fare a meno di De Paul dietro a una sola punta, probabilmente Okaka più di Lasagna perché è arrivato proprio da Londra per giocare. E lui, per sua stessa ammissione, se non gioca s’incazza.

Alla ripresa ci sarà il Bologna. Una finalissima. Possibile che l’Udinese cali un altro jolly vome col Chievo assicurandosi di fatto una tranquillità imprevista e imprevedibile, ma rimangono tutti i problemi che la tifoseria ha ben individuato. peccato che anch’essa se ne dimentichi a giugno, inebriata dai soliti proclami, compreso quello che “siamo solo l’Udinese. Accontentiamoci.

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