Amici per sempre?

Amici per sempre?

C’è una sorta di agorafobia in casa Udinese? Stefano Colantuono, a questo punto, dovrebbe spiegare perché si stia creando da solo avversari in casa continuando a scegliere di nascondere pressoché quotidianamente la squadra agli occhi dei tifosi. Inizialmente, quando il campo C del centro Bruseschi fu avvolto da un telo cupo che ricordava l’innalzamento del muro di Berlino, il tecnico spiegò che per la rifinitura del sabato avrebbe optato per questo campo, mentre per il resto della settimana nulla da nascondere. Ok, si era detto: la tesi può essere valida, anche se solo qualche settimana prima, durante una calda mattinata di allenamenti, si avvicinava ai tifosi presenti spiegando loro che quel giorno avrebbe dovuto portare la squadra su un campo nascosto, non per fare loro un torto, ma solo per motivi contingenti. “Non ho mai nascosto gli allenamenti ai tifosi in carriera” aveva detto allora e questo dialogo era stato apprezzati moltissimo dai presenti.

I quali, è bene spiegarlo, sono sempre più o meno gli stessi: una trentina al massimo gli spettatori, qualcuno in più quando ci sono le partitelle, ma di solito al Bruseschi si incontrano i soliti appassionati, quelli che da anni seguono da vicino le sorti bianconere.
Oggi tutto questo non c’è più: Colantuono sembra essere stato vittima di quella paura inconscia che in passato ha mietuto altre vittime illustri: Pasquale Marino e lo stesso Francesco Guidolin alla fine del loro ciclo sembravano pervasi da timori e ansi. Come se fossero attorniati da persone pronte a colpirli. Ma entrambi non nascosero mai la squadra, se non raramente e.

Oggi Colantuono, dopo essersi affacciato positivamente alla nuova realtà, si è fatto pervadere da cosa? La paura di essere giudicato o visto troppo da vicino? Fatto sta che solo il giovedì ha tenuto le porte aperte, quando cioè la sua squadra affronta la Primavera sul campo B. Una sgambata amichevole che si può aprire agli occhi indiscreti.

La scelta inizia a spazientire i tifosi: c’è chi fa ironia (‘chissà che schemi fantasmagorici proveranno’), chi non fa trapelare l’amarezza (‘ma se al campo siamo solo i soliti noti’), ma non c’è nessuno che difenda questa strada intrapresa.

Il rischio più grosso dell’Udinese, che di certo non sta impressionando in campo, sarebbe quello di staccarsi dai suoi tifosi. Pretendere che ci siano sempre e solo allo stadio, dove devono incitare senza e e senza ma, mentre in cambio non hanno nulla se non una commercializzazione estrema del prodotto, è la via per creare distacco.

Colantuono deve dismettere  quell’aggressività naturale che lo porta a trovare avversari anche tra chi gli sta vicino. Si lasci andare di più, si fidi di più. In Friuli il punto forte è sempre stato la piazza: lo dicono tutti che da queste parti si vive bene, che anche quando si è perso malamente al massimo c’è stato qualche fischio. Estremizzare questo momento (che peraltro non è drammatico come altri vissuti in passato) rischia di avere un effetto boomerang. Gli amici si vedono nel momento del bisogno, ma se non ti fai amici non puoi nemmeno trovarli quando serve. No?

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