Avanti un altro! Ecco Delneri

Avanti un altro! Ecco Delneri

In arrivo Delneri per una Udinese che almeno in panchina parlerà friulano. Ma i problemi stanno altrove. Iachini, come i suoi predecessori ha sbagliato qualcosa, è indubbio, ma i problemi vero non stanno dove qualcuno vorrebbe far vedere che siano.

1 Commento

L’Udinese ha scelto: Gigi Delneri, salvo sorprese come due anni fa, dovrebbe essere il nuovo tecnico che subentrerà a Beppe Iachini. La decisione maturata nella serata di domenica e nella notte. Forse già lunedì la presentazione, da martedì in campo per preparare la sfida contro la sua ex Juve.

EPPURE IACHINI era stato scelto (a sorpresa) senza ombra di dubbi. E molti opinionisti (non molti tifosi però) già si lasciavano andare a facili entusiasmi e a titoli dedicati. Un po’ quello che era successo in parte con Stramaccioni (mai amatissimo da queste parti) e soprattutto con Colantuono. Non dimentichiamoci De Canio che anche se per poco ha dato il suo contributo alla salvezza sofferta dell’anno scorso.

IL TRITACARNE targato Pozzo è più che mai attivo: del resto la sensazione è che nessuno in Piazzale Argentina voglia mettere in discussione sé stesso né le sue scelte tecniche, per cui meglio colpire nel mucchio il capro espiatorio di turno. Chi meglio di un allenatore o di un direttore sportivo per dimostrare che gli errori non sono mai al vertice? Eppure è stato proprio Pozzo a scegliere solo quattro mesi fa Iachini, così come fu scelto con convinzione Colantuono. Entrambi presi alla faccia delle considerazioni della tifoseria, che da tempo reclama ben altro. Soprattutto più italiani in squadra, una identità che manca e soprattutto una qualità scemata negli anni causa Watford.

LA QUALITA‘, infatti, è solo un’impressione. Gli arrivi di quest’anno sembrano fumo negli occhi. Peñaranda è giunto in Friuli solo perché al Watford non poteva essere tesserato non avendo raggiunto il quorum di presenze con la sua nazionale. Kums è stato dipinto come il nuovo Pirlo, ma per ora non ha dimostrato nulla se non con le parole prima di arrivare a Udine: “un anno in Italia mi farà bene prima di andare in Inghilterra”. Zapata è già proiettato da tempo al rientro al Napoli, evitato quest’anno per poco.
Il resto è una squadra assemblata senza logica: la si è costruita pensando al solito 3-5-2, ma l’unica mezzala che è arrivata è Fofana, giovane da sgrezzare. Le fasce sono il punto debole da tempo e si è pensato di tornare alla difesa a quattro, ma troppo tardi e senza prendere dei terzini.
La squadra è piena di doppioni, con uno come Angella costretto alla panchina per far posto al confermato Danilo che, nonostante almeno due campionati incolori e qualche battibecco con i tifosi, è diventato addirittura capitano. Thereau voleva andarsene ed è stato trattenuto (contro voglia?), intanto ci si è fatti scappare Verre e altri giovani interessanti come poteva esserlo Rovini.

DELNERI raccoglie la solita eredità quindi. Uno spogliatoio complicato e che parla talmente tante lingue che all’ideatore di Babel verrebbe il mal di testa. Uno spogliatoio dove tutti vogliono giocare e sembra che qualcuno sia ‘coccolato’ da tempo più di altri. Uno spogliatoio capace di selfie per far vedere che c’è una squadra affiatata, ma la gente non è insensibile e capisce che per fare gruppo non servono telefonini, ma ben altro.

IL TECNICO DI AQUILEIA è uno che ama il 4-4-2, ma qui non si tratta di modulo perché la coperta rimane sempre corta mancando certe figure. Ma almeno Gigi è un friulano DOC, uno che almeno con la sua gente saprà dialogare. Poi si farà sentire con qualche bestemmia altrettanto DOC, servirà anche in squadra. Di certo rimane anche una frattura evidente  tra molti tifosi e la proprietà. Che pare scegliere sempre più senza una logica e senza un progetto. Perché quello vero è targato Watford benché ne dicano le smentite.

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1 commenti

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  1. vainmonewat - 2 mesi fa

    grande allenatore, Friulano, ex giocatore dell’udinese. Spero che faccia benissimo anche se, secondo me, incontrerà dei problemi enormi: spogliatoio disgregato, proprietà assente (Gino in Inghilterra e Gianpaolo in Spagna), 20 stranieri, di cui alcuni non conoscono nemmeno la lingua italiana. I Pozzo dicono che i calciatori italiani costano cari ma una volta avevamo la forza economica per acquistare dei giovani in serie C o in serie B. ora nemmeno quella? nell’elenco sotto indicato dei calciatori italiani comprati nelle serie minori c’è un po’ di tutto: onesti calciatori, campioni ed un fuoriclasse:
    Giannichedda (acquistato dal Sora), Iaquinta (acquistato dal Castel di Sangro), Bertotto (Alessandria), Pazienza (Foggia), Ametrano (Ischia Isola Verde), BAttistini (Alessandria), Margiotta (Reggiana), Manfredini (Spal), Esposito (Pescara), Zamboni (Lecce), Di MIchele (Salernitana), Fava (Triestina), Di Natale (Empoli), Mauri (MOdena), Calori (Pisa) e Floro Flores (Arezzo).

    Se si confrontano con alcuni degli stranieri che sono transitati gli ultimi tre anni all’Udinese non ci sono paragoni: Kelava, Naldo, Guillerme, Iturra, Marquinho, Geijo, Yebda, Maicosuel, Ranegie, Harbaoui,Williams ecc. Probabilmente ci sono altri che compongono attualmente la rosa che, essendo tifoso, preferisco non menzionare.

    Certo il progetto dei pozzo ci ha regalato tanti anni belli, in cui era un piacere andare allo stadio, la base era italiana, realizzata scandagliando le serie minori.
    Negli ultimi quattro anni i Pozzo hanno deciso di puntare esclusivamente sul mercato straniero forse più redditizio tralasciando completamente quello italiano.
    Tradizionalmente i Pozzo non hanno mai speso tantissimo ma acquistavano sempre bene portando ad Udine dei campioni come Bierhoff, Fiore, Amoroso e Sanchez, Jorgensen, Helveg ecc.

    Ad essere obiettivi la proprietà una cosa buona l’ha fatta: il tesseramento di Trevisan deus ex machina del settore giovanile, da cui sono usciti quattro elementi italiani – di cui tre friulani – che potrebbero essere dei buoni prospetti anche per la serie A ….. sempre che venga permesso loro di giocare a scapito di qualche straniero scarso.
    A mio avviso serve creare urgentemente una rete di osservatori che segua le serie italiane minori anche, ad esempio, i campionati dilettanti dai quali sono usciti calciatori del calibro di Lasagna, Torricelli, Berardi, Dionisi, Zappacosta, Di Massimo, Moscardelli ed altri.

    Le idee, almeno quelle, non portiamole in Inghilterra.

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