Babele Udinese, un affare ricco, ma le cose dovranno cambiare

Babele Udinese, un affare ricco, ma le cose dovranno cambiare

Stranieri e calcio: un tema sempre scottante. L’altra settimana Andrea Stramaccioni ha detto che secondo lui andrebbero limitati sì, ma solo a livello giovanile. Non è però un parere unanime i suo. Qualche mese fa Arrigo Sacchi ha lanciato l’allarme: gli stranieri in Italia sono troppi e per di più non sono tutti dei campioni

Apriti cielo! E’ scattata, ovviamente, la polemica anche perché l’Italia è un Paese calcistico fondato sul lavoro straniero, a Udine in particolare. I bianconeri, infatti, hanno costruito le loro fortune proprio su investimenti fuori confine.

Sono circa 300, di cui un centinaio con almeno una presenza, gli stranieri che hanno vestito la maglia friulana, ma sono una decina quelli che, lasciato il Friuli, hanno trovato vera gloria, a  conferma che non tutti sono campioni.

Perché allora puntare su nomi esotici piuttosto che su quelli nostrani? Facile: mettere sotto contratto un giocatore proveniente da un vivaio italiano o acquistarne uno dalla Serie B è probabilmente molto più costoso che scoprirne uno in mercati esteri.

Tutti gli stranieri passati sotto l’arco del Friuli hanno prodotto un movimento di circa 850 milioni di euro. Una buona fetta di bilancio è stata messa in positivo grazie a questi investimenti. Un esempio? Il marocchino Ramzi, comprato a 100 mila euro e con una presenza all’attivo, è stato venduto a 8 milioni al PSV.

Ma se l’Udinese è la squadra cosmopolita per eccellenza, in Italia non è molto diverso.  Qualche dato (fonte Aic): stagione 1999-2000, tesserati 249 stranieri. Stagione 2002-2003, 535. 

Stagione 2007-2008, 846 (in serie A percentuale stranieri/italiani 38,72%). 

Stagione 2009-2010, 1032, per arrivare all’anno scorso, dove in A c’è stata l’incidenza del  50,26% di stranieri (totale 774): per la prima volta meno italiani che stranieri.

L’anno scorso a contarli ci si rende conto che il nostro è un campionato a metà: 10 squadre su 20 hanno avuto più minuti da stranieri che da italiani (la divisione totale è 54,1-45,9%), l’Inter addirittura il 92,2%. Ma se ci sono stranieri al di sopra di ogni sospetto, da noi ci sono soprattutto stranieri sospetti. A Udine di meteore ne sono passati (Ricordate Caballero?), ma purtroppo l’incidenza anche quest’anno è del 70 per cento della rosa e a Palermo inizialmente sono scesi in campo 11 giocatori non italiani. Una Babele incontrastabile dove imparare l’italiano il prima possibile è obiettivo dichiarato del club che mette a disposizione insegnati ad hoc. Ma a volte non basta, perché spesso si ha di fronte ragazzi che vedono ancora il club come un momento di passaggio e della lingua non gliene importa molto. Forse sono ancora nell’ottica che il calcio parli una lingua universale: forse sarà così, ma gli Stramaccioni ha un marcato accento italiano.

In questa stagione – secondo un’analisi fatta da Repubblica –  i nostri calciatori scesi in campo nella massima divisione sono calati al 45.2% del totale. Quasi 20 punti percentuali in meno rispetto all’annata del trionfo berlinese. I dati del Cies Football Observatory di Neuchetel fotografano in maniera impietosa questa tendenza. L’Italia, tra i cinque principali tornei europei (gli altri sono Inghilterra, Spagna, Germania e Francia), è quello che ha avuto il maggior incremento di calciatori stranieri nell’ultimo quinquennio: +12.4%. Nel 2009 eravamo terzi dietro Premier League e Bundesliga, adesso siamo secondi alle spalle degli inglesi. Uno dei pochi avanzamenti di classifica vissuti del calcio italiano nel recente passato. E’ dal 2012 che la maggioranza dei giocatori di Serie A proviene dall’estero. Curiosamente Germania e Spagna, i movimenti che hanno ottenuto i risultati più significativi a livello di Nazionale nei Mondiali ed Europei degli ultimi anni, viaggiano su percentuali simili a quelle ricordate da Lippi nella telefonata con Antonio Conte (in estate però la Bundesliga ha avuto un’impennata di stranieri pari al 7%).

Questo dato trova il suo completamento nella statistica sul numero dei calciatori cresciuti nel vivaio lanciati in prima divisione (calcoli effettuali sul primo semestre del 2014). L’Italia è mestamente ultima con il 9.6%. La media dei cinque campionati di prima fascia è 17.2%. La Spagna viaggia al 22.4% grazie agli exploit giovanili di Barcellona, Real Madrid, Athletic Bilbao e Real Sociedad, presenti nella graduatoria dei primi 10 club per numero di giocatori prodotti dal vivaio che militano nella stessa squadra o in altra compagine delle cinque top-league europee. Nelle prime 30 posizioni l’Italia compare solo con Atalanta, Inter e Roma, rispettivamente 9a, 19a e 20a. E ogni giornata di campionato restituisce un bilancio di prolificità decisamente esterofilo: nell’ultimo turno su 29 gol totali, solo 7 sono stati segnati da italiani.

Attenzione a non fare il passo più lungo della gamba: perché se esotico è bello, è anche vero che serve un nucleo nostrano per far valere certi valori nello spogliatoio. Perdere in un colpo Dmizzi e Pinzi (scelte tecniche base sul cambio di modulo) può creare problemi, anche se per ora l’Udinese sembra aver ammortizzato che i due senatori dopo anni non siano più titolari. Però è anche vero che è rimasto solo Di Natale  parlare la nostra lingua in campo il più delle volte.

Senza contare due aspetti: in nazionale si ha l’attacco del Sassuolo e si è pressati dalla Croazia e non c’è tifoso over trenta che non rimpianga il calcio di un tempo. Gli addetti ai lavori sono d’accordo, qualcuno parla fa proposte, ma alla fine rimane tutto uguale. E se la politica paga da un lato, la passione purtroppo non ha prezzo e lo svuotamento degli stadi non va ricercato solo in impianti vecchi e insicuri.
La soluzione? Ci sarebbe ed è anche logica, ma quanti procuratori o pseudo agenti navigano torno al business della globalizzazione? Soprattutto perché, dalla riapertura delle frontiere, oltre 200 giocatori stranieri sono stati presi dall’Udinese (qualcuno non ha nemmeno mai visto il campo) e hanno procurato un introito di circa 500 milioni, 8 volte in più di quanto fatto per gli italiani nello stesso periodo. Cambierà qualcosa con le nuove regole? la logica di ce di sì, l’Udinese qualche problema – come le altre – lo avrà, ma il settore giovanile è stato potenziato per tempo proprio in vista di questo. Ora serve capire bene se i giovanotti sono di valore e quanti possono essere portati in prima squadra.

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