Calcio, i perché di una passione che non va trascurata

Calcio, i perché di una passione che non va trascurata

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Il calcio è una lingua universale, lo si dice sempre. Forse i luccichii dei riflettori degli stadi abbaglia e fa dimenticare che questo sport non è solo business. anzi, per fortuna, c’è una passione che va dal ghiaccio della Scandinavia fino alle sabbiose piane africane, dalle affollate città sudamericane, fino a Israele, Palestina o i Paesi martoriati dalle guerre.
Il calcio è della gente, e finché rimarrà sport del popolo c’è speranza.

Si dice spesso, citando J.P. Sartre,  che il calcio è metafora di vita. Ebbene, è qualcosa in più potremmo dire. Molti, tra voi lettori, sapranno infatti che la nascita del ‘football’ è vecchia del 1863,  quando la Football Association (la federazione calcistica inglese, che è la più antica del mondo) si riunì a Londra per decidere  le regole. Lo fece alla Freemason’s Tavern – che i Massoni di Londra usavano per i loro ricevimenti e i loro pranzi – in Great Queen Street (di fronte alla Freemason’s Hall che era ed è il quartiere generale della Grande Loggia Unita d’Inghilterra)

Come mai fu scelto proprio questo luogo? Per prima cosa provate a pensare perché tifate per una ‘squadra’, poi magari perché il calcio d’inizio viene dato in mezzo a un  cerchio disegnato da un ‘compasso’. Ecco qual è la pietra angolare del gioco. Da qui comincia tutto. Poi ci sono i valori comuni di libertà, fratellanza ed uguaglianza che devono essere portati a simbolo.

Insomma tutto inizia a prendere forma pian piano. E questo gioco comincia a non apparire più tanto tale, quanto piuttosto il simbolo perduto che deve riunire alcuni ideali. Attraverso il calcio si lotta, il calcio è ‘popolare’ per questo.

L’Argentinos Juniors, per esempio, fu fondato nel 1904 con il nome di Mártires de Chicago, in omaggio agli anarchici ingiustamente condannati a morte del 1886 a Chicago.

L’Independiente è un altro esempio di come le lotte sociali si legarono a quell’epoca al calcio, giacché i fondatori scelsero questo nome in quanto erano in contrasto con i loro datori di lavoro e si dichiararono Independientes de Patronal. Nel 1908 nacque anche il Club Atlético Libertários Unidos, il cui nome potrebbe dimostrare che alcuni anarchici o simpatizzanti furono tra i suoi fondatori, tesi avvalorata dai colori sociali: rosso e nero (un’altra versione dice che il nome deriverebbe dalla via in cui avvenne l’atto di nascita della squadra. Ma come spiegare i colori sociali?). Anche il piccolo club El Porvenirebbe alcuni anarchici tra i suoi fondatori.

Una delle squadre più seguite in Croazia, l’Hajiduk Spalato, ha probabilmente avuto tra i suoi fondatori alcuni anarchici, dal momento che il primo nome scelto fu Anarkho.

In Germania, la squadra storicamente è più orientata a sinistra è il Fußball-Club St. Pauli von 1910. Si tratta di una polisportiva ubicata nell’omonimo quartiere di Amburgo, Il cui attuale presidente, Corny Littman, è stato il primo (unico?) presidente del calcio tedesco ad essersi dichiarato omosessuale.Tra gli anni ’80- ’90, il St.Pauli è stata la prima società a vietare l’ingresso nel proprio stadio ai tifosi di estrema destra e club e tifoseria si sono inoltre sempre dichiarati nemici del razzismo, promuovendo iniziative comuni per diffondere la cultura antirazzista.

Ma come, direte voi lettori, Massoneria e Anarchia insieme? Sì almeno a cavallo tra ‘800 e ‘900, guarda caso quando molte squadre nacquero. A fronte di un’apparente incompatibilità fra Massoneria e Anarchia, ecco molti nomi illustri dell’anarchismo che sono transitati per le Logge: Proudhon, Bakunin, Ferrer, oltre agli italiani Andrea Costa e Errico Malatesta.

E perché si gioca in undici, poi? Il numero Undici, insieme al 22 è un numero maestro e rappresenta la potenza, la giustizia e il potere acquisito per meriti e valori in senso positivo e la paura e la decadenza morale, in senso negativo.  Undici esoterico, ma non solo: le prime squadre nascevano dalle università che avevano classi di dieci alunni, a cui nelle partite si aggiungeva il maestro.

Insomma, il calcio è per le masse, anche grazie alle sue origini nascoste. Un calcio che deve, però, ritrovare la sua identità che ad alti livelli: il business non può essere tutto, ci sono valori che non possono essere trascurati e che incarnano la passione popolare. Se un tifoso non si identifica più col suo club, allora diserterà anche lo stadio, e non basta avere salotti buoni per riportarlo.

Se molte società non capiranno che serve rispettare la genesi di questo sport, rischiano di provocare una frattura sempre più evidente, con il calcio business da una parte e il calcio popolare, quello dove bastano due lattine per fare una porta, dall’altra.

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