Contro la Sampdoria per cercare una svolta

Contro la Sampdoria per cercare una svolta

L’Udinese deve guardare dentro sè stessa, spesso è la sua peggiore nemica

di paoloblasotti

Il peggior inizio di sempre da quando l’Udinese è tornata nella massima serie, ovvero dal 1995/96. Con questa spada di Damocle l’Udinese si appresta ad affrontare la rivelazione Sampdoria allo stadio Friuli,alla ricerca dei 3 punti che le consentirebbero di rialzarsi dalle sabbie mobili della bassa classifica dalla quale pare essere impantanata dall’inizio della stagione.

La Sampdoria non è il migliore avversario che si poteva sperare di incrociare; i blucerchiati hanno asfaltato il Milan di Montella ed è un complesso di squadra che funziona molto bene con i due ex Quagliarella e Zapata a fare da punteri davanti, Gaston Ramirez ad ispirare con la sua qualità i loro movimenti e un super Torreira in mezzo al campo a fare da diga e da metodista a fianco di Barreto e Praett che rappresentano corsa dinamismo e qualità. Insomma una brutta gatta da pelare per Del Neri, ma siamo franchi, lo sarebbe stata anche un Crotone o un Sassuolo, giusto per citare due squadre dal rendimento non irresistibile in questo primo scorcio di campionato. Forse solo il Benevento avrebbe mantenuto un livello di Deft-con entro i limiti di guardia, ma parliamo della cenerentola del torneo, una delle poche squadre capaci di subire più gol dei bianconeri. Se tutte le restanti 18 squadre di serie A rappresentano in questo momento uno spauracchio per la tenera Udinese, vuol dire che la situazione è molto vicina dall’essere tragica.

Ma quanto l’Udinese deve temere tutte queste squadre, e quanto invece deve temere se stessa?

La domanda è d’obbligo. Va da se che l’Udinese non può essersi ridotta ad un nugolo di brocchi tutta d’un tratto. Tante cose non funzionano, ma è altresì vero che spesso è l’Udinese la principale nemica di se stessa.

Analizziamo la situazione;

Ci si è lamentati tanto per l’attacco che non funziona; in realtà forse è il reparto che funziona meglio: 8 reti all’attivo (proprio come la rivelazione Sampdoria che però vanta una gara in meno) rappresentano un buon bottino, solo 9 squadre hanno saputo fare di meglio fin’ora. 8 gol in sei partite in proiezione indicano un bottino di 51 reti a fine campionato 4 in più dello scorso anno. Numeri che stanno ad indicare che non è l’attacco il problema, se poi consideriamo che Perica deve ancora cominciare a giocare e che Bajic, l’investimento principe dell’estate, deve ancora essere inserito con continuità negli ingranaggi del motore, si può ragionevolmente sperare che questi numeri possano essere rintuzzati verso l’alto. D’altronde la squadra friulana vanta un settimo posto alla voce conclusioni in porta (sabato con la Roma erano alla pari con quelle della squadra di Di francesco) e anche alla voce cross i bianconeri si piazzano bene.

Le note dolenti sono nel reparto difensivo con ben 13 reti subite e qua solo Verona e Benevento hanno fatto peggio.

Di solito quando si parla di difesa si parla di fase difensiva. In questo caso però bisogna rilevare come almeno la metà delle 13 reti siano frutto di errori anche abbastanza grossolani dei singoli, e non di reparto: dal gol di Birsa all’esordio che in totale libertà ha potuto scagliare la palombella che ha trafitto il colpevole Scuffet un pò troppo fuori posizione, al primo gol della Spal, con la verticalizzazione per Borriello effettuata da Mora a terra e un  Halfredson distratto , agli errori sui primi due gol con il Torino, di Scuffet e dei difensori che non gli sono andati a protezione sul primo gol, di Halfredson che perde una palla in uscita il secondo. Con la Roma il primo gol abbastanza simile al primo con la Spal ma ancora più clamoroso visto che 3 uomini sono sono riusciti a filtrare la palla di Naingollan ( a terra pure lui), il secondo gol a difesa schierata e in 5 contro 2, e il terzo….lasciamo perdere.

Insomma tutti errori che non hanno quasi mai evidenziato un problema tattico, anzi quasi sempre la difesa ha subito gol in superiorità numerica o al più in parità numerica, ma sono sopraggiunti a causa di gravissimi errori di attenzione, di valutazione e per mancanza di garra agonistica. Errori di testa insomma, ma soprattutto errori dei singoli spesso e non di reparto.

Resta da capire perchè questi errori molto gravi tendono a ripetersi con costanza e sembrano coinvolgere più effettivi. Molti li imputano alla mancanza di un leader che sappia infondere sicurezza nel gruppo, ma parliamoci chiaro, questi non sono errori comuni, sono sviste talmente grossolane che tappezzerebbero per mesi il palinsesto di una trasmissione come Mai dire Gol; andasse ancora in onda tale trasmissione avrebbe materiale per creare diverse puntate e anche una corposa sigla finale.

L’Udinese solo con il Chievo e con il Milan ha subito letteralmente il gioco dell’avversario, perdendo nettamente il computo dei tiri in porta e corner solo con il Milan a San Siro. Spesso la squadra è andata sotto al primo tiro in porta (Chievo, Spal, Torino, Roma) e spesso tali conclusioni sono state frutto di autentici regali. In sostanza spesso l’avversario si è trovato in vantaggio senza sapere ne leggere ne scrivere e senza essere riuscito a far configurare una netta supremazia sulla squadra di Del neri; in questo senso la gara con il Torino è stata emblematica. Insomma l’Udinese, che pur non sviluppa un’idea di gioco collettivo ben definito, palesando anzi diverse incertezze nella gestione della palla, nei movimenti sincroni da effettuare sia in difesa che davanti e sui tempi di uscita sugli avversari  (palla coperta palla scoperta), nonchè sulle modalità di pressing , è riuscita comunque in queste giornate a produrre diverse occasioni da gol con giocate estemporanee, producendo un discreto bottino di marcature e di cross, subendo poco il gioco dell’avversario ( Chievo e Milan) , ed è affondata quasi sempre imbarcando acqua su falle che da sola si è creata sullo scafo difensivo.

Insomma l’Udinese dipende molto da se stessa. La squadra di Del neri deve guardarsi dentro di se, analizzare bene gli errori, sintonizzarsi sulle frequenze della gara e mantenere la concentrazione sempre al massimo. Questi sono i problemi da risolvere  con più urgenza  rispetto anche alla quadratura di un disegno tattico e di  un gioco che ancora non si sono visti, tra diversi moduli cambiati, interpreti fuori ruolo. La qualità non è assente in questo gruppo, se le giocate individuali hanno prodotto alcune fiammate abbaglianti, vuol dire che qualcosa c’è sotto la matassa, il problema è sbrogliarla, ritrovare ordine e disciplina tattica, oltre che idee di gioco. Con un gioco queste fiammate da estemporanee potrebbero diventare continue e a beneficiarne sarebbero i risultati. Prima ancora,però, va recuperata l’attenzione. Orrori come quelli visti fino adesso dovranno sparire al più presto altrimenti la scalata verso la salvezza diventerà impervia e problematica.

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