Da Lignano mezzo passo indietro

Da Lignano mezzo passo indietro

Commenta per primo!

Gitarella breve: e, cari amici, mica siam qui a pestar menta nei bicchieri da mojito, mentre l’apposito digéi rimescola ansante vecchi pezzi anni ottanta presso la spiaggia sulla quale piano tramonta il sol: siamo al vecchio Téghil, che anche indecenti atleti come me ricordano con grata memoria aver sopportato l’indegno pestìo e scalpiccìo di modeste scarpette da velocista; il tempo punta al bruttarello, insomma qui a Lignano, armi e non bagagli, per testimoniare se la squadra diretta dal signor Colantuono continui nel cammino di miglioramento continuo iniziato all’inizio del ritiro che termina oggi.

Schierati già, i friulani in moderata trasferta, con uno schieramento che potrebbe ricordare da vicino quello che in campionato potrebbe considerarsi titolare, a meno di un paio di elementi, forse tre.

Eppure il primo tempo è un incubo blu, come il colore del Bastia: più decisi, più veloci, più tecnici e concreti i còrsi del buon Printant, che sfruttano a dovere le indecisioni del’imbarazzante fase difensiva giallonera in cui spicca (ma al contrario) un imbolsito senatore con la casacca numero due (credo Franco Bonora, dalla velocità di movimento. Scherzo.) e ne infilano tre, sempre presentando solitari pedatòri di fronte al povero Orestìade Karnezis il quale più che reclinarsi a cogliere palle nel fondo del sacco non ha fatto. Certo: a fianco di Danìlo e Piris in torneo ufficiale ci andrà qualcun altro (Heurtaux, Wague, magari entrambi) ma addossare tutte le colpe sul povero Maurizione sarebbe ingiusto.

Davanti ai tre di difesa infatti la diga creata è risultata tutt’altro che ermetica e rocciosa. Al cileno Iturra diamo le attenuanti generiche delle poche ore passate coi compagni, purtuttavia la palla la dà via con fatica e ritardo, permettendo agli avversari di riorganizzarsi e (successo un paio di volte, oggi) ripartirsene in contropiede. Edenìlson a sinistra è risultato impalpabile, buono Fernandes  ma solo dalla cintola in su, nervosissimo e in ritardo di preparazione Pana Koné: oggi neanche parente dal giocatore concreto e spettacolare di Bologna, quando già l’anno passato aveva inciso decisamente pochissimo. Widmer ha cercato qualche volata, innescato a intermittenza e sempre con difficoltà. Davanti Duvàn ha sportellato con assiduità contro i centrali difensivi franzosi ma mai li ha veramente impensieriti, Di Totò non parlo, un paio di agganci al volo e pochissimo d’altro.

Qualcosina di meglio la ripresa: i sei subentranti (ferma restando la difesa, l’attacco e buona parte del centrocampo varia) più il portiere forniscono buona prova di sé sotto una pioggia birichina, ben assorbita comunque dalla gloriosa pelouse del Téghil. I pugnaci Blu offendono meno (bella parata di Romo, però, su incursione di forza del solito Brandao); Edenìlson reso alla sua posizione naturale, Badu e un ritrovatissimo Guilherme danno alla squadra una fisionomia meno improponibile. Le due realizzature nel finale rendono meno pesante il passivo ma tutto sommato non cambiano l’opinione che questa gara fa sorgere.

Di fronte una squadra non di prima fascia nella Ligue 1, ma come detto apparsa decisamente avanti di preparazione fisica e mentale. D’altra parte fra sette giorni per loro è già campionato, quando al vecchio e storico Furiani scenderà lo Stade Rennais, i rouge et noirs di monsieur Montanier. Ed in perfetto stile-campionato i còrsi non hanno mai rinunciato alla battaglia, dandole e prendendole, ma soprattutto giocando un calcio migliore e più presente a sé stesso. Un paio di risse a stento sedàte dal direttorino di gara hanno fatto del tutto dimenticare una serata tutto sommato poco amichevole.

Devo essere impietoso: nel primo tempo ho rivisto lo psico-calcio delle due scorse annate, sterile e inutile, ruminato e stantìo, lontano anni luce dalla balsamica velocità e dal consolante agonismo di Klagenfurt e Atene. Solo una battuta d’arresto comprensibile nel corso di un ritiro pesante e duro? Una serata storta dovuta a (poche) assenze e intesa schemi amalgama da acquisire? Lo spero ma ci credo poco. Più semplicemente ci eravamo illusi questa squadra fosse stata miracolata, ma non è così. Ha bisogno di lavoro, e tanto; di ritrovare automatismi che certe volte sembrano mancare; soprattutto, e lo dico in ginocchio e col cappellaccio in mano, c’è necessità di dare concretezza alla mole di gioco messa in campo realizzando qualche rete in più. Nelle quattro amichevoli e mezzo sinora disputate, infatti, l’Udinese ha segnato cinque reti di cui due su calcio piazzato, e due nella sera lignanese a gara ormai definitivamente compromessa. Decisamente in palla Rodrigo Aguirre che delle cinque segnature ne ha messe a segno tre.

Devo essere paterno, come al solito e come mi si confà: ha ragione il mister quando dice che oggi il divario era in maggior parte determinato dalle differenti tempistiche nella preparazione fisica al campionato delle due formazioni. Vorrei rivedere la gara a novembre, con un numero congruo di gare ufficiali nelle gambe di entrambi i roster. La ripresa ha mostrato principalmente una voglia di non starci che, a differenza dell’accidia nel primo tempo, mi fa sperare che le gare finali dello scorso campionato rappresentino definitivamente il passato. Remoto.

E io continuo a studiare il mister Colantuono. Mi piace pensare che se ne sia accorto da come gli sto attorno e non gli regalo un sorriso.Solo la stretta di mano a fine intervento e un reciproco “buon lavoro” guardandosi negli occhi. Da persone, che sanno come la prima frazione di oggi, per quanto non priva di giustificazioni, debba essere uno schiaffo da non riprendere in futuro. Mi piace anche pensare che lo sguardo pulito e timido di Aguirre, il furore di Dio, e il suo mezzo sorriso di soddisfazione quando gli si chiede quanto sia felice delle due reti segnate sia il viatico per un’Udinese diversa.

Da oggi è ufficialmente calcio d’agosto. Non dimentichiamocelo mai. D’altra parte stasera vedo come gli schiaffi se li siano presi in molti: la Juve a Marsiglia, la Roma contro lo Sporting di Naldo colosso d’ebano e gattone di pietra… Mi prendo (non) grati gli sfottò degli amici, tifosi d’altre formazioni. Piove. Neanche l’ombra di una groupie in giro. Cosa posso dire? Bagnato come un pulcino, che basta la salute… (Foto Udinese.it)

Franco Canciani@MondoUdinese

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy