Delitto e castigo

Delitto e castigo

IL CASTIGO potrebbe dunque essere anche una salvezza con ulteriori rivoluzioni finte, con proclami estivi che diventano imprecazioni invernali e con la costante sensazione che il famoso ‘progetto’ è oramai un ricordo, con il rischio e la paura di dover ancora assistere a spettacoli vietati ai minori come quelli visti in questa stagione.

di Redazione

“A volte l’uomo è straordinariamente, appassionatamente innamorato della sofferenza.” (Dostoevski)

IL DELITTO Ancora la vittima non è stata riconosciuta ufficialmente, ma gli indizi portano a pensare che in queste condizioni l’Udinese sia vicina a una retrocessione vittima degli sbagli perpetuati  in questi anni dove, fatalità,  tra il club bianconero e la proprietà si è inserita “l’amante” Watford. Un  caso, perché la società ha sempre respinto con forza le illazioni di una preferenza verso l’Inghilterra. Certamente però gli indizi portano a credere che oggi la situazione sia figlia anche di questa “sinergia”, così come viene chiamata. Da cinque anni si sente parlare di inizio di un nuovo ciclo, di proclami,  di giocatori spacciati per campioni (Marquinho, Ranegie…per citarne un paio), di allenatori e direttori sportivi che si susseguono dando l’impressione che oltre alla mancanza di un progetto c’è sempre la ricerca di un capro espiatorio.

LA SUSPENCE Mark Twain ha coniato questo termine quando scriveva i suoi racconti a episodi su un quotidiano statunitense. Il protagonista, in una di queste puntate, si ritrovava alla fine appeso a una scogliera. La suspence nasce qui con i  lettori aggrappati come il personaggio alla prossima puntata.
L’Udinese è aggrappata al bordo del precipizio, ma tutto questo nasce da errori fatti in passato, che in questa stagione si sono accomunati fino ad arrivare a questo punto. La sensazione è che ci sia un ‘tutti contro tutti’. I silenzi della società sono assordanti, a parte la parentesi dove Gino Pozzo ha parlato chiarendo alcuni punti che comunque lasciano altre domande. I tifosi da settimane sono contro lo stesso figlio del Paròn e anche contro l’Inter si sono sentiti cori (con sventolio di banconote) dove si invita a spendere. In effetti la squadra delle ultime stagioni è parsa un puzzle fatto con tasselli presi a caso, più che con logica.

Anche il modulo è un enigma. Per anni si è detto che Guidolin ha fatto le sue fortune grazie alla difesa a tre, ma anche grazie a interpreti che sapevano giocare ed esaltare questo schieramento. Da quando sono stati venduti non sono mai stati sostituiti con pedine all’altezza, ma si è continuato a giocare così anche convertendo tecnici che non avevano mai intrapreso questa scelta tattica. Poi,dopo centinaia di gol presi in anni di non calcio, arriva Delneri che non ha fatto miracoli, ma almeno ha arginato l’emorragia. Risultato? Esonero quest’anno con la squadra che non incantava, ma nemmeno soffriva troppo. Poi Oddo, uno che sapeva far giocare la squadra, ma che ha trovato un vaso rotto, perché il tutti contro tutti sembra coinvolgere anche spogliatoio e società che a gennaio non ha preso nessun rinforzo, pur sapendo che, ad esempio, Lasagna era fuori per mesi. Tutto andava bene, anche perché quelle cinque vittorie avevano abbagliato più di qualcuno, che sconsideratamente non aveva imparato ancora la lezione. Ovvero che una squadra scarsa può avere qualche impennata, ma alla fine rimane scarsa. E così è stato. Solo che questa Udinese almeno i 40 punti doveva e poteva farli, ma evidentemente la rottura del vaso ha frantumato i pezzi in maniera notevole. Così su 39 punti  disponibili ne ha fatti 1 (UNO),e solo 4 in tutto il ritorno.

SPORTIVAMENTE in queste condizioni merita la retrocessione e la cosa che sorprende è l’amara consapevolezza di molti tifosi che arrivano addirittura ad auspicare una B con un nuovo corso, fatto di italiani (quanto mancano…) e magari anche di una nuova dirigenza (cosa che i Pozzo hanno sempre respinto).

IL CASTIGO potrebbe dunque essere anche una salvezza con ulteriori rivoluzioni finte, con proclami estivi che diventano imprecazioni invernali e con la costante sensazione che il famoso ‘progetto’ è oramai un ricordo, con il rischio e la paura di dover ancora assistere a spettacoli vietati ai minori come quelli visti in questa stagione.

 

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