Di Natale un addio annunciato, una successione da capire

Di Natale un addio annunciato, una successione da capire

Molto probabilmente le parole di Bruno Carpeggiani su Di Natale hanno acceso la vigilia di Udinese-Milan, attirando l’attenzione più sul capitano che sul resto. Ma quanto detto dallo storico procuratore di Totò fa più notizia in Italia che a Udine. “E’ molto difficile che rimanga ad Udine – ha affermato Carpeggiani – anche nella prossima stagione e rinnovi il contratto con i bianconeri. A Udine si è chiuso un ciclo. Non è una decisione di natura economica. Ora Di Natale è concentrato sulla classifica marcatori e punta a superare Roberto Baggio come cannoniere di tutti i tempi in Serie A. Futuro? Piace a diversi club. Esperienza in Mls a New York? Non solo loro sono interessati”. Insomma un ciclo si sta per chiudere, ma in fondo Andrea Stramaccioni aveva già fatto intendere che la sua Udinese per iniziare un nuovo corso non poteva più essere costruita intorno al suo numero dieci, come successo in passato.

Antonio+Di+Natale+Udinese+Calcio+v+Torino+Ax2Jnmsm8kDl
Stramaccioni-Di Natale
Un avvicendamento era necessario, anche se tutti hanno sperato che Di Natale accettasse un ruolo ‘alla Altafini’. Ma per il capitano questo, evidentemente, non è mai stato possibile: il suo volto in panchina a Genova qualche settimane fa, quando Strama ha lanciato titolare il giovane Perica, è stato emblematico. Scuro, distante, anche a metà gara in quell’occasione è rimasto seduto, senza tornare negli spogliatoi, senza scaldarsi in campo. Era solo uno dei tanti indizi lasciati, il resto lo spiegherà solo lui quando lo riterrà opportuno. Il punto è però un altro: ora la società è chiamata a comprendere che per anni Totò ha salvato compagni e allenatori, consentendo risultati enormi, ma anche contribuendo a salvezze tranquille. I suoi gol sono stati talmente tanti che solo in futuro si capirà l’importanza del loro valore. Non tutti ce l’hanno chiaro, ma il club non può non prendere atto che per alzare l’asticella nel nuovo stadio servirà non solo puntare sui giovani, magari stranieri. Un bomber unico all’altezza non si trova, ma servirà un sacrificio per dare all’allenatore la possibilità di creare davvero un nuovo ciclo. I giovani non possono essere responsabilizzati troppo, non si può caricare su di loro le attese, non si può pretendere che facciano miracoli. Serve abbinargli una certezza, anche se nel calcio questa parola è confusa. Consapevoli che un Totò non tornerà più: l’Udinese ha costruito le sue fortune sapendo che non  sarebbe mai andato via (cessioni per intercessioni permettendo…). Il resto della squadra la si è cucita addosso a lui. Ora questo non si potrà più fare, servirà comprendere che anche se si troverà un campione che sappia fare gol, poi si dovrà prendere in considerazione che per fidelizzarlo servirà ben altro di un complimento. Perché il calcio d’oggi non lo scopriamo noi: se uno segna 20 gol per rimanere vuole soldi, altrimenti cerca fortune altrove. Questo aspetto caratterizzerà la successione di Totò più di quanto si comprenda oggi.  

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy