Il buono, il brutto e il cattivo

Il buono, il brutto e il cattivo

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Scrivere di calcio dovendo commentare quello che è successo a Milano, domenica pomeriggio, è francamente difficile. Potrei scrivere un articolo incentrato sull’arbitraggio così come si scrive di tattica e tecnica, relegando i giocatori a dei comprimari di uno sport chiamato arbitraggio che riempie gli stadi e fa sognare i bambini con tanto di poster dei fischietti nostrani nelle camerette. Perché è il calcio che svuota gli stadi, il calcio degli arbitri protagonisti: caratteri deboli che vogliono emergere rendendosi evidenti (e speriamo che sia soltanto una questione caratteriale).

Ma alla domenica sera, dopo l’ennesimo fine settimana di calcio non-spettacolo, la Roma di Garcia mi ha rincuorato. Allora esiste ancora il calcio, in Italia!

IL BUONO – è lui! È Garcia allenatore della Roma. La partita contro l’Inter è di quelle che non si scorda facilmente. Bel gioco in velocità, fasce che corrono, centrocampisti centrali con i piedi buoni, vecchie glorie nettamente migliori di giovani speranze. Totti che, a 37 anni, arpiona un pallone da terra e lo passa a Pjanic è autentica arte calcistica. Il tutto condito dalla pioggia. Ah, che belle le partite sotto la pioggia, da giocare e da guardare. Quasi volesse, il cielo, ricordare a quei ventidue inzuppati che il calcio è anche sofferenza, il cuore lanciato oltre l’ostacolo, finire la gara con le gambe calde e i polmoni che fanno male dallo sforzo. E Garcia è il buono anche perché ha il coraggio (ma serve davvero?) di dire le cose come stanno: la Juve è prima per meriti arbitrali (sempre quelli che sono sui poster che i bambini hanno in cameretta, sognando un giorno anche loro di fischiare alla raglio per partito preso). Complimenti anche a Mancini, la sua Inter ha già cambiato carattere e determinazione, domenica sarà senz’altro un osso più duro di un Milan mai visto così gramo negli ultimi anni, nonostante un buon mercato estivo.

IL BRUTTO – A far sprofondare nei tetri meandri della sconsolazione il mio amore per il calcio italiano ci aveva pensato il derby di Torino. Una partita che sottolineava impietosamente lo stato cancrenoso del calcio italiano. Un Torino sempre o quasi dietro la linea della palla, Amauri preferito a Quagliarella nel ruolo di bomber. La Juventus che non solo non sa coprire le fasce, ma addirittura gioca con un indole da amatori: tu passa che poi scatto, sennò faccio troppa fatica. Allegri alla Juventus è riuscito nella titanica impresa di far peggiorare il gioco, rispetto a Conte, dell’unica squadra che ha una rosa di valenza europea nel nostro campionato. Ed a nulla è valsa la stupenda partita contro la Lazio. Per non farsi mancare nulla, ha relegato in panchina Pereyra per dar spazio alla prossima ventura cessione di Vidal. Politiche simili me le aspetto da una provinciale, dall’Udinese. Ma dalla Juve…

IL CATTIVO – il cattivo può essere solo lui, quello che tutti i bambini hanno sul poster, il sogno delle mamme e delle veline di tutto il mondo: l’arbitro Valeri. Il perché? Semplice! Il calcio è come un western di Sergio Leone, non conta se giochi bene o male, se subisci venti tiri e poi, sull’unico cross a favore, il difensore avversario fa autogol. Nel calcio vince chi segna, e lo sa bene il fischietto designato per proteggere le grandi dall’affronto dell’Udinese, perché toglie un rigore netto a noi, non ammonisce Honda nel primo tempo su una chiara simulazione e non espelle il giapponese quando stoppa con una mano e si ri-butta in area. Anzi, gli regala pure un rigore inesistente. Che cattivone! Se Stramaccioni ha sbagliato qualcosa è stato mandare in campo la squadra titolare. Quando sai che ti danno contro e che una partita la devi perdere, tanto vale provare dall’inizio i Gejio, i Faraoni e i Bubnic o Belmonte, facendo quel turnover che permetterà ai titolari di essere più freschi al prossimo incontro.

Quando potremo giocare nuovamente una partita con un arbitraggio decente, allora parleremo dei nostri pregi (pochi attualmente) e dei nostri difetti (un po’ di più), ma il trittico Palermo Chievo Milan con tre rigori netti non dati (uno a partita) e regali agli avversari riuscirebbe ad abbattere anche squadre ben più preparate della nostra.

Giacomo Treppo
©Mondoudinese

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