Il ‘Caso Muriel’ non appassiona nessuno

Il ‘Caso Muriel’ non appassiona nessuno

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Che sia un caso, quello di Muriel, è un dato assodato da tempo: sia sul campo sia fuori tra lui e il  suo procuratore ce l’hanno messa tutta per far sì che il colombiano coroni il sogno di lasciare l’ingrata Udine che non l’ha consacrato campione. Come se in campo ci fosse andato Guidolin o Stramaccioni  o il tifoso irritato per l’indolenza del giocatore. Eppure il club ha coccolato questo giocatore come nessun altro. 

Eppure la risposta è secca, decisa, lo spiraglio è solo un modo di far capire che la società ha in mano il suo futuro, ma che lui con Udine vorrebbe chiudere.

Un grande grazie, dopo che in tre anni ha collezionato 57 presenze (molte partendo dalla panchina) e 15 gol, 11 al primo anno quando sembrava nel finale che finalmente il campione tanto decantato fosse fiorito. Tanto che l’estate successiva avevamo coniato il termine ‘Dinamu’ proprio per far intendere che con Di Natale l’intesa sembrava trovata. Invece niente. Infortuni a raffica, prestazioni mai all’altezza, convivenza col capitano sempre questione aperta. Fino ad oggi.

“A Udine ho trascorso bei momenti, ma i risultati sul piano sportivo non sono stati quelli che mi aspettavo: credo che cambiare aria mi farebbe bene. La Sampdoria sarebbe la destinazione ideale credo, adesso punta a Champions o all’Europa League, che sono anche i miei obiettivi. Io voglio prima di tutto  tornare a brillare e ritrovare la Nazionale”. 

Dichiarazioni e atteggiamenti non nuovi e non di certo gratificanti per la maglia bianconera, che dimostrano poco rispetto per quello che è la cosa più importante nel calcio, l’ultima rimasta in questo football moderno: il nome sulla maglia non vale nulla rispetto al simbolo che porti sul cuore e che hai scelto di onorare per una somma che un operaio non vedrebbe nemmeno in 10 vite.

Ricordiamo solo quanto detto dal colombiano l’aprile scorso: “Non sto trovando spazio, quindi sono un po’ triste in questo momento che sto vivendo all’Udinese.  In questo momento l’unico pensiero è quello di finire bene la stagione, l’unico pensiero è l’Udinese per adesso. Dopo la fine della stagione guarderò quali sono le opzioni e farò ciò che è meglio per il mio futuro”.

E’ rimasto, perché la società e sStramaccioni credevano veramente in una sua maturazione. Tutti hanno confermato, in effetti, impegno in allenamento, ma intanto negli scampoli di partite fatte si è visto poco, poi questa raffica di infortuni.

Intanto però ricordiamo che l’anno scorso una forte polemica è nata dopo che è andato a giocare a calcetto con gli amici indosando la maglia della Roma. Messaggio recepito qui,  lui di Udine non ne vuole sapere.

Dall’altra parte c’è la società, come detto, che sa che Muriel potenzialmente è un campione (se collegasse la testa ai piedi) e non vuole svenderlo. Lo valuta 10 milioni oggi, ma se mai dimostrasse il suo valore potrebbe tornare ad aumentare almeno del 50 percento. Muriel, che oggi come oggi ricorda più Banchelli che un campione però grazie a procuratori abili pare abbia offerte: E non sono squadre da poco: Milan, Liverpool, Fiorentina, Samp (il suo sogno..) insomma club che risparmiando sul caretllino gli garantirebbero comunque un ingaggio che a Udine si sogna.

Pozzo non  sembra volerne sapere, ma ha anche sempre sostenuto che non si può trattenere un giocatore controvoglia. Affermazione fatta ieri anche da DI Natale, quasi premonitrice a vederla oggi. Ma l’Udinese non è un club da poco: non svende e se decidesse di privarsi di Muriel per volontà del giocatore vuole garanzie economiche e un paio di attaccanti già pronti e vogliosi di vestire la maglia bianconera (uno è Aguirre, l’altro potrebbe, ma il condizionale è obbligatorio, essere Bergessio). Del resto continuare con Muriel che deve trovare ancora un’intesa con Di Natale non esclude colpi di scena. E con Geijo che ha fatto vedere che è più di una riserva, Thereau che gioca con e per Totò, lo spazio o te lo conquisti ‘mangiando il campo’ o rimani un eterno incompiuto.

Una cosa è esclusa: che nel calcio ci sia gratitudine, rispeto dei contrattti e rispetto dei tifosi. Poi non mancheranno nemmeno oggi le smentite di rito. Parafrasando l’inno inglese, che Dio salvi il calcio da procuratori, giocatori che hanno solo i soldi in testa e regole che permettono tutto questo.

E in ogni caso, il ‘caso Muriel’ non è poi così appassionante: la maglia bianconera resta, i giocatori (specie se non hanno dimostrato nulla) si dimenticano in fretta.

Moval@Mondoudinese

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