Il made in Italy che batte “resto del mondo”

Il made in Italy che batte “resto del mondo”

Il Bologna sta investendo in modo costante sul settore giovanile e su giocatori affidabili della serie A, come Mattia Destro, autore domenica del gol-partita. Una filosofia che sta premiando la società rossoblu. Non sarebbe il caso che anche l’Udinese cominciasse a puntare sui talenti “nostrani”?

Che questa non sia una stagione “fortunata” lo avevamo capito dalla seconda giornata, quando il Palermo senza troppo meritare strappò i tre punti allo stadio Friuli consegnando ai tifosi bianconeri, in versione Champions per l’occasione, la prima cocente delusione. E quindi non ci sorprende che domenica, al termine di una gara giocata alla pari con il Bologna, l’Udinese sia nuovamente caduta tra le mura amiche – che tanto amiche quest’anno non sono -, ritrovandosi così a soli cinque punti dal terzultimo posto, attualmente occupato dal Frosinone, tutt’altro che rassegnato alla retrocessione. Questo campionato altalenante e quasi privo di emozioni avrebbe bisogno di una “scossa”, di un’illuminazione, di un cambiamento che possa rendere le restanti tredici giornate meno angoscianti. Ma da chi può arrivare l’input?

La società ci ha provato con il mercato, apponendo dei correttivi nel reparto più debole, ovvero il centrocampo (con gli arrivi di Zdravko Kuzmanovic ed Emil Hallfredsson) e infoltendo l’attacco (con l’ingaggio di Ryder Matos). Mentre il ritorno di Pablo Armero sembra più una non-scelta che il frutto di una precisa strategia di mercato. In campo mister Stefano Colantuono sta provando a dare spazio a chi ne ha avuto finora meno (vedi Thomas Heurtaux), ma per il cambio di assetto con il passaggio alla difesa a quattro, tanto inneggiato dalla piazza, non sembra essere “pronto”. Anche se personalmente mi domando come non sia contraddittorio affermare che durante la settimana vengano provate varie soluzioni tattiche e dopo sette mesi rispondere che non si può cambiare dall’oggi al domani alla precisa domanda sul modulo… A parte questo, comunque, Colantuono non può essere considerato il capro espiatorio di una situazione che va avanti da anni. E, a costo di essere ripetitiva, cito nuovamente la grande assente, ovvero la “programmazione”, per descrivere questa parentesi buia che sta ingabbiando l’Udinese.

Senza programmazione è difficile fare passi avanti o consolidare recenti primati. E questo discorso ben si collega con la gara di domenica contro il Bologna, una società che negli ultimi anni ha riscoperto il “made in Italy”, riuscendo a valorizzare al massimo alcuni talenti del proprio vivaio. Dall’azzurrino Alex Ferrari, al giocatore che ha commosso l’Italia con una storia personale molto difficile, Adam Masina, a cui si aggiungono giocatori di esperienza come Matteo Brighi, Emanuele Giaccherini o il “big” Mattia Destro. Senza dimenticare il friulanissimo Lorenzo Crisetig, che per qualche oscuro motivo non ha mai vestito la casacca bianconera. Sarà per masochismo, ma guardando più volte l’errore di Duvan Zapata e l’immediata replica di Destro, sono tante le domande che mi sono sorte. Una su tutte: “Ma perché Destro non l’ha preso l’Udinese?”. Sicuramente ha inciso l’aspetto economico, visto che il Bologna ha compiuto un importante investimento acquisendo l’intero cartellino del giocatore dalla Roma, ma non è solo questo. C’è proprio una diversa filosofia di gestione. La colonia internazionale che per anni ha fatto le fortune del club friulano si è progressivamente impoverita, provocando non solo risultati sportivi mediocri, ma anche – ed è l’aspetto a mio avviso più grave – un allontanamento graduale da parte dei tifosi. Considerando che Antonio Di Natale è ormai già ai saluti, così come Maurizio Domizzi, attualmente non ci sono più giocatori-simbolo in grado di tenere unito l’ambiente. Basti pensare a due anni fa quando esordì in serie A Simone Scuffet: la posizione in classifica dei bianconeri era molto complicata (decisamente peggiore rispetto a quella odierna), ma vedere in campo un ragazzo nato e cresciuto con la maglia bianconera cucita addosso aveva riacceso l’entusiasmo nell’ambiente, era l’X-Factor di una squadra un po’ allo sbando. E oggi? Per cortesia, rispondetemi voi…

0 commenti

Commenta per primo!

Inserisci qui il tuo commento

Recupera Password

accettazione privacy