Il mondo capovolto, l’Udinese e il Sassuolo

Il mondo capovolto, l’Udinese e il Sassuolo

Se ti dicono che la carne rossa fa male, che gli insaccati provocano il cancro,  se ti dicono che mangiare insetti è diventato lecito, se ti dicono che i fritti (di qualunque tipo) non fanno ingrassare, bè vuol dire che qualcosa non torna più.

Poi aggiungiamoci l’Udinese che gioca e si atteggia da provinciale e teme il Grande Sassuolo, allora i giochi, si fa per dire, sono fatti.

Però è proprio così: mentre Squinzi annunciava in estate che quest’anno la sua squadra (in A da due stagioni) avrebbe puntato minimo all’Europa, qualcuno lo irrise. Più o meno in quei tempi a Udine, Pozzo cambiava corso tecnico imputando a Stramaccioni la gran parte della colpa per il nefasto campionato scorso. Soprattutto proclamava la salvezza come obiettivo primario.

A qualche mese di distanza il Sassuolo ambisce davvero all’Europa, l’Udinese deve pensare a salvarsi il prima possibile, magari prima di venir davvero trascinata verso il basso. Del resto così va il mondo d’oggi: sulla Via Emilia c’è un mix di giovani italiani, qualche buon straniero e un ottimo tecnico. Per cui non c’è da meravigliarsi nel vedere la squadra neroverde lassù. A Udine c’è un mix di vecchietti per lo più stranieri, qualche italiano e un tecnico che ha sempre fatto della grinta più che dell’innovazione la sua arma. Non poi così strano vederla laggiù.

Il Sassuolo ha uno stadio di proprietà frutto della genialità e della lungimiranza di Franco Dal Cin, che costruì il ‘Giglio’ ben prima che tutti gli altri si accorgessero che i lori impianti sarebbero obsoleti perfino in Turgekistan.
A Udine va dato atto di aver costruito un gioiello, ma per molti tifosi bianconeri se non lo si riempie di un’anima rimane una splendida operazione commerciale, fatta di boxes, skyboxes, negozi, iniziative correlate, club e chi più ne ha più ne metta. Ma senza una squadra che ti fa appassionare hai voglia a creare i contorni.  Come in tutti i piatti si sa che il contorno va bene se poi arrivi alla bistecca (sempre che non ci dicano che pure essa fa male).

Il male oscuro dell’Udinese sta proprio nel fatto che l’impressione che si ha è che si siano fatti due passi avanti nella gestione del club, ma come diceva il grande Bethold Brecht serve fare attenzione. ‘Bisogna essere sempre essere un passo avanti, mai due altrimenti si rischia di perdere d’occhio chi sta dietro’. Ecco l’Udinese ha fatto non due, ma tre, quattro passi in avanti, diventando la prima vera ‘Holding del calcio moderno’. Nessuno come lei.
Ma sembra sempre che si sia persa di vista chi le sta dietro, soprattutto che si sia persa di vista  i tifosi. I 10 mila abbonati di quest’anno (il minimo storico), sono più di un campanello d’allarme in tal senso.
Il Sassuolo non ha nemmeno il bacino d’utenza del Friuli, stretto com’è da Bologna, Modena, Parma, e tante piazze con tradizione calcistica. Eppure emerge: gli investimenti non sono stati fantascientifici alla Tanzi, per intenderci, ma oculati e rispettosi della regola che ha portato avanti sempre anche Paròn Pozzo. Primo avere i libri contabili sani.
E allora? Allora, mentre Squinzi sembra aver il coraggio di osare, a Udine sembra che da questo punto di vista si sia inceppato qualcosa. Lo sport non è solo una ‘fabbrica’, nella sua sintesi è la continua ricerca di migliorarsi, anno dopo anno, passo dopo passo. A volte succede, molte altre no, ma la mentalità è sempre quella. Oggi giorno a Udine la campagna acquisti fatta di vecchietti e giocatori che devono rilanciarsi (ma Iturra ha mai ottenuto qualcosa per poter affermare questo?), fa pensare quasi a un ‘ridimensionamento’.
Ogni tanto sarebbe stato bello sentire qualche parola spavalda, consapevoli che le parole sono aria fritta se poi in campo non ci vanno le giuste componenti. Ma le parole aiutano a tenere vicine le persone. Il carisma nasce anche da qualche frase populista: lo fanno i politici, lo ha fatto Squinzi. Si dice che i Friulani non sono avvezzi a questo modo di fare, ma per Dio non si tratta mica di fare gli ‘sborroni‘, si tratta solo di far sentire la gente partecipe di un progetto. Un po’ di spregiudicatezza non uccide nessuno.

A meno che non si voglia vivere in un mondo capovolto, dove tutto sembra distorto. Così capita che l’Udinese contro il Sassuolo ha la paura di una piccola che affronta un colosso e anche i calcoli fatti in settimana hanno indicato che la partita della vita non era di certo quella con la Roma (nemmeno giocata), ma quella contro gli emiliani.

Insomma raddrizziamo le cose prima che sia troppo tardi, prima di sentire che anche gli svizzeri hanno vinto la Coppa America di vela. Allora sì che il mondo sarebbe capovolto. L’hanno già fatto? Caspita, si salvi chi può.

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