Il papà, il fratellone, il sergente (Di F. Canciani)

Il papà, il fratellone, il sergente (Di F. Canciani)

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Leggo tutto ed il contrario di tutto a proposito dell’ennesima rivoluzione tecnica: copernicana, poi tolemaica, oggi non si sa.

Ho detto, non ripeterò, che Colantuono ed il sottoscritto si mescolano come olio d’oliva e vino. Non innalzerò vessilli verso il neonominato conducatore bianco e nero, né labari listati a lutto. Millanta i trainer senza alcun attrattiva verso il povero miserrimo scrivano che vi annoia, dovessi scegliere chi mi piace dilapiderei in un amen decenni di dovizioso risparmio accantonato dalla famiglia regnante in attesa di giorni d’inverno. Ché il calcio per me è cicala in campo e mai troppo formìca, pavone e non pollo. In un campionato dai pauperrimi valori tennici (cito il maestro Cotelli) e tattici non servirebbe cotanto prence bisiacco, basterà un ex-terzino romano dalle accese doti agonistiche per cavarli dalle pastoie melmose dei worst three.

Non ho condiviso, ma ho preso atto epperciò fattomi piacere la decisione della famee di assumere il prode condottiero originario della caput mundi, ché i colori van difesi a prescindere, tiriamo diritto come la nostra schiena impone. Diremo la nostra, senza tante remore ma con estremo rispetto, questo chiediamo a noi stessi e di questo datecene atto.

Romantico in conferenza stampa il ricordo del 2007, anno in cui poteva essere matrimonio coll’attuale tecnico e “i tasselli non coincisero”. Esagerato: semplicemente Maurizione Zamparini, sempre sineoso di dispettucci alla proprietà che non gli cedette l’Udinese, offrì un contratto più adeguato ed il tenero Stefano appunto s’intenerì cedendo alle lusinghe d’un succulento pani c’a meuza. Eupalla è altrettanto dispettosa, amici miei, rotola e non avendo spigoli non si ferma: l’avventura rosanero dell’ineffabile s’arresto all’Old Friuli con un 1-3 alla prima del 2008-09.

Ci pensavo, ripensavo, ponzavo, ed alla fine il gesto di Pozzo mi è parso il tentativo estremo di capire cosa fare d’un gruppo di discoli…

Ci ha provato, Johannes Paulus de Pozziana gente, con un allenatore papà e pedagògo, uno che insegnava calcio; la ritrosia ad apparire, l’introversione, forse qualche screzio di troppo e di troppo di certo una stagione, celò d’oblìo le stagioni precedenti.

Ci ha provato, il vecchio Giampaolo, con un allenatore fratellone, un para-vento capitolino amico di tutti, disponibile con tutti, un appassionato della palla, pane e calcio a pranzo e cena; e sono stati 41 punti, malumore in campo e fuori, bottigliette scagliate dopo (in?)giustificate sostituzioni, naufragio del progetto.

Cosa poteva fare Pozzo? Cercando di educarli niente da fare; cercando di affiancar loro un teorico confidente zero risultati: ci prova ora con un sergente di ferro, un Bersellini un Mazzone un Mihajlovic (secondo me di questi tre meno preparato), cercando di carpire dalla squadra un barlume di volontà, se non altro, di ben figurare.

Mi stupirei che Colantuono non si portasse in casa, ovvero a Udine, un paio di aficionados ex-nerazzurri, su cui far sempre e comunque affidamento. Sempre che costoro accettino un declassamento, vero o presunto, verso la provincia italiana, laboriosa e pigra. Perché secondo costui (ma anche la famiglia non fa eccezione) l’Udinese, anzi l’udinese, è squadra provinciale, intesa sia l’innocua frase come un excusatio non petita per cui in assenza di risultati il motto sarà “cosa pretendete?”

Vedremo. Intanto abbiamo appreso che i criteri di scelta adottati dai dotti osservatori bianconeri esulano dall’analisi pedissequa dei passeggeri di barconi in rotta costante e copiosa dalle coste nordAfricane verso la Sicilia. Capisco il senso che Pozzo intendeva dare al proprio assunto, sempre teso (cit.) alla valorizzazione dello staff. Certe volte però mi piace pensare che il calcio rompa il bozzolo gretto e becero del balòn ed il linguaggio usato sia sciacquato in uno Zanichelli da trenta euro.

Ma sono sempre pretenzioso, anche qui chiedo investimenti. Siamo una provinciale, mangiamo pane e magari. Dobbiamo far con quel che abbiamo.

Beh, ma anche no.

Franco Canciani @MondoUdinese

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