Il rasoio di Occam

Il rasoio di Occam

La pallina si è fermata: la roulette in bianco e nero ha detto zero. Come l’anno vissuto, che doveva essere una stagione transitoria e così è stato. Doveva essere una stagione dove la salvezza era l’obiettivo e così è stato. Dove a essere un anno di semina anche in virtù delle nuove regole e di un’età della rosa che doveva essere abbassata e così è stato.

Allora perché l’anno zero ha lasciato nulla per il futuro, visto che la società ha deciso di cambiare corso? Difficile spiegarlo oggi, a caldo. Ci sono ancora troppe cose non dette, troppi dubbi per spiegare perché si sia deciso di cambiare radicalmente puntando Stefano Colantuono (l’ufficialità, a meno di sorprese, in settimana).

La risposta più semplice è sempre quella veritiera a parità di condizioni: è il cosiddetto rasoio di Occam. Per cui la spiegazione da prendere in considerazione è che le troppe sconfitte, alcune incomprensioni, abbiano determinato la decisione. Perché Colantuono? Perché Sarri e Di Francesco sono inarrivabili, mentre Dondadoni pare destinato da tempo alla Samp (anche se solo in questi giorni sta diventando chiara la scelta). Diciamolo, sul mercato delle panchine non c’è molto, o forse sì però va anche detto che un allenatore giusto non esiste perché troppe sono le incognite che lo accompagnano.

Stramaccioni ha pagato caro alcuni episodi, questo è certo: primo fra tutti l’aver perso otto gare in casa, un’enormità. Lo stadio-cantiere può aver contribuito ad alcune prestazioni, ma non può essere una spiegazione plausibile nel lungo periodo.  Il punto forse più contraddittorio della stagione in bianco e nero è stato il fatto di aver fallito con tutte quelle squadre che si consideravano alla portata. Qui si è giocato il futuro.

Ora serve però capire che questa Udinese se ha ottenuto 41 punti è perché li merita e la colpa o il merito non possono essere additati solamente al tecnico. L’Udinese va rinforzata. Punto. In attacco e a centrocampo soprattutto, ma che in difesa la sensazione è che si sia sopravvalutato più di qualche elemento che ha mostrato alcune distrazioni pericolose.

Il mercato deve regalare al successore la possibilità di proseguire su quanto seminato, perché l’anno zero non può trovare la scusante di un cambio per diventare anno 0,5.

Insomma la società deve rispondere sul mercato al di là della scelta perpetuata. Nomi in entrata per ora sono esotici, si chiamano Galeano o Ali. Rientrerà qualcuno dai prestiti (Verre e Mori su tutti), ma non può bastare certamente. In attesa, la considerazione finale va fatta sulle basi su cui costruire: i giovani aggregati alla rosa, la consolidazione del gruppo, il cambio di modulo dopo 4 anni di 3-5-1-1 sono tre pilastri che non si devono perdere.

Grazie a Stramaccioni per l’avventura in bianconero, a lui l’augurio di successi altrove. Auguri a Colantuono per l’avvenire: non sarà facile gestire la pressione del nuovo stadio, serve unità d’intenti e un progetto completo.

COLANTUONO: L’UOMO GIUSTO?
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