Inutile gita andalusa per un’Udinese senza qualità

Inutile gita andalusa per un’Udinese senza qualità

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Molti, spero, conosceranno il romanzo di Robert Musil, Der Mann ohne Eigenschaften (L’uomo senza qualità). In quest’opera incompiuta e chiaramente autobiografica l’austriaco descrive la vita di un uomo, tale (cito a memoria) Ulrich, che riusciva a catalizzare in sé tutte le non-qualità della razza umana.

Alla stessa maniera, ogni gara di più, l’Udinese riesce nell’impresa di farci rimangiare ogni buon pensiero suscitato dalle precedenti esibizioni. Questa sera, nel galà cui ha partecipato in un silenziosissimo Nuevo Los Carmenes, la casa spagnola dei Pozzo, l’impresa più notevole è avere fatto passare per straordinaria una formazione che, ne sono certo, stazionerà costantemente nella Side-B della Liga spagnola.

La gara, tutto sommato, è durata un tempo solo. Nell’intervallo un esperto brasiliano ultratrentenne è stato capace di farsi cacciare per proteste dal direttore di gara. Piccolo inciso: mi piacerebbe capire come questo giocatore possa non capire che un arbitro, palesemente fiscale e permaloso, iberico e chiamato a dirigere in campo una squadra di connazionali, tollererà zero prima di cacciarlo senza neanche farlo passare dal via. Sull’espulsione di Colantuono invece preferisco nemmeno parlare. Un fischietto che non capisce come una gara di allenamento sia inutile senza i due trainer in campo non merita nemmeno una riga di commento.

La ripresa, dunque, pur con cambi di modulo difensivo, sostituzioni di effettivi, forze fresche e rimescolamenti non è stata quasi disputata dai gialloneri friulani. I domestici hanno imperversato, maramaldeggiato di fronte a undici fantasmi che non hanno opposto la seppur minima resistenza, tirando in porta zero volte. Diconsi zero.

Come quasi i giocatori avessero voluto far capire che stasera avrebbero preferito starsene a casa, con i loro figliuoli; e dar loro una carezza, dicendo “questa è la carezza di Colantuono”. Invece un’ingrata professione li spinge in una bellissima città del sud ispanico, ricca di vestigia della flòrida dominazione saracena, e in un clima che l’apposito commentatore della rete della società ha definito più volte torrido li costringe a correre dietro ad una palla e undici avversari con più voglia. Altro inciso: lamentarsi per queste temperature (con meno del venti per cento di umidità) lo accetto se si sta spargendo asfalto sulla A1, non se si gioca a pallone in calzoncini corti.

Malissimo, l’Udinese gioca malissimo. Per nulla paragonabile con le prime uscite, ma nemmeno vicina alla ripresa del vecchio Téghil contro i corsari còrsi. Vi è, però e purtroppo, un fil rouge, un trait d’union che dev’essere al più presto lacerato. anzi due.

La difesa, chiunque ne faccia parte, offre una resistenza patetica alle avanzate avversarie. L’Udinese ha giocato contro squadre di prima divisione tedesche, turche, greche, francesi, spagnole e dietro si è sempre ballato. Ripeto: di stasera non prendo nemmeno in considerazione la ripresa, dove onestamente questo Còrdoba e l’amico Success sembravano Didì e Vavà. Segno del fatto che i gialli non sono pervenuti sul tabellino della gara.Oggi negativissimo l’approccio del bravo Adnan, ma la difesa è mancata specialmente al centro, dove già nella prima frazione ogni palla avversaria (o quasi) si trasformava in un pericolo per il bravo ed al solito incolpevole Orestiade Karnezis.

Inoltre davanti si fa una fatica immensa a concretizzare la mole di gioco (stasera invero neanche quella) che il centrocampo  produce e rumina. Aguirre, Théréau, Zapata… Volonterosi e pressanti, ma da un puntero mi aspetterei che a rete quantomeno provino a tirare, quel che ne uscisse lo vedremmo. Invece il portiere avversario è uscito, per far posto al suo secondo, avendo i guantoni ancora immacolati e scevri da ogni impegno contro palle scagliate dagli avanti avversari.

Insomma, otto giorni fra la gara di Lignano e quella andalusa, e assolutamente nulla di buono. Non ho ancora ascoltato il mister che si trincererà (correttamente, per carità) dietro le frasi di rito, che parlano di preparazione per gradi; di tappe di avvicinamento; di rifugio nel lavoro per ovviare agli errori. Meno due settimane al via, e l’Udinese pare sempre più un cantiere aperto. E i nostri pezzi, relativi ai primi passi agonistici del ritiro friulano, patetici e improvvidi.

Mancano pedine? Non lo so. Ma le lacune sopraccitate sono vieppiù acuite dall’assenza, dal vuoto lasciato dall’uomo che a centrocampo mette ordine, legge il gioco e gli avversari, gioca a dadi con il rivale diretto e lo beffa lanciando i compagni a rete. Non pretendo di capire di calcio, né di sostituirmi ai preparati dirigenti bianconeri, ma mi pare si sia scelto di giubilare Jaadi, Verre, Battocchio senza aver in casa una reale e più pronta alternativa. Alla solita scusa di rito “farsi le ossa” non credo più, in serie A gioca o giocherà gente come Fede Bernardeschi, classe 1994 e autore di una doppietta al Barça (versione B). Nabil ha mostrato personalità contro il Napoli, non proprio la Roccellinese, e Verre, lo dissi, mi piacque al primo sguardo per la postùra carismatica e la testa alta a guardar gioco. Si è scelto Iturra, si sta scegliendo Merkel. Prendo atto.

Fra una settimana sarà coppa Italia. Un’ennesima prova scialba, incolore o peggio scadente costerebbe alla società il possibile avanzamento in una prestigiosa competizione nazionale. Rientrino dalla gita, stasera, gli eroi bianchineri; e mi dimostrino, come fecero un mesetto fa, che la squadra non incarnerà, per il terzo anno e col terzo diverso mister di fila, la totale assenza di qualità: tecniche, tattiche, agonistiche.

Una buonanotte a chi, stasera, ha scelto di dedicare un sabato sera d’agosto a seguire una roba inutile. Bevendosi fino in fondo lo scempio calcistico perpetrato stanotte. Consoliamoci col fatto che , da Shanghai ed in mondovisione, due formazioni top italiane non hanno fatto poi miglior figura oggi pomeriggio. Pazienza. Attendiamo la coppa Italia con fiducia. E se anche lì non riusciranno, allora i fischi saranno inevitabili. E per una volta benedetti.

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