La prova del nove

La prova del nove

Come si fa per capire se un allenatore ha sbagliato la gestione di una squadra? Semplice, lo si cambia. Si prende un allenatore diverso e si vede se riesce a migliorare i risultati. Farlo a campionato in corso è pericoloso. Fra un’annata e un’altra lo è meno.

E Udine, un po’ per scelta un po’ (forse) no, Guidolin ha smesso di allenare ed è arrivato il giovane Stramaccioni. La società però deve essersi fatta un esame di coscienza se per la prima volta dopo molti anni ha acquistato qualche giocatore su indicazione del mister, e non giocatori di seconda (o terza) fascia, ma fior fiore di atleti. E’ recente l’intervista di Larini che asserisce la volontà già del tecnico veneto di portare a Udine Thereau, ed anche Kone parrebbe un classico giocatore alla Guidolin. A lui no, a Stramaccioni sì, i Pozzo hanno permesso di puntellare la squadra con esperienza, capacità e carattere. E le cose sono cambiate. Le ultime partite non traggano in inganno, il gioco brutto visto contro il Chievo e per mezzora contro il Palermo sono campanelli d’allarme che però non possono scalfire i buoni risultati ottenuti prima.

Ma allora l’ultimo campionato giocato con mediocrità (a voler essere gentili) era tutta colpa di Guidolin?

No, perché a lui non avevano dato San Karnezis, ma Brkic infortunato e Kelava. Una volta fatto esordire il giovane e bravo Scuffet, l’Udinese aveva iniziato a macinare punti, per poi “rilassarsi” nel finale di stagione, una volta constatato che nessun obiettivo europeo poteva essere raggiunto. Solo in Coppa Italia l’Udinese mostrò il suo reale valore, e se quell’arbitro… (fate voi quale, se quello dell’andata o quello del ritorno, perché la sfida con la Fiorentina fu giocata talmente ad armi pari, che la mancata qualificazione alla finale è stata una questione di dettagli).

In cosa differiscono Guidolin e Stramaccioni?

Innanzitutto nella dialettica, e non me ne voglia male il friulano d’adozione, ma il giovane collega romano lo batte di qualche lunghezza. Ma si sa, la dialettica serve a far eleggere gli scansafatiche. In Friuli dove, come diceva Paolini nello spettacolo sul Vajont, si usa la bestemmia come virgola per far filare i discorsi (specialmente quelli da osteria o da stadio), alla dialettica viene data un’importanza relativa. Lo sta provando Stramaccioni, che con le parole non riesce a salvarsi da qualche giusta critica dei tifosi riguardo al bel gioco che latita.

Sono diversi nella mentalità. Guidolin, quando aveva una squadra che funzionava (perché lui la aveva fatta funzionare) attaccava e lo faceva con una spettacolarità che nemmeno Interstellar di Nolan! L’Udinese di Di Natale e Sanchez pressava mediamente alto, recuperava palla già a centrocampo e ripartiva in verticale con gioco veloce e libertà di saltare l’uomo. Quando la squadra non disponeva più del fuoriclasse cileno, e la società andava a comprare mediocri ali destre in Romania o malinconici brasiliani per sostituirlo, ecco che il Guido serrava le file, scavava le trincee come nella tradizione tedesca del fronte occidentale e si affidava non più allo spettacolo, ma al miglior attaccante italiano esistente. L’involuzione aumentava con l’aumentare di “bidoni” (mi perdonino lor signori) che la società gli portava in ritiro ad Arta Terme. Ecco un’altra differenza, Guidolin taceva e poi andava a sfogare la gastrite sullo Zoncolan, Stramaccioni dice apertamente che gli manca un attaccante di ruolo. A Gino e padre faranno piacere certe uscite? Perché invece Stramaccioni è meno pragmatico, lui crede nel gioco d’attacco e prova a portarlo in campo ogni maledetta domenica. Così abbiamo perso a Torino, la giusta mentalità con la squadra sbagliata, così abbiamo perso a Firenze e in casa contro il Genoa. Perché Stramaccioni vuole vincere, ma nella rosa a disposizione molti non sanno nemmeno cosa significa essere dei vincenti. A noi tifosi non ci resta che sperare che il tecnico romano e Stankovic possano insegnare anche questo. Cosmi disse un giorno “il carattere non si allena, quello o ce la l’hai o non ce l’hai”. L’impresa più bella e ardita di Stramaccioni potrebbe essere proprio questa: convincere anche quelli che sono “timidi dentro” a lasciare da parte i timori e diventare leoni. Come? Io presumo con tanti allenamenti e dicendo ai giocatori: andate a divertirvi! A volte il cambiamento rispetto al passato può portare i frutti insperati.

Sono diversi nella gestione tecnica della rosa. Stramaccioni fa una difesa a tre che è davvero una difesa a tre, con tutta la tragica conseguenza del caso. Guidolin aveva una difesa a tre solo il primo anno, perché da un parte Pinzi e dall’altra Asamoah coprivano le spalle ad Isla e Armero, altrimenti la difesa si scrive a tre ma si pronuncia a cinque. Ed ancora, Stramaccioni cambia modulo a partita in corso anche quando la squadra non ha ancora metabolizzato la possibilità o la conoscenza interna per variare da un momento all’altro. Guidolin cambiava modulo solo quando era veramente sicuro che la squadra potesse giocare con la difesa a quattro piuttosto che con i due trequartisti. Con il veneto crescevano piano piano, il romano li butta in piscina e devono svegliarsi.

Sono diversi nella testardaggine. Sono due teste dure quelli lì, e per me è un bene. Se credi nel tuo lavoro, prosegui onestamente su quella via con lavoro e dedizione. Ma lo fanno in maniera diversa. Quando Guidolin disse “Pereyra può fare il trequartista”, i santoni del tempio si strapparono le vesti difronte a questo nazareno alla perenne ricerca del Sanchez perduto. Poi immagino che tutti siano usciti dai bar senza farsi notare, fischiettando ed evitando gli sguardi altrui, quando gli schermi nei locali facevano vedere Lazio Juventus, con la squadra di Torino sorretta da un gigantesco Pereyra in versione “numero 10”. Contrariamente, Stramaccioni (e questo è finora l’unico vero difetto che mi sento di ascrivergli), prova Fernandes un po’ qua un po’ là, lo cambia alla fine del primo tempo facendo perdere equilibrio alla squadra e quindi lo lascia nel dimenticatoio della panchina. E’ ovvio, non sono l’ispettore Derrick e non ho le prove di quanto detto, ma come il bontempone tedesco inizio ad avere sospetti. Ovvio che quando Kone torna, Therau è su di giri e Badu sta bene, qualcuno deve accomodarsi in panchina, ma a Udine chi ha mezzi lo si fa crescere. Sarò un estremista del gruppo e della squadra, però ho più paura di perdere Fernandes che Muriel.

Ah, ecco, su qualcosa sono simili, non uguali ma simili. Muriel… Guidolin pare essere più aziendalista del tecnico romano, ma se entrambi non sono riusciti a far rendere Muriel come parrebbe possa rendere, forse la responsabilità è sua. Si chiama la prova del nove…

Giacomo Treppo
©Mondoudinese

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