La rampa di lancio

La rampa di lancio

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Sta volgendo al termine un ritiro per molti versi inusuale. Pensavo ad alcuni punti su cui possiamo tutto sommato offrir commenti. Il ritiro – Intanto per la prima volta si è preferito rimanere in città anziché farsi invitare dalla località montana di prammatica, ove respirare balsamica aria di pinete e immergersi in ruscelli torrentiziamente rinfrescanti. Bene? Male? Se non altro, molti sostenitori hanno potuto godere di una perfetta vicinanza con i propri beniamini, per cui la mezz’oretta a disposizione potrebbe essere sufficiente per guardarsi uno scampolo di allenamento, invece che andarsene su, sciamando ad Arta o Tarvisio. Peccato per questi paesini montani che vedono ridursi un indotto dovuto alle comitive di tifosi e simpatizzanti, i quali certo non si sarebbero fatti mancare qualche gradita sosta negli esercizi locali. 2015-07-19 09.42.40Lo stadio – inutile: seggiolini belli o brutti, la storia delle fidejussioni buone o meno, i posti tolti dalla disponibilità: in ogni caso l’attesa dei friulani per potersi accomodare sulle suddette coloratissime sènte del New Friuli è massima. Spero il ruggito della folla sia foriero di punti aggiuntivi, anche se la calma del popolo friulano, la compostezza di cui anche solo ieri sera, a fronte di un mezzo millino di turchi in bella parte poco civili, hanno dato sfoggio sono ormai proverbiali. Le amichevoli – poteva esser rischioso giocare quattro gare contro formazioni di pari grado, o superiore, provenienti da altri campionati europei anziché sgambarsi tranquillamente mietendo grappoli di realizzazioni contro dilettanti montani. Invece alla resa dei conti la soglia di attenzione è stata innalzata sin dall’inizio, tutti i reparti sono stati impegnati per l’intero arco della gara e valutazioni precise e definite sono state sicuramente incamerate dallo staff tecnico. E tutto questo senza lunghe trasferte in America o in Oceania, o in Asia come quelle intraprese (ma capisco nel loro caso l’importanza economica dell’evento) dalle squadre di punta della Serie A. L’allenatore – lo sto studiando, Stefano Colantuono, prima come uomo che come tecnico: su quest’ultimo aspetto preferirei lasciare ad altri definite analisi, optando solo per qualche sommesso commento. E debbo dire sempre più convintamente che non avranno firmato Guardiola, ma sicuramente hanno messo l’uomo giusto al posto giusto.So di ripetermi, ma il gruppo dell’anno passato valeva più dei miseri 41 punti ottenuti. Un ex-ciclista bergamasco, di quelli dell’epoca d’oro di questo sport, anni sessanta-settanta, parlando di un corridore in crisi scuoteva la testa dicendo che di gamba si perdono i secondi, di testa i venti minuti. Le doti tecniche non saranno (state) sufficienti a garantire un posto in Champions League, probabilmente, ma neanche l’ultimo posto utile per salvarsi. Colantuono sta costruendo un manìpolo di giocatori-titolari, verificando quali fra gli altri potranno far parte dei venticinque da iscrivere a referto. Ma prima di tutto il suo aspetto decisamente più simile ad un peso medio di pugilato che a un allenatore calcistico pare voler dire ai propri podòsferi “pensate a giocare, per il resto tranquilli siam qui noi” IMG_0368I sostenitori – C’è qualcosa di nuovo nell’aria, anzi di antico. Per la prima volta dopo anni ho rivisto i sostenitori uscire dallo stadio, seppure per un’amichevole, col sorriso stampato in faccia. Il popolo friulano non pretende la luna, solo dedizione in campo, e gioco del calcio nel suo anche più elementare svolgimento. Sinora ben accontentati: reciprocamente non hanno mai fatto mancare alla squadra presenza e sostegno. La squadra – la rosa mostra lacune in particolare nel reparto arretrato; il centrocampo avrebbe bisogno di un metronomo, a meno che Bruno Fernandes, Guilherme e compagnia non si ritrovino. Davanti le cose migliori, assieme alle fasce laterali ridivenute, come ai bei tempi, terreno di caccia dei rapaci bianchineri. E giocatori come Adnan, Edenìlson, Duvàn sono valori aggiunti (sul colombiano ho ancora delle riserve, ma debbo ammettere che è un gran bel puntero) che porteranno punti e peso alla squadra. In particolare l’iracheno, arrivato fra la curiosità di tutti, in particolare dei giornalisti mainstream che lo hanno paragonato al Gheddafi Jr portato in Italia da Gaucci, si è dimostrato professionista serio e piede educato. Uno di quelli per cui potrei delirare. IMG_0392Il gioco – L’Udinese di questi giorni gioca semplice, ma gioca il pallone. Cerca poco il lancio lungo e molto il fraseggio, specie davanti. Dietro come detto balbetta ancora un po’, ma generale pare l’indicazione a non buttar via la palla, a proporsi con le classiche due scelte per il portatore di palla, ad affondare veloci i colpi. Pare crudele, ma i tempi dello psico-calcio stramaccioniano sembrano sepolti nella memoria. Speriamo sia solo l’inizio, soprattutto che la squadra, come nei desiderata dei supporter, offenda e non difenda, cercando la vittoria con una rete in più dell’avversaria. Mi sono spinto troppo oltre conoscendo il quasimodiano ermetismo del mister. Ma di certo lo spero. Insomma: il ritiro sta per finire, il count-down è iniziato. Il sasso lanciato, le jeux sont fait e indietro non si torna. Ognuno è solo, sugli spalti, trafitto dalla voce dello speaker: ed è subito campionato. La rampa di lancio sia sufficiente a lanciare l’Udinese quantomeno sulla colonna di sinistra della classifica. Ove, permettetemi, appartiene. Il resto sarà storia, e se sconfitte saranno vedremo perché e come saranno arrivate. L’importante è non mostrarsi dimessi e depressi in campo. Buona ultima settimana di luglio, amici miei biacca e carbone. Franco Canciani @MondoUdinese    

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