La sottile arte del riciclo (Di F. Canciani)

La sottile arte del riciclo (Di F. Canciani)

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Leggo oggi che il Liverpool cederà Raheem Sterling, ventenne talentino coloured, ai Citizen per circa 70 milioni di euro. Leggo anche che il Faraone El Shaarawy se n’è andato a Montecarlo, ed i 16 milioni incassati serviranno all’Imperatore del mercato per accontentare Miha e prendere Romagnoli dalla Roma (più venti che sedici. Milioni, intendo).

Siccome di tutto ciò posso felicemente stracatafo**ermi, come dicono nella mia amata Trinàcria, mi ricalo nelle piccole spese bianchenere permettendomi di divenire, prima volta in vita, un consigliori  che si permette di sindacare sulle operazioni di mercato udinesi. Tanto essi leggeranno e se ne faranno un baffo, o meglio ancora nemmeno sapranno. E io mi ritirerò in buon ordine, ubi major minor cessat.

Non ho alcuna capacità di affermare che questo o quello sconosciuto giocatore proveniente dal calcio sudamericano o dal Continente Nero sarà il nuovo Alexis o la reincarnazione del primo Appiah, o di Kwadwo Asamoah; qualche volta amici inglesi o americani mi suggeriscono dei nomi, quasi tutte bufale alla Luìs Silvio. E me ne sto sinceramente zitto, abbozzando con gli albionici un moderato sorriso e la promessa di volerne sapere di più.

Me la cavo meglio con i low cost, sarà la genetica o forse l’abitudine mi sento bene quando so che la dirigenza della squadra a me meno indifferente acquisisce giocatori a prezzi accessibili anche ad una formazione di Legapro. Mi piacerebbe però una cosa.

Scrissi qualche tempo fa che non a caso molti ex-giocatori bianchi e neri anelerebbero il rientro; sono generalmente contrario alle minestre riscaldate, i cavalli di ritorno essendo raramente vincenti. Talvolta, invece, bisognerebbe prendere in considerazione alcuni fra loro.

Simone Pepe è stato uno dei laterali migliori della sua generazione; ceduto alla Juventus non vi ha colto i meritati successi a causa di un grave infortunio che gli ha tolto più di una stagione intera di gioco. Ha lasciato lo Stédium fra applausi e qualche lacrima, realizzando un calcio di rigore. Ha chiesto, lui stesso, di tornare a giocare a Udine e forse chiudervi la carriera, andrebbe accontentato. Anche perché credo non pretenderebbe un emolumento faraonico.

Accanto a questi, da due anni Quagliarella lancia all’Udinese messaggi più o meno velati, che parlan d’amore e nostalgia. In questo caso Cairo è un’ostia, e chiede dei soldi in cambio della cessione del valente puntero campano. L’acquisizione di Duvàn Zapata, purtroppo, credo chiuda i giochi in attacco.

Ma è il mondo dello svincolato quello che offre i margini maggiori di espressione della sottile arte del riciclo: gente come Pizarro andrebbe accolta al volo. Tanto più che l’offerta più concreta sul tavolo del cileno proviene dai suoi compàdres dei Wanderers di Santiago… E ad una domanda “torneresti a Udine?” la risposta sarebbe immancabilmente “porqué no?

Dubbi avrei su Stefano Mauri, legati alla capacità di ricalarsi in una realtà come quella firulana dopo dieci anni di Roma biancazzurra, che si è assorbito in tutto e per tutto. Il valore del calciatore non si discute, i problemi legati ad eventuali proceimenti disciplinari sono affari suoi.

Degli altri affari a costo zero-o-quasi non sono per nulla convinto: dicono che Pozzo stia pensando a portarsi Cassano al Granada, non so se al posto suo lo farei; considero chiusa l’avventura italiana ad alti livelli di gente come Bonera e (probabilmente) Aquilani, mentre Sergio Romero andrà quasi sicuramente all’estero.

Ma ce ne sarebbero decine: Balzaretti e (credo) Torosidis nella Roma; Campagnaro e Jonathan all’Inter; Ciani alla Lazio (foto Getty Images), Farnerud del Torino… Ma nessuno di questi, probabilmente, cambierebbe talmente le carte da giustificarne l’ingaggio.

Però se si rientrasse in possesso di quei tre… Anche il nuevo Friuli ringrazierebbe…

Franco Canciani @MondoUdinese

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