L’addio (forse) più doloroso

L’addio (forse) più doloroso

Non si può certo dire che l’Udinese non sia in grado di regalare emozioni forti ai suoi tifosi. Che poi scatenino lacrime di gioia, pianti disperati o accese polemiche è un altro discorso. L’ultimo colpo al cuore (bianconero) è giunto ieri sera all’annuncio della cessione di Giampiero Pinzi al Chievo. Una di quelle notizie che speri sempre sia una bufala colossale. E ovviamente non lo è. Milan Udinese Giampiero PinziPremetto: non sono una nostalgica del pallone di cuoio, nè l’ultima dei romantici. Il calcio di serie A non lo considero più semplicemente “sport” (quella è prerogativa per esempio del calcio femminile), ma business così come le società sono più aziende che “associazioni sportive”. Ecco perchè la polverosa polemica sulla sponsorizzazione Dacia dello stadio Friuli mi suscita quasi un sorriso e non certo rabbia (anche se sulle cifre ci sarebbe da trattare ancora parecchio, a mio modesto avviso), per quanto sia anacronistica e fuori dalle logiche del calcio contemporaneo. Detto questo, ci sono poi gli angoli di “umanità” che ancora regolano certi meccanismi del calcio di oggi, che speri sempre non vengano intaccati e, invece, anno dopo anno si restringono sempre più. Un esempio è rappresentato dalle cosiddette “bandiere“, quelle figure quasi ormai mitologiche che si stanno estinguendo più velocemente dei dinosauri, per questioni di mero denaro o di ferreo orgoglio. E l’Udinese da ieri sera ha smarrito la sua “randa”, la vela più grande dell’imbarcazione, quella che si vede anche a grande distanza. Perchè, senza nulla togliere ad Antonio Di Natale, che resterà nella storia bianconera (e anche a livello nazionale) per aver raggiunto i record che nessuno aveva nemmeno mai provato a inseguire, Pinzi per molti è stato il vero capitano di questa Udinese. Un leader in campo, un leader nello spogliatoio. Quindici anni di storia bianconera (con in mezzo il biennio proprio al Chievo) non si cancellano in una notte. E il primo a saperlo è proprio Giampiero che ieri sera, attraverso un post su Instagram, ha voluto ringraziare i “suoi” supporters: “Non ho parole per descrivere cosa mi ha dato questa maglia e questa gente… non ho frasi per racchiudere tutto ciò, purtroppo non esistono… vi voglio dire solo grazie… grazie di cuore… meravigliosi… Giampi”. Capire quali ragioni abbiano spinto Giampiero a fare una scelta così “traumatica” non c’è dato sapere. Il mancato impiego nelle prime due giornate con Juventus e Palermo può aver inciso, ma è evidente che c’è dell’altro. Nemmeno il tempo per metabolizzare il gradito ritorno in bianconero di Felipe, che subito è arrivata la doccia fredda. E questa volta è probabile che i tifosi non stiano zitti. Perchè Giampiero è Giampiero. Anche nei momenti meno brillanti della sua carriera è sempre stato difeso a spada tratta dalla tifoseria friulana, nessun giocatore negli ultimi 15 anni ha fatto breccia nel cuore bianconero come “Giampi”. Per tutti è il “guerriero”, il “gladiatore”, appellativi che ben disegnano il carattere e la personalità di un ragazzo giunto in Friuli giovanissimo con tante speranze tramutatesi ben presto in una carriera ricca di successi. Per questo Udine ama e amerà sempre Pinzi e sono certa che Pinzi ama e amerà sempre Udine…

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