L’atlante delle nuvole bianconere

L’atlante delle nuvole bianconere

Ieri la mia vita andava in una direzione. Oggi va verso un’altra. Ieri credevo che non avrei mai fatto quello che ho fatto oggi. Queste forze che spesso ricreano Tempo e Spazio, che possono modellare e alterare chi immaginiamo di essere, cominciano molto prima che nasciamo e continuano dopo che spiriamo. 

Qualcuno lo chiama fato, altri semplicemente il flusso inesorabile della vita, forte come un fiume monsonico, ineluttabile come la sua impetuosità. Non c’è argine che possa davvero trattenerlo quel fiume, puoi certo cercare di dominarlo, ma quando mai l’uomo ha capito come fare a fermare i timori della Terra in cui vive?

Ci vuole un po’ di buona sorte, questo sì. Perché il calcio, si dice, è fatto di episodi e se a Palermo ci fosse stato un rigore su Badu sull’1-0 per i bianconeri oggi tutti parlerebbero di nuovo di miracolo. perché è anche vero che questo sport è fatto di estremi, si passa troppo in fretta da un giudizio all’altro. Senza pensare che a volte il fato dice molto. Come il palo preso dai rosanero, che forse, da tifosi, ci si dimentica. Insomma, senza distrarci troppo, per emergere serve anche fortuna.

L’Udinese, si dice, che abbia ottenuto punti pur non giocando bene, (Atalanata e Lazio a parte)però fa parte di questo sport.

Citiamo una vecchia canzone dei Pooh per cercare di capire.

Si chiama Buona Fortuna e va come può col futuro a metà.

È della Vergine e si sa le menate che ha.

Faccia da Rock vive la vita no-stop.

Ha le sue gatte che oramai sa pelare da sé. Compra l’America e la dà via per un dollaro in più.

Ci beve su e fa l’amore da sé. Naviga la città ma non si bagna mai se gli piove addosso.

E la fa facile tiene in finestra l’erba di California, respira e sogna domani va da sé.

 

L’Udinese, si dice, sia nata sotto la stella della Vergine. Ma cos’è davvero la sorte? Una vittoria o la continuità, magari fatta di episodi? “Sono più visibile se non vengo alla festa, o se vengo e mi metto in un angolo”, cita il grande Woody Allen. A chi ha una risposta, forse non deve capire molto altro della vita.  O fese sì, ma non si può pretendere di sapere tutto, altrimenti che gusto c’è.

Intanto, a Udine, mentre placida la vita continua con le tante domande sull’attuale squadra, ci si è adattati. Assuefatti. Adagiati, per qualcuno. Più di qualche volta nei bar, nelle osterie si sente la frase “ci vorrebbe qualche anno di B per capire cosa abbiamo”. Si stava peggio quando quando si stava meglio (non è un refuso!), è questo il senso? O forse è solo un monito di un vecchio davanti al suo Cabernet che ne ha viste troppe e non vuole rischiare più, perché, in fondo, quello che ha gli basta e gli avanza. E a chi non basterebbe in una città come Udine di 100 mila anime? Eppure non è così. Andare oltre è l’umano limite che ci ha portati lontani, l’umano vizio che ci ha fatto scoprire posti sconosciuti ed esperienze inebrianti. Adattarsi ce lo priverebbe, ma è lecito anche godersi quel che si ha dopo tanti anni di sacrifici, da Ancona, dove entrare in quel portoncino per gli ospiti era un attentato alla vita delle persone, passando per lo spareggio di Vicenza o quello di Bologna.

Quante ne ho viste, quante ne abbiamo condivise amici.

La fede, il tifo, come la paura o l’amore, è una forza che va compresa come noi comprendiamo la teoria della relatività, il principio di indeterminazione, fenomeni che stabiliscono il corso della nostra vita. Ieri la mia vita andava in una direzione, oggi va verso un’altra, ieri credevo che non avrei mai fatto quello che ho fatto oggi, queste forze che spesso ricreano tempo e spazio, che possono modellare e alterare chi immaginiamo di essere, cominciano molto prima che nasciamo e continuano dopo che spiriamo. Le nostre vite e le nostre scelte, come traiettorie dei quanti, sono comprese momento per momento, a ogni punto di intersezione, ogni incontro suggerisce una nuova potenziale direzione.

Unirsi, quindi, è l’unica soluzione. E poi, per citare i Pooh, tenete in finestra l’erba di California, respirate e sognate, domani va da sé. Senza troppi pensieri su cosa sia giusto o sbagliato, perché tutto va come deve andare, sempre e comunque. E noi possiamo solo accettarlo, godercelo, protendere di più, metterlo nel cassetto dei ricordi per quando inesorabilmente il tempo ce l’avrà portato via.

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