Lavori in corso

Lavori in corso

Come mai l’Udinese schierata con il 4-1-4-1 si sia fatta arare sulle corsie esterne da un Milan schierato con un 3-5-1-1? Delneri ancora alla ricerca della quadra!

di paoloblasotti

L’Udinese esce sconfitta anche da San Siro al cospetto di un Milan che quest’anno è in versione deluxe ma ancora non assemblato in maniera definitiva ed esauriente. L’Udinese la versione deluxe non la conosce, ma in comune con il Milan ha la tabella di lavori in corso ben appesa davanti allo spogliatoio, anche se a giudicare la gara di ieri i lavori del capo cantiere Del neri sono più indietro di quelli del suo collega Montella. Il Milan ha cambiato 9/11 di squadra, l’Udinese vista ieri ne conta 5/11, eppure quella apparsa più indietro nel progetto squadra appare quella bianconera.

Del Neri ha disegnato i suoi con il 4-1-4-1 tanto per cominciare, bissando lo schieramento tattico mostrato con il Genoa, il Milan si è disteso sul terreno di gioco con il 3-5-1-1. Cominciamo subito a dire che il Milan ha vinto la sfida meritatamente in quanto ha prodotto ben di più in termini offensivi, ha fatto la partita per buoni 60′ su 90′, e soprattutto ha vinto la sfida sulle fasce con ben 15 cross a 2  e 10 angoli a 3.

Da queste prime cifre si registra qualcosa di poco chiaro e misterioso. Come è possibile che l’Udinese messa sul campo con il 4-1-4-1 ovvero con 2 uomini per fascia abbia sofferto, anzi si sia fatta proprio arare,  dal Milan che ne aveva uno solo per corsia? La spiegazione va girata a Delneri che ha cercato di adattare, e non è la prima volta, gli uomini al modulo e non viceversa. Dei 4 interpreti della fascia, solo Styger appare calato nel suo ruolo perchè De Paul sulla destra avrà fatto anche qualche discreta gara lo scorso anno ma pare sempre di più un adattato ( o disadattato?) , castigato da mansioni tattiche a spendersi in rincorse sul dirimpettaio di fascia, e impossibilitato a creare imbucate e dribbling utili al collettivo ( e non a se stesso) per alimentare uno sterile gioco offensivo. L’intuizione giusta sull’argentino l’aveva avuta Iachini da trequartista, con risultati tangibili ( 3 assist in 6 gare). Samir idem come sopra, adattato al ruolo ma pur sempre un centrale difensivo, mentre Lasagna impiegato come ieri nel primo tempo ricorda molto il Signori di Usa ’94 che il buon Arrigo Sacchi spendeva come esterno di fascia; ahimè l’ex carpi (come il biondo di Alzano Lombardo) è una punta e davanti assieme a Maxi dovrebbe giostrare; il suo compito dovrebbe essere segnare, come bene ieri ha fatto, visti i 2 gol realizzati sulle due uniche occasioni avute (uno annullato dalla Var).

Equivoci tattici che non favoriscono la manovra. Una squadra con le ali tarpate può andare in difficoltà contro cursori maestri del ruolo come i milanisti Rodriguez e Calabria ( 8 e 7 cross rispettivi) che a tratti hanno schiacciato troppo le due linee di difesa e centrocampo bianconere, ieri in giallo, mettendo sotto pressione con i traversoni che grandinavano i due centrali che in almeno due occasioni hanno dovuto cedere di fronte al fiuto del gol di Kalinic.

Lo schermo davanti la difesa adottato da Del neri, al secolo Behrami, ha svolto egregiamente il suo compito, tanto è vero che il milan centralmente non ha sfondato, e l’Udinese recuperava anche agevolmente palla in mezzo ma poi era pigra quando si trattava di ripartire, con uno Jankto abulico, e come dicevamo, un De Paul lento e impreciso quando si trattava di assecondare e servire le sgroppate in sovrapposizione di Larsen. Barak si è dimostrato prezioso, ha toccato una marea di palloni e si è dimostrato colmo di personalità e tignoso, anche se privo di quella intuizione o quel lampo di genio capace di mettere la punta davanti al portiere. Affidabile, solido, ma non illuminante. Maxi Lopez non è invece andato oltre due ottime sponde e un bellissimo invito per Lasagna in occasione del gol annullato.

Delneri ha rimescolato 2 volte le carte nella ripresa, togliendo Behrami per Fofana e Lopez per Bajic  e impostando il 433 che per 20 minuti circa ha prodotto occasioni da gol e schiacciato il Milan nella sua meta campo, e in seguito inserendo Matos per un 4 4 2 molto offensivo, che però non solo non ha prodotto più pericoli ma ha consentito al Milan, con i nuovi entrati Chalanoglou e Cutrone, di rialzare la testa e sfiorare più volte il 3 a 1, con il terzo gol di Kalinic annullato per un micron dal VAR.

Da annotare come nel primo tempo spesso Behrami scivolava in mezzo ai due centrali difensivi in fase di possesso per far partire l’azione, mentre nella ripresa per 20 minuti con l’inserimento di Fofana era Barak a dare il la all’azione davanti la difesa. Tanti cambi di modulo, poca personalità, pochi lampi di genio e forse troppa confusione. Del neri dimostra di non avere ancora le idee chiare sul come adattare il materiale umano a disposizione al modulo che ha in testa, o forse dovrebbe scegliere il modulo in base agli uomini a disposizione? Forse un 442 è meglio farlo quando si ha a disposizione anche Widmer e Pezzella? mentre forse De Paul andrebbe speso meglio come vertice avanzato di un rombo a centrocampo dietro le punte, rombo che potrebbe vedere al vertice basso Behrami o Barak , e a quelli laterali Fofana e Jankto? De Paul che potrebbe alternarsi con Balic in quel ruolo? Ewandro potrebbe trovare maggiore spazio visto che Matos produce fumo e non l’arrosto?

Insomma tutti dubbi ai quali il Tecnico dovrà offrire una risposta; l’impressione che la rosa a disposizione proponga diverse soluzione variegate, ma che devono essere disegnate sul campo con i giusti interpreti, collocati nella giusta posizione. Evidentemente fenomeni come quelli del Milan non ne disponiamo, tuttavia questa orchestra se accordata meglio può suonare una musica più intonata di quella prodotta ieri alla Scala del Calcio.

A Delneri il compito di trovare la quadra  ma senza attendere troppo: a furia di sperimentare si stanno perdendo troppi punti per strada.

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