Leader maximo

Leader maximo

L’Udinese è squadra, ma non gruppo ancora. E’ questo il ‘male oscuro’? Forse, intanto anche Pinzi conferma: “Ci sono Danilo, Thereau, Felipe, ma mi sembra che la squadra ancora non si muova da gruppo, da blocco unico che è quello che fa la differenza”

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Ha voglia Danilo a dire che si parla troppo di mancanza di leader in questa Udinese. Il punto è proprio questo, invece. Oggi giorno quasi  tutti iniziano a prendere di mira Beppe Iachini, che di certo qualche colpa ce l’ha in alcune scelte, ma che sono figlie proprio del problema principale.

La sensazione che si percepisce è che il tecnico a Reggio Emilia abbia fatto scelte che accontentino qualcuno, ma che alla fine hanno scontentato tutti. Forse un dovere di spogliatoio, che di certo non è facile e lo stesso Paròn Pozzo lo disse a chiare lettere quando pensava che un generale come Colantuono riuscisse nell’impresa di amalgamarlo. Cosa che alll’alenatore di Anzio non è riuscita, come non riuscì a Stramaccioni e come ha capito bene DE Canio al suo arrivo.

Oggi Iachini vive le stesse situazioni. Pinzi ha espresso bene il concetto: “L’Udinese ha giovani interessanti, han fatto discrete partite. Ma manca il gruppo”. E questo non si crea con la vacchetta magica. Da tempo sosteniamo che  anca uno zoccolo duro di italiani, da tempo immemore diciamo che non è un vezzo, ma una necessità contingente. gestire uno spogliatoio non è solo compito di un allenatore, ma anche di quei leader che devono imporre le regole, devono riprendere gli altri quando serve, devono dettare i tempi e saper anche essere amici all’occorrenza, devono intervenire tra la squadra e il club se necessario, devono soprattutto essere le colonne portanti che nessuno mette in discussione.

Oggi queste colonne non ci sono perché mancano le caratteristiche principali: carisma, qualità e continuità di rendimento. Se non giochi bene, se non hai carattere e se on hai anche qualità gli altri non ti seguono.

E a questo punto le ambizioni dei singoli iniziano a essere più importanti del resto. Mister Iachini nelle sue scelte sembra proprio voler cercare di omogeneizzare un gruppo che ha più regole proprio perché manca di capi saldi.  “Ci sono Danilo, Thereau, Felipe, ma mi sembra che la squadra ancora non si muova da gruppo, da blocco unico che è quello che  fa la differenza.  In questi anni io, Domizzi e Di Natale formavamo un blocco unico e riuscivamo a dare il giusto input alla squadra, superando i momenti di difficoltà. E’ chiaro che se sei un gruppo unito e parli la stessa lingua in campo e fuori, le difficoltà diventano più morbide”, ha detto ancora Pinzi.

E ora la domanda è una: perché all’avanzare dell’età dei senatori che furono, non si è pensato di affiancargli giovani italiani da crescere per farli diventare i nuovi leader?

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  1. riso68 - 2 mesi fa

    Perché eravamo indaffarati nel progetto londinese, che si è rivelato giocattolo ben più prezioso.

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