L’esplosione dello psico-calcio

L’esplosione dello psico-calcio

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All’inizio (?) fu il Parma: molti addetti ai lavori si mostrarono indignati quando l’arcigna Uefa respinse la richiesta ducale di licenza europea, per mancanza di requisiti economici. Beh: ebbi la sensazione che questi solòni fossero l’orchestrina che suonava sul Titanic, guardando incuriosita piccole schegge di ghiaccio cadere sul ponte, mentre la base dell’iceberg squarciava l’invitta ed invincibile nave mancuniana (al viaggio di debutto, per altro).

Sarebbe bastato fare un giro per i campi, professionisti dilettanti ed amatori, per capire come il buco nel pallone (inteso in senso lato) fosse più grande, irreparabile ed ineluttabile di quanto si credesse.

Ed oggi il mondo calcistico è esploso: partite acquistate e cedute; neo-proprietari che garantiscono continuità, soldi e soddisfazioni, poi mettono alla presidenza un pregiudicato libanese agli arresti domiciliari; federazioni che chiedono fondi perduti e fidejussioni da 1,2 milioni di euro per iscriversi alla Serie C (macché Legapro!) senza pensare che immobilizzare tutti questi soldi si rivelerà disastroso in corso d’opera.

Intanto alla C non si presenteranno probabilmente il 15% delle formazioni teoricamente iscritte; in B sicuramente il Catania verrà retrocesso di una o due categorie, altre formazioni respirano a malapena per cui Brescia o Entella si propongono per il ripescaggio, mentre il Varese si iscrive all’Eccellenza lombarda. E i campionati slittano a settembre, o forse a chissà quando.

Tra i dilettanti scopriamo decine, centinaia di squadre che cessano le proprie prestazioni sportive ufficiali, al massimo rifugiandosi nella crescita di vivai e settori giovanili. Ricordo che negli anni ottanta servivano tre milioni di lire per iscriversi alla terza categoria, una cifra assurda che all’epoca era reperibile grazie all’economia in buona forma ed alla presenza di sponsor-mecenati ed amanti dello sport (tralascio i giri di fondi neri che iniziavano in categorie appena superiori). Oggi le iscrizioni si rivelano sempre più complicate, per cui le conseguenze sono facilmente intuibili.

Eppure in Serie A ci sono squadre che spendono 40 milioni per il solo cartellino di un ragazzo uruguayano o franco-centrafricano, altre che sognano di poter pagare otto milioni netti l’anno ad un 34enne svedese (dopo averne spesi una quarantina per due giocatori che ricoprono lo stesso ruolo), facendoci credere che le cose in fondo stanno migliorando.

Ma non è così: nell’attuale serie A solo Gianpaolo Pozzo sorride tranquillo, dal proprio futuro non dovendosi attendere sorprese (e con stadio di proprietà). De Laurentis sta pagando caro un anno devastante sotto l’entrenadòr più sopravvalutato del mondo cògnito, si è affidato ad un allenatore-operaio e questo gli darà merito (ma i bonus economici Lavezzi/Cavani sono finiti). La Juventus è di fronte al proprio anno-zero, con la rifondazione che sicuramente non comprometterà la vittoria in campionato, ma tutta da valutare l’affidabilità nella campagna europea. Il Milan si è cautelato con un trainer di prim’ordine, l’Inter è distante anni luce dai rossoneri; rivedibili le romane, disastrosa la Viola che cede e non acquista (ma il mercato finisce fra un mese…), soprattutto molti, troppi calciatori non di nome stanno rifiutando la destinazione.

Vedremo: sicuramente a giugno 2016 non tutte le formazioni che oggi compongono le prime quattro leghe in ordine d’importanza saranno ancora attive, temo. Spero solo che il contenuto sportivo non ne risenta troppo. E’ l’esplosione dello psico-calcio, quello nel quale scelte costose e cervellotiche vengono messe in opera quando i fondi scarseggiano e dovrebbero essere usati in altra maniera, ed in un diverso àmbito di lavoro alcune teste salterebbero. E’ calcio, in fondo sportivamente si accetta tutto. Fino a quando la palla sarà del tutto sgonfia, l’iceberg avrà distrutto la chiglia della nave e l’orchestrina, terminato il programma musicale, si stringerà la mano e affonderà con la nave. Da cui, ne sono certo, alcuni saranno già scappati, specialmente nelle alte sfere.

Franco Canciani @MondoUdinese

 

 

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