L’Udinese e la moderna (im?)preparazione calcistica

L’Udinese e la moderna (im?)preparazione calcistica

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Noto con soddisfazione che il signor Avvocato Stramaccioni Andrea da San Giovanni riemerge dalle brume silenziose ove si era celato nel dopo-Cagliari, e commenterà calcio inglese per la Fox Sport. Torna a fare, lo dico senza ironia, quel che gli viene meglio: parlar di calcio. Spero, per lui, diventi un grande opinionista sportivo e, sinché non troverà strade più percorribili, abbandoni la panca attiva. Mi sento tanto Er Più der Borgo che si accanisce contro Augustarello de San Giovanni, fratello d’er più Bartolo er macellaro, ma non è così. Gli auguro le fortune miglior, e che magari se ricordi de li amici. Anche di quelli che qui, a Udine, quando i risultati erano devastanti ponevano petti arditi, ora villosi ed or prosperosi, a difesa dell’amato trainer. O magari je portorno l’acqua co le orecchie. Consiglio l’ottimo lessico romanesco di Marco Frasca a tutti coloro che trovino arcano l’incipit di questo pezzo. Andrea+Stramaccioni+Cagliari+Calcio+v+Udinese+IJyBQUkUVzBlStramaccioni, ovvero la presunzione (nel senso vero del termine, cioè la sicurezza d’esser nel giusto) di aver trovato, dopo aver indagato le meglio allenate squadre del mondo, la chiave di volta per una preparazione sufficiente ad arrivare senza affanni a fine campionato. Ci ripensavo proprio in questi giorni, quando tale fondamentale aspetto è stato richiamato più volte in causa, e non certo e non solo dall’Udinese. Si veda il Milan: prende schiaffoni da Lione, Bayern e Tottenham ed è sempre “siamo in ritardo rispetto alla loro preparazione”. L’anno passato si è completamente sbagliato l’inizio della stagione. No, non quella agonistica: in campionato l’Udinese partì a cannone, tanto da suscitare entusiasmi ed ammirazione. A fine inverno Stramaccioni ci accolse fraterno ed amicale in auditorium allo stadio e spiegò che era sbagliato il concetto di “metter benzina nelle gambe” a dicembre: quel che si fa ad agosto lo si porta a maggio. E i suoi bianchineri, ineffabili e felpati, da febbraio alla fine del campionato furono morti. Misero assieme delle prestazioni notevoli contro le grandi, più di carattere nervi e voglia di mostrarsi che altro, ma sbagliarono totalmente l’approccio al resto delle gare, perdendo partite inguardabili contro le ultime della classe. Quest’anno invece Colantuono, che aspetto ancora al varco non avendo cambiato le mie opinioni iniziali (e come avrei potuto, dopo qualche amichevole e un paio di uscite non tanto negative?), ha messo al centro del villaggio la palla e lo studio tattico di uno schema semplice, senza troppe alchimie né esasperate sessioni atletiche, parse durissime più che altro per le proibitive temperature udinesi di luglio che da una severa torchiatura. A me è parsa una preparazione corretta ma normale. Certo: negli anni ottanta, con ritmi da calcio ballato alla mazurca e non certo da techno o trance music, senza pressing esasperato ma con fosforo distribuito a centrocampo, bastavano le corse salsoiodiche e balsamiche, sulla sabbia in riva al mare o nelle pinete montane, e poi giù di corsa fra palle medicinali, piegamenti e flessioni, supini e pròni… Alberto-Zaccheroni-001E Zaccheroni? Maniacale, basava tutto sull’intensità. Qualche anno fa uscì un libro sulla farmacia calcio in cui si sosteneva che la squadra che nel 1997-98 avesse l’ematòcrito medio più alto fosse l’Udinese, adombrando l’uso di chissà quale pozione. Io ovviamente mi rifiuto di crederlo, anche perché da una ventina d’anni parliamo di un ambiente in cui il controllo delle sostanze proibite è sempre più stringente, anche se riconosco un certo vantaggio in chi cerca l’illecito. Penso solo alla somministrazione di CERA, in parole povere un trasportatore ematico di sintesi che dovrebbe aiutare le insufficienze renali ed invece, grazie alla lunga emivita (durata) veniva fraudolentemente dosato negli atleti, forti dell’irrintracciabilità (finché nel 2008 un’azienda farmaceutica ne rivelò la tecnica di rilevamento alla WADA). Nei settanta ed anche prima, invece, le preparazioni atletiche e non solo quelle estive, erano condite da beveroni, forni (sessioni di raggi X per abbreviare tempi di recupero in infortuni di natura muscolare o cartilagineo, deleteri in senso assoluto), iniezioni eccetera. Ed oggi ne vediamo le conseguenze, con intere squadre anni ’70 decimate dalle malattie più nefaste. Eppure le frecce di Zac volavano in campo, la palla viaggiava veloce da destra a sinistra così come il pensiero dei centrocampisti biacca e carbone. Periodo unico. Colantuono non è Zaccheroni. Né Francesco Guidolin, uno che per quattro anni di fila si è trovato ad allenare una prima elementare, cui insegnare il suo calcio didatticamente ineccepibile. Lo sogno, io, mister di una Under21, ove prenderebbe la meglio gioventù svezzandola come meglio nessuno potrebbe fare. I tifosi in maniera ingrata ricordano solo l’ultima stagione. Io rimembro, e lo dico con frequenza da vero anziano, lo sguardo allucinato ed incredulo, urlante il Guido “gol… è gol” mentre il Pampa si arrampica sulle reti antistanti la nord, 2-2 contro la Juventus affare già fatto. Colantuono non è Guidolin, ma nemmeno Stramaccioni. Quando parla non ha mai la tendenza a voler insegnare calcio a una tribù di baluba,e  dicendo ciò me ne assumo le responsabilità e le conseguenze, perché così mi sentivo ascoltandolo: un baluba. Stefano Colantuono, con i mille difetti della sua maniera di intendere la professione che svolge, è genuino da parer quasi candido. Esagero i commenti, ma chi ha visto i suoi allenamenti, al netto delle apparecchiature elettroniche che voltano i giocatori in curiosi dromedari, ha notato come la palla di Hello Kitty prodotta dall’azienda dello swoosh è parte fondamentale e non più integrante delle sessioni. Un ritorno al passato, che (questo sì!) mi piace. Dopodiché il campo darà un responso assolutamente crudele o affascinante, esaltante o deprimente. E i sibilatori di ieri sera (ho improvvidamente preso parte ad una discussione sociale uscendone con le ossa rotte) dovrebbero attender qualche giornata di campionato prima di lanciarsi nelle loro bordate. Abbiate pazienza, siate cortesi, agevolate il traffico e non abbandonate i cani in autostrada. Insomma prima di trarre conclusioni attendete che si sia scritto almeno il titolo del campionato! Lo dico per Voi… Franco Canciani @MondoUdinese

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