L’Udinese e quel numero 27

L’Udinese e quel numero 27

L’Udinese ha in tesa un numero su tutti: il 27. Per chiudere l’andata con una classifica ottima e pensando a Fabio Quagliarella

I numeri nel calcio sono tutto. Sono loro che determinano fortune e sfortune, in classifica addirittura qualcuno dice che valgono doppio a volte. In casa Udinese ce n’è uno in questo periodo che circola e il suo significato è molteplice: il 27.

Il numero ventisette, nell’interpretazione cabalistica classica, ha accezione positiva e negativa.  Nel primo caso indica la riuscita di un proprio obiettivo, scopo o desiderio ottenuta tramite la pazienza, l’impegno ed il lavoro costante, quindi racchiude l’invito a perorare la propria causa sempre e comunque, senza mai fermarsi innanzi agli ostacoli.
Il numero ventisette, però, detiene in sé il Principio del Numero Nove (ovvero 27 -> 2+7=9), che, fondamentalmente, indica la creazione, la generazione sotto ogni aspetto.

Generazione di qualcosa di nuovo, che col 2016 (6+1+2=9, ovviamente) chiede ai bianconeri di aprire un nuovo ciclo. Con lo stadio nuovo sembra finita l’eterna adolescenza che questa squadra ha mostrato sempre, non riuscendo mai a fare il salto di qualità. Inutile fare proclami, però. Nessuno parla di Europa, quest’anno  sia salvezza il prima possibile, magari consolidandosi nella sinistra della classifica.

Per farlo chiudere l’andata a 27 punti sarebbe il viatico migliore per poi iniziare davvero a pensare a consolidarsi. Atalanta e Carpi sono gli ultimi ostacoli, non sembrano insormontabili se la squadra di Colantuono conferma la crescita avuta a dicembre sotto il profilo tattico e caratteriale. Insomma, si può fare.

Ma attenzione perché il numero 27 è anche quello di Fabio Quagliarella, sempre lui, l’attaccante più amato dai friulani e, probabilmente, anche da Di Natale suo amico da una vita e che da una vita spera di riaverlo come compagno di squadra.
Regalare un botto di inizio anno ai tifosi sarebbe il miglior biglietto da visita da parte del club che ultimamente non sempre ha fatto scelte popolari. D’accordo che il mercato non è sentimentalismo, ma la voce c’è ed è fondata: con Immobile inarrivabile al pari di Zaza, con Gabbiadini costoso, con Perotti che piace alla Roma, i  nomi si restringono e quello di Don Fabio è forse il più raggiungibile. Basta crederci, come del resto serve credere che si può e si deve iniziare a pensare a qualcosa di nuovo, di più grande: una volta conquistati i 27 punti, ovviamente.

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