L’Udinese si prende un brodino a Bologna

L’Udinese si prende un brodino a Bologna

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Beccarsi l’influenza alla mia età è sanguinoso. Sarei dovuto riguardarmi dai colpi d’aria, invece nulla. E per un attimo ho pensato, mentre mi stavo perdendo il vernissage dell’A.P.U. al Benedetti, ho considerato di chiamare un esorcista. Non scendo nei dettagli.

Il mio stato di salute oggi è simile a quello del Bologna Effecì. Uno squadrone che (cinquant’anni fa) tremare il mondo fa(ceva) ma oggi è in pieno psicodramma: la squadra è costruita male, la proprietà ha iniziato a litigare dopo dieci secondi dall’acquisizione e Joe Tacopina si è fatto dare 3 milioni di euro per togliersi dai piedi (quando i soldi veri li aveva dal primo istante messi solo il socio Saputo); l’allenatore minimizza, non è nulla, è che sono ancora un “prodotto non finito”, quando avranno trovato la quadratura del cerchio vedrà, l’Italia, di cosa è capace, lui.

E oggi l’Udinese ha vinto una gara orrenda, giocata sul filo dei nervi in cui la percentuale di passaggi riusciti dall’una e dall’altra parte sfiorerà, secondo me, il due per cento…

Colantuono inizia col 4-3-1-2, come aveva finito contro il Milan: continuo a pensare che non sia il modulo a far grandi gli uomini, ma gli uomini a far grande un modulo e dire di esser tornati a giocare con quello che “conosciamo meglio” (ipse dixit) è limitativo. Nel mio DNA c’è scritto 3-4-3 e tutto il resto è noia.

La verità è che nel primo tempo Iturra è parso imbarazzante, Marquinho rivedibile,Badu vieppiù confusionario e le ali bloccate. Solo Duvàn giocava meno da imbolsito, ma al tiro non arriva purtroppo mai: e non certo per causa sua.

La rete del Bologna, del tutto casuale, viene da una distrazione sull’ennesima rimessa laterale concessa per un errore in palleggio: Rizzo scarta Iturra come una rossa Rossana e rosseggiando qua e là mette palla per Mounier, che tocca la prima biglia della giornata depositandola nella vuota rete.

La gara del Bologna, se si eccettua un tentativo del vecchio Brienza (subentrato a Giaccherini, uno che degli ultimi tre anni ne avrà purtroppo saltati due sani per infortuni vari a ginocchia e muscoli… Quando si dice un giocatore cristallino) inizia e finisce lì. L’Udinese si sbatte ma fa invero pena vedere che non mettono un terzo passaggio di fila neanche a pagarli.

L’intervallo, penso, avrà visto il cento per cento dei tifosi bianconeri intonare il mantra “Lodi, Totò, Lodi, Totò, Lodi, Totò…”. Bene: l’Anziate si pente e torma al 3-5-2; avesse lasciato però gli stessi effettivi, il prodotto sarebbe stato il medesimo. Invece prima (ri)esordisce Lodi per il povero Iturra, poi entra Totò in vece di Théréau, impalpabile e impreciso (ma io avrei comunque giocato con tutti e tre, dato l’avversario che si parava di fronte). E la musica cambia. Un Bologna ormai atterrito si rintana a protezione della propria difesa, parsa tosta come la margarina, e si affida a lanci lunghi del buon Oikonomou verso un inesistente Mattia Destro, da ormai due anni bluff acclamato; Lodi finalmente mette ordine a centrocampo, ne traggono giovamento le due ali e soprattutto Imma Badu, autentica Iradiddio nella ripresa, quando pareggia (leggero fuorigioco, siamo onesti) su allungo preciso di Edenìlson, e contende alla difesa un passaggio di Totò, un tocco in profondità nell’area no look di quelli da insegnare ai bimbi, consentendo allo zoppicante Duvàn di metter dentro il 2-1 finale.

Alla fine cosa dobbiamo pensare? Se non altro, questo scontro diretto ha mostrato che ci sono le chance per non dover rischiare fino alla fine la retrocessione. Che rimanga questo mister o cambi, l’Udinese messa a posto è da decimo-dodicesimo posto. Alcuni fenomeni parastatali, che vincono le gare o le pareggiano con mezzo tiro in porta, prima o poi si sgonfiano e i valori emergeranno.

Asseverata però una cosa: l’Udinese calcio essepià non appartiene più, almeno in questi giorni, alla nobiltà del campionato. Dopo le titolate (non tragga in inganno la Juventus a 5 punti, alla fine sarà tra le prime tre) vengono Inter, Viola e Milan, Samp e Toro. E lo dico non tanto e non solo per il calcio visto in campo oggi al Dall’Ara, una gara di una pochezza tecnica senza precedenti: lo sostengo seguendo le parole del mister bianconero, che di fronte a qualche dubbio espresso in conferenza stampa post-gara ha sostenuto “ahò, non dobbiamo mica vincere lo scudetto o andare in Europa”. Qualcuno gli spieghi che questa NON è l’Atalanta. E che negli ultimi quindici campionati per otto, nove volte in Europa ci si è andati, eccome. Che non sia un obiettivo, data la qualità media di una rosa tutto sommato modesta, siamo d’accordo: ma l’autostima nasce e cresce se lo staff tecnico, quello dirigenziale, per finire con cantori e tifosi considerano, com’è ragione, un’eventuale posizione pericolante come una totale anomalìa e non mai la norma. Lottare con le ultime è normale per altri, non per noi.

Ben peggio ha dovuto sostenere Delio Rossi, secondo cui la gara andava “chiusa” (zero tiri in porta) e che comunque hanno “perso bene, la migliore delle sconfitte finora subite”. Questo per dire che l’Udinese oggi ha vinto contro quella che oggi, a pieno titolo, è la peggior formazione della serie A. E non a caso ha confermato il tecnico riminese.

Una settimana intera per preparare il match contro il Genoa: oggi (nel totale diluvio) mi sono visto la gara dei rossoblù contro il Milan: un’autorete dopo 10′ e tanto catenaccio, contro un avvversario arrembante ancorché in dieci uomini per sessanta minuti. Gasperini al solito ha dichiarato di aver visto i suoi dominare, la solita cieca presunzione che gli ha reso inaccessibili altre panchine di prestigio. Ma ha ragione lui: carica l’ambiente, i giocatori, non dice mai “impresa per noi che lottiamo per non retrocedere”. Vabbé. quel che ho visto è una difesa rocciosa e tanto gioco sugli esterni; Alì/Pasquale e Widmer/Edenìlson dovranno esser bravi a non mirare solo al contenimento di Rincòn o Capél, a fare match pari, ma a cercare l’offesa in ampiezza per tenere ben loro sulla difensiva.

Ci pensiamo da domani. Ora per me, insolitamente breve, è tempo di aspirine, antipiretici e soprattutto plasil. O di un esorcista. Ne conoscete uno bravo? (Foto Zimbio)

Franco Canciani@MondoUdinese

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